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Da Botteghe Oscure a hotel di lusso: la strana fine dei comunisti

Era un Palazzo austero, che incuteva timore o generava speranze, a seconda delle circostanze o degli stati d’animo. Sotto il suo balconcino centrale accorrevano i militanti per festeggiare una vittoria, o anche solo per sapere in anteprima i risultati di una tornata elettorale: in tempi in cui gli exit poll non esistevano, i comunisti avevano una rete di militanti sul territorio che in poche ora con assoluta affidabilità comunicavano, attraverso una rigida struttura verticistica, i primi risultati al Bottegone, come lo si chiamava sempre in un misto di affetto e timore (raro caso in cui una via, Botteghe Oscure, dava il nome ad un palazzo).

Quei pochi che avevano avuto l’onore di oltrepassare l’imponente portone, anche solo per vedere il busto di Gramsci fatto apporre nell’atrio da Togliatti, raccontavano di un’esperienza fra il mistico e il mostruoso (nel senso etimologico del termine). Molto più facile era invece entrare nell’accogliente libreria Rinascita al piano terra, ove a poco prezzo era possibile acquistare i classici del marxismo nelle edizioni economiche degli Editori Riuniti o riviste come Rinascita (o per i meno addottorati come Il calendario del popolo di Vito Teti). A richiesta, i dirigenti del partito non esitavano ad affacciarsi dal balcone per salutare il popolo accorso, per mandare il messaggio che stavano lavorando per loro e che dovevano avere fiducia: prima o poi l’infido capitalismo sarebbe stato superato e finalmente sul mondo intero, e  anche sulle scure Botteghe, sarebbe sorto il “sol dell’avvenire”.

Oggi quel sole sta per assumere l’aspetto di un lussuoso e confortevole albergo a 5 stelle pronto ad ospitare, a due passi da Colosseo o da Piazza Navona, non gli operai, che non fanno nemmeno più massa e vivono isolati la loro disperazione in ghetti periferici, ma i ricconi di mezzo mondo che vogliono gustarsi, tutto incluso, le bellezze della Città Eterna. Il sole si darà, ma solo per loro, a caro prezzo e in modo prosaico, in pacchetti preconfezionati e tutto incluso. Quale migliore metafora della vittoria completa del capitalismo, con la sua rude prosaicità e con il suo vendere i sogni confezionati e un tanto al chilo, inglobando e demitizzando simboli e valori anche degli avversari (un po’ come accade, ad un livello popolare, con le magliette del Che o i sigari Avana  di Fidel).

Acceleratori di questa “evoluzione” sono stati spesso ipocritimente proprio i “nipotini” di quei vecchi dirigenti, che godono per sé dei frutti dell’un tempo odiato capitalismo e distillano a chi li segue surrogati surreali della “rossa primavera”: la liberazione non è più dal bisogno, ma quella di colore arcobaleno che vuole spezzare le “catene” del genere.  Che sono un po’ come le brioches raccomandate al popolino da Maria Antonietta. La società che trasformerà il Bottegone in albergo ha fatto sapere che non toglierà il busto di Gramsci, che anzi restaurerà e valorizzerà. È un bene: qualcuno rifletterà forse sulla strana evoluzione che dai Quaderni dal carcere ha portato ai 5 stelle (in tutti i sensi).  

Corrado Ocone, 15 giugno 2022

L’articolo Da Botteghe Oscure a hotel di lusso: la strana fine dei comunisti proviene da Nicola Porro.

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