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Covid, Palù: ormai meno letale dell'influenza, fondamentale quarta dose di vaccino • Imola Oggi

palù obbligo vaccinale molto razionale

“Il Covid-19 non è più una pandemia e non è neppure un’endemia. Smettiamo di utilizzare, da un punto di vista virologico e semantico, il termine pandemia. Significa elevare una malattia infettiva ad emblema di urgenza sociale costante a dispetto di altre patologie più impattanti”. Lo ha riferito il virologo Giorgio Palù presidente dell’agenzia italiana del farmaco (Aifa), in un’intervista al Corriere della Sera, in cui ha fatto il punto sull’andamento dei contagi da Covid-19 e dei casi provocati dai virus che circolano nel periodo invernale.

Il virologo ha poi spiegato che la mortalità Covid “su stima globale è ora dello 0,045% rispetto all’1-2% di quando ha esordito nel nostro Paese”. Quindi, ha aggiunto, “è meno letale dell’influenza che questa settimana, assieme ad altre infezioni respiratorie, ha un’incidenza 5 volte superiore al Covid-19, colpisce 16 adulti e 56-60 bambini sotto i 5 anni ogni mille abitanti”.

Nel corso dell’intervista, il presidente dell’Aifa ha anche ribadito l’importanza dei booster di vaccino anti-Covid per le persone a rischio. “Gli over 60 e i fragili devono fare la quarta dose, gli immunodepressi anche la quinta. Ricordo che ci sono ancora 6-7 milioni di italiani non vaccinati“, ha riferito, per poi sottolineare come il virus e i suoi ospiti, “ora per larga parte immunizzati naturalmente o grazie ai vaccini”, siano cambiati dall’inizio dell’emergenza sanitaria.

“Nella prima fase l’interesse della collettività doveva prevalere su quello individuale ed è stato giusto mettere l’obbligo di vaccinazione per certe categorie. Oggi bisogna commisurare i diritti individuali con quelli della collettività. Nessuna nuova variante è all’orizzonte e Omicron è stabilmente duratura da oltre un anno”, ha aggiunto.

“Sì a mascherina in luoghi affollati per proteggere i più deboli”

Il virologo ha poi invitato la popolazione a continuare ad indossare la mascherina “in luoghi affollati, mezzi pubblici, ambienti di ricovero e cura”. “Non solo per esigenze di sanità pubblica, ma soprattutto per assolvere a un dovere sociale e etico. Proteggere i più deboli”, ha concluso.

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