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Covid, beffa restrizioni: sulla quarantena un misero sconticino – Matteo Milanesi

Nonostante il continuo decremento delle virulenza e della letalità del Covid-19, le norme restrittive di questo biennio non paiono più abbandonare il popolo italiano. Non è un caso, infatti, la presenza di alcuni obblighi sanitari, che ci contraddistinguono dagli altri Stati, per cui la pandemia rimane solo un lontano incubo. In Italia, dobbiamo ancora sopportare misure scientificamente infondate: dall’uso delle mascherine all’interno dei mezzi di trasporto pubblici, fino ad arrivare alla quarantena per i positivi asintomatici.

Covid, quarantena ridotta

Dopo oltre due mesi di dibattito, le autorità sanitarie hanno presentato al ministero della Salute una nuova modifica: la quarantena passerà da 7 a 5 giorni. La misura riguarderà indiscriminatamente sia i triplamente vaccinati – addirittura quattro dosi per i più anziani – che i non vaccinati. Insomma, non basta neanche il vaccino per smuovere le posizioni restrittive del Consiglio Superiore di Sanità: sarà pure necessario un tampone negativo.

Ma non finisce qui. Le autorità competenti hanno presentato al ministro Speranza anche una riduzione del periodo massimo di isolamento, in caso di persistente positività, da 21 a 15 giorni. Ciò vuol dire che un cittadino italiano, magari totalmente privo di sintomi, dovrà rimanere chiuso in casa per due settimane, senza alcun contatto con i propri familiari, approcciandosi come se si trattasse del medesimo virus di marzo 2020.

La realtà, e i dati lo dimostrano, è però nettamente diversa. Le terapie intensive nazionali rimangono ai minimi storici; l’apertura delle frontiere e degli stadi non ha inciso, in alcun modo, sull’andamento della curva epidemiologica; l’estate non sta portando incidenza su contagi e ricoverati. Eppure, per le autorità sanitarie competenti, ci sono voluti ben due mesi per decidere se ridurre o meno la quarantena di soli due giorni. Insomma, come sempre, si è partorito il solito topolino: l’intero assetto restrittivo in questione rimane, con alcune “gentili concessioni” di pochi giorni in più di libertà.

Le elezioni di settembre

L’unico aspetto positivo della vicenda rimane il conto alla rovescia per le elezioni del 25 settembre. Un centrodestra di governo si spera possa essere portante dell’ormai rinviato, a tempo indeterminato, “liberi tutti”. Il Covid-19 non è più il virus che abbiamo conosciuto pochi mesi fa: eventuali ed ulteriori restrizioni potrebbero compromettere la già critica posizione economica del nostro Paese, ora lacerata dalla ben più difficile gestione del gas russo.

Nel frattempo, a sinistra, il microbiologo Andrea Crisanti ha già annunciato, da tempo, un possibile ritorno alle restrizioni pandemiche, in caso di aumento dei contagi, a partire da ottobre. Insomma, da una parte il Pci – il Partito Chiusurista Italiano; dall’altra, la coalizione meloniana, salviniana e berlusconiana. Chi preferite?

Matteo Milanesi, 31 agosto 2022

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