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Così le politiche Bce hanno creato “pane oggi e fame domani”

Esiste ancora una scuola economica austriaca? È una semplice declinazione dell’impianto metodologico di Hayek o è uno strumento ancora attuale per affrontare le sfide economiche e sociali di oggi? Si può ragionare di privatizzazione della moneta in un mondo che ha visto nascere le criptovalute? Ha ancora senso parlare di inflazione da eccesso di offerta di moneta? E le politiche monetarie della Bce e di Mario Draghi possono essere giudicate alla luce delle teorie monetarie austriache? Sono tutte domande scioccamente retoriche che trovano una risposta affermativa In Pandemia e dirigismo di Huerta de Soto, per i tipi della Ibl, di uno dei più interessanti eredi di quella storia del pensiero economico e sociale.

Huerta De Soto, le cui radici culturali sono ben piantate nel Novecento, non smette mai di applicare la lezione austriaca al mondo di oggi. Si potrebbe arrivare direttamente all’ultimo capitolo, alla non convenzionale lettura della pandemia, anzi sarebbe meglio dire alla scomposta risposta degli stati pianificatori e saccenti, per comprendere come oggi più che mai si debba riprendere in mano il ragionamento hayekiano. Il virus viene trattato dal Nostro, con esplicito riferimento, nello stesso modo con cui Mises, si approcciava al socialismo: una buona scusa per limitare le nostre libertà sociali ed economiche in funzione di un obiettivo sulla carta nobile, ma irraggiungibile.

Ma la parte più interessante è quella che riguarda i guasti, secondo De Soto, cagionati dalle politiche monetarie di Bce e Fed, che hanno stampato moneta come se non ci fosse un domani. Il mainstream economico, che per De Soto è fatto da keynesiani e monetaristi, ha sottovalutato gli errori di politica monetaria che hanno portato alla crisi. Eppure la crisi del 2008, come quella del 1929, sono nate dal cosiddetto credito facile, generato non tanto dal surplus di risparmio, ma dal comportamento delle banche centrali. Per De Soto avevamo in custodia un ubriacone e per salvarlo lo abbiamo riempito di wodka. Le origini della due crisi sono entrambe monetarie così come lo sarà quella imminente e prossima.

Non ci se è resi conto, scrive l’economista spagnolo, di come le espansioni artificiali del credito e del denaro, pur non generando inflazione, negli ultimi trenta anni abbiano impedito una “sana deflazione” dei prezzi al consumo. La tesi, che poi verrà ripresa più diffusamente nel corso del libro, è che lo shock monetario nel lungo termine ha un carattere recessivo. Tassi di interesse artificialmente bassi e politiche di creazione di nuova base monetaria procurano “pane oggi e fame per domani”. Per l’economista spagnolo viviamo in una continua bolla, bene va quando ci troviamo nella sua fase “del pane”, male quando si sgonfia. Il fatto che la politica monetaria sia stata espansiva fino alla crisi del 2008 e che non sia stata accompagnata dall’aumento dei prezzi al consumo, deriva dalla circostanza per la quale gli aumenti di produttività hanno “nascosto” l’inflazione. Come dire: inflazione c’era, eccome, ma sotterrata dalla riduzione dei prezzi a livello industriale e produttivo. Se non ci fosse stato un eccesso di moneta i consumatori avrebbero potuto godere di questa generalizzata riduzione dei prezzi.

Per leggere una critica documentata e intelligente del mainstream in tema di tassi di interesse e comportamento delle banche centrali, non si può comunque, la si pensi, prescindere da questa lettura.

Nicola Porro, 24 luglio 2022

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