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Cosa può imparare la destra italiana da Charles Péguy sulla moderazione

Foto di Matteo Corner, via Ansa 

la lettera

Un insegnamento da un amato scrittore francese. Le parole d’ordine per la buona politica da parte di Noi moderati: voler sentirsi utili per la società ed essere anche disposti a sacrifici

Al direttore – Noi Moderati chi? Mi trovo in molte situazioni a dover rispondere a questa domanda. Se me ne dà l’opportunità, vorrei farlo anche per i suoi lettori. 

Uno scrittore francese del ’900 che io amo molto, Charles Péguy, usa un’immagine che più di discorsi e definizioni è, secondo me, la migliore descrizione di un “moderato”. Péguy parla di un padre di famiglia alla stazione, la moglie e i figli davanti che corrono verso il treno fermo al binario e lui dietro che arranca pieno di valigie. Non protesta, non si lamenta, va avanti imperterrito, fatica ma sa perché lo fa: lui è responsabile della sua famiglia. 

Péguy si ferma qui. Ma questo stesso uomo lavora ogni giorno, e lo fa per due motivi. Il primo: vuole sentirsi utile per gli altri, per la società, per il mondo e quindi gli piace lavorare bene. Il secondo: ama qualcuno (la moglie, i figli, gli amici, i compagni di lavoro, la gente del suo quartiere…) e vuole che stia bene, il benessere non è un egoismo ma un desiderio che ha volti concreti. Per questo è disposto anche a sacrifici. Quest’uomo ha chiara coscienza dei suoi diritti, e non li lascia calpestare facilmente, ma non li usa come una clava contro gli altri, sa che ogni diritto s’accompagna a un dovere. Non sciopera facilmente perché sa quante persone danneggia il suo mancato lavoro.

Non sopporta l’ingiustizia, ma a un’ingiustizia non oppone un’altra ingiustizia, cerca semmai di affrontare i problemi con il confronto (anche duro) perché ha a cuore la soluzione del problema, non l’affermazione astratta della sua opinione, cioè che gli altri gli dicano che ha ragione. Il moderato è una persona concreta e pragmatica. 

Ha grandi passioni come tutti (dallo sport, all’arte, alla cultura, alla natura, al volontariato) ma non sopporta ideologie e pregiudizi. Ama l’ambiente ma non sopporta, meglio, non capisce la fissazione ossessiva e illogica di chi non vuole estrarre il gas dell’Adriatico pagando (e inquinando) di più per importarlo con gasdotti di migliaia di chilometri.

Sbalordisce di fronte a chi si lagna dell’immondizia per le strade di Roma, ma piuttosto che costruire un termovalorizzatore paga centinaia di milioni per portare con camion inquinanti i rifiuti in Germania (dove li bruciano in un termovalorizzatore e si riscaldano a spese nostre). Insomma, non accetta che in nome di certi “valori” si rinunci alla logica e alla concreta vivibilità (nome meno ambiguo di “sostenibilità”) delle persone e della società.

Avendo stima di ciò che ha costruito con il suo studio e il suo lavoro ha un concetto reale e non un’idea astratta del valore della proprietà (ad esempio la casa acquistata con anni di risparmi). Nello stesso tempo, avendone fatta esperienza diretta (sa che cosa vuol dire essere aiutato e che cos’è la gratitudine) è capace di solidarietà reale, ma non sopporta l’assistenzialismo.

Paga le tasse (magari brontolando) e le vorrebbe più miti ed eque, ma rispetta le leggi dello Stato senza adorarlo né volerlo rovesciare con una rivoluzione, preferisce riformarlo perché gli piace la libertà ma non l’anarchia. La sicurezza per lui non è un programma politico con cui aizzare gli animi della gente, ma la condizione per vivere in pace e costruire un futuro migliore per sé e per chi verrà dopo.

 

Questi uomini e queste donne cercano qualcuno che li rappresenti. Noi Moderati ci tentiamo, nel centrodestra.

Maurizio Lupi

capo politico di Noi Moderati

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