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Cosa prevede il nuovo Codice degli appalti approvato oggi in Cdm

Il governo ha licenziato il provvedimento che disciplina i lavori pubblici. Meloni: “Sarà volano di crescita”. E per Salvini è l’iniziativa più importante da quando è nato il governo

È stato approvato oggi in Consiglio dei ministri il nuovo Codice degli appalti. Il governo è intervenuto con una norma ad hoc, dopo che nella riunione odierna s’erano affrontati altri temi dell’azione dell’esecutivo. In particolare l’avanzamento dei progetti del Pnrr e la riforma della concorrenza nei servizi pubblici. In conferenza stampa l’hanno presentato il ministro delle Infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. “L’iniziativa più importante da quando è nato il governo”, l’ha definito il leader della Lega. Anche Giorgia Meloni, che non era in conferenza stampa, ha detto che il nuovo codice è “un provvedimento organico, equilibrato e di visione, frutto di un lavoro qualificato e approfondito, che permetterà di semplificare le procedure e garantire tempi più veloci. E che rappresenterà anche un volano per il rilancio della crescita economica e l’ammodernamento infrastrutturale della Nazione”. 

Ma cosa prevede il nuovo codice? Come spiegato da Palazzo Chigi in una nota, la nuova nroma origina da due principi: il “principio del risultato”, ovvero l’interesse pubblico primario del Codice stesso, che riguarda l’affidamento del contratto e la sua esecuzione con la massima tempestività e il migliore rapporto tra qualità e prezzo nel rispetto dei principi di legalità, trasparenza e concorrenza; e il “principio della fiducia” nell’azione legittima, trasparente e corretta della pubblica amministrazione, dei suoi funzionari e degli operatori economici. 

Da un punto di vista più sostanziale viene prevista una più massiccia opera di digitalizzazione e messa in rete delle informazioni per gli appalti pubblici. In più è impresso un grosso slancio al sistema di programmazione per le opere prioritarie. Si prevede l’inserimento dell’elenco delle opere prioritarie direttamente nel Documento di economia e finanza (Def), prima di un confronto tra Regioni e Governo; la riduzione dei termini per la progettazione; l’istituzione da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici di un comitato speciale appositamente dedicato all’esame di questi progetti; un meccanismo di superamento del dissenso qualificato nella conferenza di servizi mediante l’approvazione con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri; la valutazione in parallelo dell’interesse archeologico.

Per i lavori, si reintroduce la possibilità dell’appalto integrato senza i divieti previsti dal vecchio Codice. Il contratto potra’ quindi avere come oggetto la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori sulla base di un progetto di fattibilita’ tecnico-economica approvato. Così come viene reitrodotta la figura del “general contractor”, esclusa dalla versione precedente del Codice.

“Con la nuova norma, secondo le previsioni del Governo, più dell’80% degli appalti oggi in essere avrebbe potuto essere più veloce”, ha detto a proposito delle nuove norme Salvini, che ha anche ricordato che il testo è frutto di un comune lavoro con il Consiglio di stato. “Il tetto di 500mila euro al di sotto del quale le stazioni appaltanti pubbliche non devono essere qualificate è una ipotesi di partenza molto sostenuta dai Comuni ma è una ipotesi aperta, lasciata all’interlocuzione sia con l’Unione europea che con il Parlamento”, ha aggiunto il sottosegretario mantovano. Il quale ha anche ricordato come le mozioni dell’Anac vengano rispettato dal dettato del decreto.

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