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Cosa non torna sul video dello stupro rimosso dai social

Puntuale come un orologio svizzero, monta la polemica (contro la Meloni). Merito dei social network, che hanno deciso di rimuovere il video di quanto successo a Piacenza. Merito della procura, che pare abbia aperto un fascicolo sulla diffusione illecita del filmato. E ovviamente dei frammenti di dichiarazioni che trapelano all’Agi, secondo cuoi la vittima avrebbe dichiarato agli inquirenti di essere “disperata” perché “mi hanno riconosciuta da quel video”.

Le polemiche sul video di Piacenza

I fatti sono noti. All’alba di domenica, un 27enne della Guinea, richiedente asilo approdato in Italia nel 2014, viene arrestato dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale aggravata e lesioni ai danni di una donna di 55 anni ucraina. Tutto accade in pieno centro, alla luce del sole, tanto che un residente oltre ad avvertire le forze dell’ordine si mette anche a registrare quanto sta accadendo. Il video poi fa il giro dei cellulari, salta di WhatsApp in WhatsApp, finisce sul sito del Messaggero (che poi lo rimuove) e infine sui social. Tra gli altri, a pubblicarlo è Giorgia Meloni, che lo utilizza per esprimere solidarietà alla vittima e chiedere più sicurezza nelle città.

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Nel giro di poche ore però scoppia la polemica: da una parte la sinistra ad accusare la destra di sfruttare la cronaca a fini elettorali, e di aver diffuso un video che non andava gettato in pasto al pubblico; dall’altra la destra che accusa la sinistra di guardare il dito (la diffusione del filmato) e non la luna (il presunto abuso sessuale). Nel pieno delle polemiche, Twitter e Facebook decidono di rimuovere i contenuti dai loro social adducendo la violazione delle regole interne. La procura, come detto, apre un fascicolo a carico di ignoti per il reato di “diffusione senza consenso di materiale riproducenti atti sessuali”. Il garante della Privacy apre un’istruttoria. E dall’interrogatorio trapelano proprio le frasi sulla donna che è stata “riconosciuta” dal video. Un quadretto perfetto per usare il tutto contro la Meloni.

Le violenze di Capodanno ancora online

Ci siano permesse un paio di riflessioni. Primo: il video rilanciato dalla Meloni era oscurato, non si vedevano cioè né il presunto stupratore, né la vittima, né quanto successo. Secondo: abbiamo già parlato del fatto che nessuno, neppure il Pd, si è fatto simili problemi nel diffondere foto e video dell’omicidio in diretta di Civitanova Marche. Ma se vogliamo restare nel campo delle violenze a sfondo sessuale, forse i lettori ricorderanno quanto successo a Capodanno a Milano, quando gruppi di ragazzi accerchiarono e molestarono le ragazze in piazza Duomo. Anche in quell’occasione emersero dei video degli abusi, pubblicati e ripubblicati da tutti i giornali: uno dei filmati riprendeva due ragazze disperate che urlavano mentre un branco di aggressori metteva loro “le mani addosso ovunque”. Il video, che buona parte dei giornali e dei telegiornali ha pubblicato con i visi oscurati, ancora oggi è disponibile online su Facebook, che a quanto pare non ha ritenuto in questo caso che la disperazione delle due donne abusate (in alcuni video pure riconoscibili) violasse la sua policy. Lo stesso dicasi per Twitter. E non ci risulta, ma potremmo essere smentiti, che vi siano indagini per la diffusione di quelle immagini.

La difesa del richiedente asilo

Intanto la cronaca procede. Il gip di Piacenza ha convalidato l’arresto del richiedente asilo della Guinea dopo la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla procura. Dalla visione del video e dalle dichiarazioni rese dal testimone, sarebbero emersi “gravi indizi di colpevolezza”. L’uomo, difeso da Nadia Fiorani, si è però difeso dando “un’articolata versione” dei fatti e sostenendo “che non aveva nessuna intenzione né di aggredire né di fare del male alla donna“. “Ha detto che si è fermato per soccorrere la donna e aiutarla quando è caduta a terra, negando di volerla aggredire e negando intenzioni malvagie su di lei”, si legge sui quotidiani locali. L’uomo è un richiedente asilo dal 2014, vive a Reggio Emilia e lavora a Piacenza in un magazzino. “Lui dice di non avere avuto alcuna intenzione di violentare la donna, io il video l’ho visto – conclude il legale – ma preferisco non commentare e mi limito ad assicurare al mio assistito la migliore difesa”.

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