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Cosa c’è dietro il crollo di Soho alla Borsa di Hong Kong

La società immobiliare cinese Soho crolla del 40 per cento in Borsa dopo il fallimento dell’accordo di acquisizione con l’americana Blackstone. Ecco fatti, numeri e analisi

Stamattina le azioni di Soho China, società cinese del settore immobiliare, sono crollate del 40 per cento alla borsa di Hong Kong dopo il fallimento dell’accordo di acquisizione da parte di Blackstone Group, uno dei più grandi gruppi finanziari al mondo, con sede a New York.

In un comunicato, venerdì scorso, Soho aveva spiegato che l’accordo con Blackstone – dal valore di 3 miliardi di dollari – non è stato concluso per via dei progressi insufficienti nel soddisfacimento delle precondizioni dell’offerta.

COME VA SOHO

È dall’inizio del 2020 che Soho veniva considerato un potenziale bersaglio di un’operazione di acquisizione: sia per la mancanza di nuovi asset in via di sviluppo, sia perché il calo degli affitti degli uffici si stava ripercuotendo sui suoi profitti.

Il mercato immobiliare commerciale cinese, poi, era finito nel mirino delle autorità e il “giro di vite normativo” – come lo definisce Bloomberg – stava causando problemi di liquidità alle aziende.

Nel marzo dell’anno scorso, infatti, Soho annunciò di essere in trattative per un potenziale accordo con degli investitori finanziari cinesi. Ad agosto del 2020, però, fece sapere che tutti i colloqui erano stati interrotti.

L’OFFERTA DI BLACKSTONE

A giugno Blackstone ha presentato un’offerta di acquisizione di Soho per 23,7 miliardi di dollari hongkonghesi  (3 miliardi di dollari statunitensi). Ad agosto, l’ente antitrust cinese ha annunciato di aver formalmente accettato l’accordo per la revisione.

L’offerta annunciata da Blackstone era da 5 dollari hongkonghesi per azione, ovvero un premio del 31,6 per cento. Ma le parti coinvolte – stando al comunicato rilasciato – hanno detto che le precondizioni non potevano essere soddisfatte entro la data stabilita, e che quest’ultima non sarebbe stata posticipata.

PERCHÉ L’ACCORDO È FALLITO

Due fonti hanno detto a Reuters che il garante della concorrenza cinese – l’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato o SAMR, in inglese – era contrario all’acquisizione. Una fonte ha aggiunto che l’autorità “si è ammutolita”, ha smesso di comunicare.

Secondo questa fonte, dietro al rifiuto della SAMR ci sarebbe la nuova politica economica del presidente cinese Xi Jinping, la cosiddetta “prosperità comune”, che mira alla riduzione del divario di ricchezza interno al paese. Pechino non vorrebbe cioè che i nuovi proprietari di Soho – ovvero il gruppo Blackstone – investano all’estero i proventi delle attività in Cina.

COSA FA BLACKSTONE IN CINA

Blackstone ha iniziato ad investire in uffici, negozi al dettaglio e centri di logistica in Cina dal 2008: possiede proprietà nel paese per un totale di 6 milioni di metri quadrati.

Blackstone è particolarmente interessato ad ampliare la sua presenza in Asia: l’anno scorso delle fonti anonime avevano rivelato a Bloomberg che la società puntava a raccogliere almeno 5 miliardi di dollari per un fondo dedicato alla regione.

Molto interessata a fare affari in Cina è anche un’altra grande società americana, BlackRock: di recente ha inaugurato il suo primo fondo comune nel paese, attirandosi però le critiche dell’imprenditore George Soros.

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