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Contro aborto, eutanasia, unioni civili: chi è Eugenia Roccella, nuova ministra per la Famiglia

Forse vi ricorderete quel momento di imbarazzo quando, in televisione, a fine agosto, sostenne che «l’aborto non è un diritto», davanti a una sconcertata Laura Boldrini. «L’aborto è un diritto?», aveva detto. «Io sono una femminista e le femministe non lo hanno mai considerato un diritto, dicendo che esula dal territorio del diritto. L’aborto è il lato oscuro della maternità».  Poi aveva aggiunto: «Non direi che è un diritto, però c’è una legge e la legge va applicata e nessuno la contesta…». Oggi, Eugenia Roccella di Fratelli d’Italia, 69 anni il prossimo 15 novembre, figlia di Franco, uno dei fondatori del Partito Radicale e della pittrice e femminista Wanda Raheli, ma da sempre conservatrice, è diventata grazie all’amica Giorgia Meloni la nuova ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità (in quest’ordine: cambia anche – e non a caso – il nome del dicastero).

E pensare che aveva debuttato in politica nel Movimento di liberazione della donna, diventandone leader, e nel 1975, a 22 anni, aveva scritto il libro Aborto: facciamolo da noi. Laureata in Lettere e giornalista, ha abbandonato per vent’anni la politica per dedicarsi alla famiglia. Dopo aver sostenuto il movimento del Family Day, per sostenere la famiglia formata da un uomo e una donna, è ritornata in Parlamento passando al centrodestra e nel 2008 è stata eletta con il popolo della Libertà. Viene scelta come sottosegretaria alla Salute nel governo Berlusconi, è stata in Forza Italia, Pdl, Nuovo centro destra, Idea e Cambiamo Italia, e ora in Fratelli d’Italia. 

Cattolica, ha sempre sostenuto, negli anni, non solo posizioni contro l’aborto e la pillola abortiva, ma anche contro le unioni civili, contro il reato di omofobia, contro l’eutanasia e il suicidio assistito, contro il divorzio breve, contro la procreazione assistita, contro la gestazione per altri. In pratica tutte le questioni civili e etiche su cui ci siamo interrogati nell’ultimo ventennio. 

Celebri le sue prese di posizione: nel gennaio 2011 ha firmato, con, tra gli altri, Roberto Formigoni, una lettera aperta sul settimanale Tempi, per chiedere ai cattolici italiani di sospendere ogni giudizio morale nei confronti di Silvio Berlusconi, che all’epoca era indagato a Milano per favoreggiamento della prostituzione minorile.

Sono tanti i suoi interventi contro leggi, proposte di legge e fatti di cronaca degli ultimi anni, come quando bocciò la sentenza dei giudici sul caso Englaro. Sull’eutanasia diceva: «C’è un obiettivo politico: arrivare all’eutanasia come opzione facile e libera. C’è un obiettivo culturale: distruggere l’idea di intangibilità della vita». 

Sulla procreazione assistita Roccella ha sostenuto, che «la libertà di scelta di “quando e se” essere madri, sta diventando sempre più una libertà di scelta sul figlio: la libertà di “chi” essere madri, attraverso la selezione genetica». Sulla contraccezione, riferendosi alla ex segretaria della Cgil Susanna Camusso: «Parla di potenziare l’accesso alla contraccezione, compresa quella di emergenza. Ci dica come intende potenziarla: distribuzione gratuita nelle scuole?». 

Quando si ragionava di DdlZan è riuscita a dire: ««Ritengo che la definizione di un nuovo reato penale – l’omofobia – all’interno della legge Mancino (che fu pensata contro il razzismo) rappresenti un reale pericolo per la libertà di espressione nel nostro Paese». E la summa del suo pensiero: «Non si può pensare di sostenere le unioni civili, una genitorialità fai da te via utero in affitto, il diritto a morire, il divorzio breve stile Las Vegas e tutto quello che di fatto è avverso alla cultura della vita e della famiglia, e allo stesso tempo credere che solo gli aiuti economici siano sufficienti per sostenere i nuclei familiari». E solo un mese fa: «Le battaglie per unioni civili e stepchild adoption sono solo «una questione politica e ideologica, abbracciata dalle lobby gay, ma non condivise dalla maggioranza degli omosessuali. Le unioni civili gay sono sempre poche. Quando in Europa si varano leggi del genere, i risultati sono sempre molto deludenti perché la verità è che gli omosessuali che si vogliono sposare sono effettivamente pochi».

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