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“Con la destra saremo il Venezuela”. Perché Calenda dice una balla

di Paolo Manzo per Tempi

Ottima davvero l’intervista di Concetto Vecchio a Carlo Calenda, pubblicata ieri a pagina tre di Repubblica perché sintetizza bene nel primo paragrafo le uniche due cose importanti da sapere sul neo pilastro dell’alleanza elettorale della sinistra italiana e, dunque, ci risparmia di perdere tempo a leggere il resto, invero poco rilevante. La prima primizia è che lo steso Calenda rassicura tutti sul fatto che il nuovo alleato del Partito Democratico di Enrico Letta “dorme bene”, cosa affatto scontata in questo agosto torrido e pieno di incubi, soprattutto economici, per molti italiani. La seconda importante rivelazione, illuminante forse più della prima, è che dovesse vincere la destra, l’Italia farà “la fine del Venezuela”. A volere essere pignoli, mi sono alleato con Letta per “responsabilità verso il Paese, che rischia di ritrovarsi al governo con una destra che ci farà fare la fine del Venezuela”. Calenda dixit.

Orbene, se siamo tutti sollevati dal fatto che Carlo dorma bene, fa sobbalzare dalla seggiola il confronto tra “io sono Giorgia”, “l’uomo del Papeete” ed il “Nano di Arcore” – ci piace entrare in sintonia con il futuro elettorato del “liberale progressista” Calenda – ed il dittatore venezuelano Nicolás Maduro Moro. Già perché se ancora le parole hanno un senso, nulla al mondo è più agli antipodi del centro-destra italiano rispetto al modello economico, sociale, culturale imposto negli ultimi 23 anni dal chavismo nel paese con le maggiori riserve petrolifere al mondo con omicidi politici, violenza quotidiana, almeno il 22 % dell’economia che deriva direttamente da attività criminali, in primis il narcotraffico e l’oro di sangue, il 96% di poveri, un’economia distrutta che ha perso il 76% del Pil da quando Maduro è al potere e oltre 6,2 milioni di profughi, su una popolazione del Venezuela inferiore ai 30 milioni.

Non conosco i programmi economici di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, ma se ancora le parole, come ad esempio quella che Calenda definisce “una destra” hanno un senso, il parallelo dovuto sarebbe stato eventualmente con il partito repubblicano statunitense, che è pro mercato, a favore degli “animal spirits”, del meno stato e burocrazia e di più libertà privata e semplificazioni. Ma soprattutto, dal punto di vista politico, “una destra”, qualsiasi essa sia a patto ovviamente che sia repubblicana e democratica, è per definizione contraria alle dittature autoritarie figlie del Socialismo del Secolo XII “inventato” dal maestro di Maduro, l’ex comandante Hugo Rafael Chávez Frías, autore di un golpe, sanguinoso e fallito, il 4 febbraio del 1992 (dimenticato a differenza di quello da lui subito nel 2002, fallito e assai meno sanguinoso) oggi celebrato a Caracas come il fascismo in Italia celebrava la marcia su Roma.

Carlo dorme bene ma ha toppato alla grande sventolando lo spauracchio del Venezuela, a meno che non sia stato colto da lapsus freudiano, come il suo neo alleato Di Maio che, quando era meno democristiano e ancora barricadiero e amico dei gilet Gialli, per odio interposto verso Renzi gridò, anzi twittò, sul rischio di finire “come Pinochet in Venezuela”. Svarioni a parte, i migliori alleati latinoamericani del nuovo alleato a sinistra di Calenda, il “socialista” Letta (Enrico), con cui “sul nucleo fondante di proposte, ci siamo trovati d’accordo” – ipse dixit Carlo a Repubblica ieri – sono nell’ordine tutti molto vicini al Venezuela di Maduro. Da Cristina Kirchner, che deve alla dittatura di Caracas gran parte dei finanziamenti cash delle sue passate campagne elettorali, a Lula da Silva, visitato quando era in carcere a Curitiba (580 giorni al gabbio per corruzione) dal sindaco chitarrista di Roma, Roberto Gualtieri, e che tra un paio di mesi potrebbe tornare al potere in Brasile.

Di certo gli appoggi e gli afflati culturali e morali sul fronte venezuelano e latinoamericano in Italia sono da cercare a sinistra. Purtroppo infatti, vista anche la facilità di movimentare valige piene di dollari ed euro cash per finanziarsi, la destra anzi, “una destra” per dirla alla Calenda, è distante anni luce da qualsiasi “deriva venezuelana”. Le mancano le basi.

L’articolo “Con la destra saremo il Venezuela”. Perché Calenda dice una balla proviene da Nicola Porro.

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