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Come va Unicredit

Tutti i numeri sul secondo trimestre di Unicredit, i rivolgimenti interni, le parole di Orcel e le prospettive.

 

Giorno di festa per Unicredit che mette a segno risultati sopra le stime degli analisti. Il secondo trimestre dell’anno si chiude infatti con utile a 2,01 miliardi – il consensus era di 996 milioni – e il primo semestre con utile a 2,28 miliardi. Numeri che fanno sorridere l’amministratore delegato, Andrea Orcel, che rispetto a qualche mese fa si mostra anche molto più tranquillo rispetto all’esposizione verso la Russia.

I CONTI DI UNICREDIT NEL SECONDO TRIMESTRE

Tornando alle cifre, ed escludendo l’impatto di Mosca, l’utile netto del gruppo nel secondo quarto del 2022 arriva a 1,5 miliardi di euro e il CET1 Ratio al 15,73 per cento. In crescita del 12,5% su anno i ricavi netti – a quota 4,4 miliardi – e il margine netto di interesse a 2,3 miliardi. In calo, invece, le rettifiche su crediti e i costi operativi (-4,4% su anno).

Sul fronte della qualità degli attivi, si registrano crediti deteriorati lordi a 13,9 miliardi che risultano composti perlopiù da Utp i quali – ricorda una nota del gruppo – beneficeranno ulteriormente dell’accordo di partnership con Prelios in Italia, annunciato di recente, per la gestione specializzata di crediti utp. Diminuiscono ancora sia il rapporto tra esposizioni deteriorate nette e crediti totali netti di gruppo (all’1,5%) sia il rapporto tra esposizioni deteriorate lorde e crediti totali lordi di gruppo (al 2,9%).

L’ESPOSIZIONE DI UNICREDIT VERSO LA RUSSIA

Per quanto riguarda le esposizioni legate alla Russia – informa ancora la nota sui conti – da marzo sono state ridotte di circa 2,7 miliardi attraverso azioni proattive e disciplinate mentre i Risk Weighted Asset (RWA) di circa 2,7 miliardi. E comunque Unicredit, prosegue il comunicato, è “impegnata a mantenere un progressivo approccio di de-risking”.

COME VA UNICREDIT IN ITALIA

Il gruppo evidenzia poi come l’Italia si dimostri ancora di più il mercato di riferimento, anche alla luce della recente riorganizzazione. Nel nostro Paese gli utili nel secondo sono pari a 757 milioni (+23,7% trimestre su trimestre e +52,5% anno su anno) che portano il semestre a 1,37 miliardi, oltre la metà dei 2,28 miliardi totali di gruppo. Segno più per i ricavi a 2,16 miliardi (+2,9% anno su anno) e per il margine operativo lordo a 1,17 miliardi (+7,8% anno su anno).

MIGLIORANO LE STIME PER IL 2022

Alla luce dei numeri del secondo trimestre, il gruppo guidato da Orcel migliora le attese per l’anno in corso: i ricavi sono previsti sopra i 16,7 miliardi e l’utile a circa 4 miliardi, esclusa la Russia. Confermate, anche nello scenario macroeconomico di rallentamento, le aspettative finanziarie del Piano strategico “UniCredit Unlocked” 2024: generazione organica di capitale media di 150 punti base annui, ricavi netti incrementali di circa 1,1 miliardi e RoTE del 10% circa.

CRESCE PARTECIPAZIONE IN CNP UNICREDIT VITA

L’istituto di credito si muove anche nella bancassurance: ha infatti sottoscritto un contratto di compravendita di azioni avente ad oggetto la cessione della propria partecipazione complessiva a CNP Assurances, pari al 49% del capitale sociale, detenuta in CNP Vita Assicura (già Aviva) società assicurativa italiana, per un prezzo pari a 500 milioni di euro. Inoltre, la stessa nota informa che Unicredit ha sottoscritto un secondo contratto di compravendita con CNP Assurances per incrementare la propria partecipazione in CNP UniCredit Vita, ossia dal 38,8% al 45,3% del capitale sociale, per un prezzo pari a 70 milioni di euro. CNP Assurances manterrà in CNP UniCredit Vita S.p.A. una partecipazione di maggioranza pari al 51% e la società partecipata rimarrà operativamente autonoma.

Secondo stime di gruppo queste operazioni avranno un impatto positivo di circa 10 punti base sul capitale e di circa 200 milioni di euro sull’utile netto sulla base dei dati al primo semestre 2022. La decisione del board peraltro è in linea con il piano “UniCredit Unlocked” che punta a semplificare l’attuale assetto delle attività di bancassicurazione e ad aumentare la flessibilità strategica. “Questa operazione è la logica continuazione dell’acquisizione delle attività di assicurazione del ramo vita di Aviva avvenuta lo scorso anno e ci permetterà di accelerare lo sviluppo del nostro modello aperto in Italia, mantenendo al contempo la partnership strategica con UniCredit, nostro partner storico in questo mercato – ha commentato Stéphane Dedeyan, direttore generale di CNP Assurances -. Siamo molto soddisfatti di questa operazione che conferma l’ambizione internazionale di CNP Assurances e il nostro impegno in Italia, secondo mercato internazionale del gruppo”.

ORCEL: FONDAMENTA SOLIDE, ESPOSIZIONE VERSO RUSSIA È SOTTO CONTROLLO, DIVIDENDI CONFERMATI

Giustamente soddisfatto il ceo Orcel che nella nota sui conti ha evidenziato: “UniCredit ha continuato a ottenere ottimi risultati nel secondo trimestre, conseguendo la migliore performance per il primo semestre degli ultimi 10 anni, spinta da redditività in crescita, solida generazione organica di capitale e riduzione della base costi nonostante l’impatto dell’inflazione”.  E ancora: “Il nostro CET1 ratio si è ulteriormente rafforzato al 15,73 per cento, a riprova dell’ottima qualità dell’attivo, con un costo del rischio di soli 10 punti base, esclusa la Russia”.

Insomma, la banca “poggia su fondamenta solide, che ci collocano in buona posizione per attraversare qualunque congiuntura macroeconomica ci attenda. Fare in modo di restare solidi e resilienti – ha aggiunto – ci consentirà di adempiere alle nostre responsabilità nei confronti dei clienti, delle comunità e tutti gli stakeholder, sostenendoli nell’affrontare i tempi impegnativi che si prospettano”.

Non preoccupa neppure l’esposizione sulla Russia che risulta “sotto controllo”. Nella conference call con le agenzie di stampa, come riporta l’Ansa, Orcel ha sottolineato il fatto che il business di Unicredit nel Paese “è funzionale e crediamo che la Russia non rappresenti più una preoccupazione per i risultati del gruppo” per cui “continuiamo a muoverci nella direzione del de-risking, ma lo facciamo in modo razionale e ordinato”.

Una situazione generale che porta a confermare l’obiettivo di distribuire ai soci almeno 16 miliardi tra il 2022 e il 2024. “Siamo fiduciosi per il 2022 di distribuire un importo pari o superiore a quello del 2021 – ha detto -. Nel corso del primo semestre dell’anno UniCredit ha maturato dividendi per 900 milioni”.

Il banchiere romano è poi tornato a parlare di M&A, non senza un velato accenno a ciò che non si è concretizzato, vedi l’acquisizione di Montepaschi. Sul tema “la nostra posizione non è cambiata” e cioè “deve essere un acceleratore delle nostre performance”. “Al momento non abbiamo trovato delle opportunità in grado di farlo – ha spiegato – e quindi abbiamo optato coerentemente per non fare M&A”. Infine, Orcel ha speso qualche parola anche sulla crisi di governo il cui timing, a suo dire, non è stato dei migliori. “È un momento difficile per il nostro Paese – ha aggiunto il ceo, come riferito da Radiocor -, ma sono fiducioso che il nuovo governo assicurerà la stabilità e sono convinto che nessun governo si prenderà la responsabilità di far deragliare il Pnrr” e che la legge di Bilancio sarà “coerente col passato”. “L’Italia ha fondamentali molto solidi e a Unicredit siamo fiduciosi nel nostro compito di sostenere un’economia forte e aiutare famiglie e imprese” ha precisato Orcel.

CHE COSA SUCCEDE IN ITALIA?

Le atenzioni degli osservatori al momento sono concentrate sulle attività italiane dopo l’improvvisa rimozione del ceo Italy Niccolò Ubertalli. Rimozione anomala e mai spiegata con chiarezza al mercato, anche perché era stato lo stesso Orcel a promuovere il manager appena un anno fa, ha rimarcato in settimana il quotidiano Il Sole 24 Ore. Anche Stefano Vecchi, nominato in ottobre capo del wealth management & private Bank Italy, è uscito nell’ambito di una nuova riorganizzazione. “In posizioni già defilate – ha aggiunto negli scorsi giorni il quotidiano economico-finanziario – anche la cinese Jingle Pang, arrivata un anno fa per guidare la trasformazione digitale del gruppo. Nei quindici mesi dall’arrivo del nuovo ceo la prima linea del management è stata cambiata quasi del tutto (e alcuni nuovi arrivi già se ne sono andati o sono dati in uscita, mentre molti ex Ubs sono entrati in posizioni chiave). Ancora più consistente, anche se meno visibile all’esterno, è la serie di fuoriuscite volontarie tra le seconde linee del top management. La macchina operativa di UniCredit, che è una corazzata e non un agile investment bank, fatica a trovare stabilità. Dalla banca si fa osservare che la fase di temporanea instabilità fa parte della necessaria trasformazione e della semplificazione del gruppo”.

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