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Come sono andati i partiti alle elezioni regionali in Germania

Alle regionali in Germania la Cdu di Merz ha ottenuto la sua prima vittoria del dopo-Merkel. L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

Le vittorie scontate fanno meno notizia, ma non per questo sono meno importanti. Friedrich Merz ottiene con la sua Cdu la prima vittoria del dopo Merkel. Lo fa per interposta persona, sbancando il voto regionale nello Schleswig-Holstein grazie alla popolarità del presidente uscente, Daniel Günter, riconfermato – si può dire – a furor di popolo. I sondaggi lo quotavano al 38%, ha superato il 43, quasi 11 punti e mezzo in più di cinque anni fa.

Si tratta di un voto regionale e la sua valenza va presa con le molle perché come quasi sempre in questo tipo di elezioni i fattori locali prevalgono su quelli nazionali. Basti ricordare che, solo un mese fa, l’Spd ha trionfato nel Saarland.

Vale, senza dubbio, la caratura del candidato cristiano-democratico, che in cinque anni ha saputo ben governare un Land certo non difficile, ma al centro di grandi interessi economici, soprattutto energetici, in quanto protagonista nella produzione eolica così rilevante per il successo della transizione energetica tedesca e, in questa fase, della resilienza alle tensioni causate dalla guerra. E vale, all’opposto, la debolezza del candidato socialdemocratico, mai capace di intercettare bisogni e passioni dei cittadini di questo lembo dell’estremo nord tedesco.

Tuttavia le elezioni rappresentano sempre un momento simbolico, fissano percezioni definite nell’elettorato e offrono ai protagonisti politici spinte positive o negative per l’azione futura. E fra appena sei giorni si torna al voto in un altro Land tedesco, il Nord Reno-Vestfalia, e il calibro sarà diverso: perché si tratta del Land più popoloso della Germania (è quello che guidava Armin Laschet, prima di avventurarsi nella sfortunata corsa alla cancelleria), spesso anticipatore di tendenze politiche, e perché l’esito è incerto. I sondaggi prevedono un testa a testa fra i due principali contendenti.

Sarà dunque una settimana in cui il dibattito politico ritroverà accenni interni e non sarà dominato esclusivamente dalla guerra in Ucraina, come avvenuto negli ultimi due mesi. E i riverberi dei risultati nel nord saranno inevitabili.

Più che il dato della sconfitta, infatti, ai socialdemocratici dovrebbe preoccupare la sua dimensione (-11,3 rispetto al precedente voto). L’Spd è finita al terzo posto, superata dai Verdi anche loro evidentemente premiati dalla partecipazione al governo locale di Günter (una coalizione Giamaica fra Cdu, Verdi e liberali). Il candidato proposto non ha “tirato”, anzi ha addirittura faticato a far conoscere il suo nome agli elettori, una scelta suicida. Che però costa al partito l’interruzione di una tendenza vincente che durava ormai dalle elezioni federali dello scorso settembre, confermata da altre elezioni regionali, e che aveva fatto coniare agli spin doctor del partito lo slogan del decennio socialdemocratico. Quello che si stava aprendo per la Germania del dopo Merkel. Almeno a Kiel (la capitale dello Schleswig-Holstein) si è trattato di un “decennio breve”. Se anche in Nord Reno-Vestfalia si dovesse perdere, per l’Spd sarà già tempo di processi interni, perché vorrebbe dire che, in una corsa testa a testa, da Berlino (cioè da Olaf Scholz) non sarà arrivato alcun valore aggiunto, alcun vento in poppa.

Chiari vincitori sono anche i Verdi, che con oltre 5 punti percentuali di crescita, sono oggi il secondo partito della regione (18,3%). Lo Schleswig-Holstein è la patria elettorale di Robert Habeck, il ministro dell’Economia e del Clima in testa a tutti i sondaggi di gradimento del nuovo governo a Berlino. Era stato ministro di Günter, prima di emigrare nella capitale: il successo degli ecologisti è anche un segno di approvazione per la sua politica nazionale. I verdi giocano sempre più la carta governativa, sia a livello federale che locale, e gli elettori seguono: quelli tradizionali ma soprattutto quelli nuovi, cui piace il corso pragmatico dell’attuale dirigenza.

Un’altra notizia riguarda l’ala di estrema destra dello scacchiere politico tedesco. I nazionalisti di Allianz für Deutschland mancano la soglia del 5% ed escono dal parlamento regionale. Solo le elezioni dei prossimi anni ci diranno se in Schleswig-Holstein si è trattato di un incidente di percorso o dell’inizio della fine del più corposo partito di estrema destra che sia mai comparso nella storia della Bundesrepublik. Il dato di domenica però è simbolico: dopo anni di successi che hanno portato rappresentanti nazionalisti in tutti i parlamenti regionali e nel Bundestag, per la prima volta si registra un’uscita: il Landtag di Kiel sarà il primo a non annoverare deputati di Afd.

È iniziata l’era del riflusso? La difficoltà politica di Afd è piuttosto evidente. Il tradizionale cavallo di battaglia dell’immigrazione non è più attuale e le posizioni filo-russe in politica estera di certo in questa fase non aiutano. Il partito non ha temi che coinvolgono gli elettori, dispone di un personale politico modesto ulteriormente impoverito da litigi interni, non è in grado di incidere in alcun modo nelle politiche dei governi, né a livello nazionale né locale: a lungo andare un partito di pura opposizione è destinato a non avere successo nella politica tedesca.

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