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Come Cina, Turchia e India russano sul gas e il petrolio di Mosca

La Cina inizierà ad acquistare il gas dalla Russia in rubli e yuan, non più in euro. Gazprom rafforza la cooperazione con la Turchia, mentre l’India dice no al G7 sul price cap al petrolio. Tutti i dettagli

La società energetica statale russa Gazprom ha firmato oggi un accordo di modifica dei termini contrattuali con la compagnia petrolifera cinese CNPC per cambiare la valuta per i pagamenti delle forniture di gas naturale. La Cina, dunque, non acquisterà più il combustibile della Russia in euro, ma in rubli e yuan: ovvero le valute russa e cinese, rispettivamente.

OBIETTIVI E DETTAGLI DELL’ACCORDO

L’obiettivo di Mosca è ridurre l’utilizzo delle monete di paesi che considera “ostili” – vale a dire quelli che hanno imposto sanzioni nei suoi confronti dopo l’invasione dell’Ucraina -, come l’Unione europea e gli Stati Uniti.

A seguito dell’accordo, che ha effetto immediato, CNPC pagherà il gas di Gazprom per metà in rubli e per metà in yuan, ha rivelato una fonte anonima a Bloomberg.

I CONTRATTI TRA GAZPROM E LA CINA

Nel 2019 Gazprom ha firmato un accordo trentennale di fornitura di gas alla Cina attraverso la condotta Potere della Siberia (Power of Siberia) dal valore stimato di 400 miliardi di dollari. I flussi verso il paese stanno aumentando e quest’anno dovrebbero raggiungere i 15 miliardi di metri cubi, contro i 10,4 miliardi del 2021. Nel 2021 la Russia ha esportato però 155 miliardi di metri cubi di gas nell’Unione europea.

A febbraio Gazprom ha firmato un secondo accordo con la Cina per la fornitura di altri 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, per venticinque anni, attraverso la tubatura Sachalin-Chabarovsk-Vladivostok.

L’ANTEFATTO: LA RICHIESTA DI PUTIN ALL’EUROPA

Nei mesi scorsi il presidente russo Vladimir Putin – dopo il congelamento delle riserve in euro e in dollari della banca centrale russa, per un valore di oltre 300 miliardi di dollari – ha preteso dai clienti europei di Gazprom il pagamento in rubli delle forniture di gas, anche se i contratti erano basati in altre valute (in euro o in dollari).

La società ha interrotto le vendite agli acquirenti che si sono rifiutati; i compratori principali si sono però adeguati alla richiesta del Cremlino.

ANCHE LA TURCHIA PAGA IL GAS IN RUBLI

La Russia sta passando al pagamento in rubli anche per il gas venduto alla Turchia, che non ha imposto sanzioni verso Mosca. All’inizio, Ankara verserà in rubli solo un quarto della somma totale; la parte restante rimarrà in dollari e in euro. Ma la quota della valuta russa aumenterà progressivamente, ha detto una fonte a Bloomberg.

Tra Putin e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, peraltro, c’è un buon rapporto di collaborazione politica (sulla Siria, ad esempio) ed economica. Il mese scorso Erdogan ha annunciato che cinque banche turche hanno adottato il Mir, il circuito di pagamento gestito dalla banca centrale russa e attivo dal 2017.

E L’INDIA?

Un altro paese che sta intensificando il commercio energetico con la Russia, l’India, ha fatto sapere di non volersi unire al G7 nell’imposizione di un “tetto al prezzo” (price cap) del petrolio russo. L’obiettivo del gruppo è quello di danneggiare le finanze di Mosca, data la grande rilevanza degli idrocarburi per la sua economia; Nuova Delhi, però, non vuole rinunciare alla possibilità di importare grandi quantità di greggio a basso costo per le sue raffinerie, e giustifica questa condotta con la non-ingerenza nelle vicende straniere e con la difesa dell’interesse nazionale.

Prima dell’inizio della guerra in Ucraina, l’India acquistava pochissimo petrolio e gas liquefatto dalla Russia. Per potenziare i collegamenti con Nuova Delhi, Mosca sta testando l’efficienza di un nuovo corridoio di trasporto merci via terra e mare chiamato INSTC, passante per l’Iran.

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