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Come chip e materie prime affondano i conti di Toshiba

Il conglomerato giapponese Toshiba ha riportato perdite nel trimestre aprile-giugno, diversamente da quanto previsto dagli analisti. Ecco numeri e cause

Oggi Toshiba, il conglomerato giapponese focalizzato sull’elettronica, ha diffuso i risultati del primo trimestre dell’anno finanziario 2022, che segnalano una perdita di 4,8 miliardi di yen (pari a 35,6 milioni di dollari).

LE CAUSE

Si tratta della prima perdita trimestrale in due anni, dovuta a tre fattori: la carenza di microchip, che va avanti ormai da molto tempo; l’aumento delle spese per la logistica, visti i frequenti intoppi; il rincaro dei prezzi delle materie prime come il rame e l’acciaio.

LE PAROLE DEL DIRETTORE FINANZIARIO

Il direttore finanziario Masayoshi Hirata ha detto alla stampa che Toshiba è riuscito “a compensare solo per metà l’impatto dell’aumento dei costi dei materiali e della logistica attraverso l’aumento dei prezzi”.

I DATI

Nel periodo aprile-giugno Toshiba ha riportato una perdita di 4,8 miliardi di yen, mentre un anno prima aveva registrato un profitto di 14,5 miliardi. Anche gli analisti si aspettavano, per il trimestre da poco concluso, un profitto di 19,4 miliardi grazie alla debolezza della valuta giapponese.

E invece i margini ridotti per i progetti legati all’energia hanno pesato sui guadagni del conglomerato, sintetizza Reuters. Benché poi Toshiba produca alcuni tipi di semiconduttori, deve procurarsi altrove le tipologie utilizzate nei prodotti elettronici.

LE PREVISIONI

Nonostante i risultati negativi dello scorso trimestre, Toshiba mantiene la sua previsione di un aumento del 7 per cento degli utili annuali, a 170 miliardi di yen, spiegando di voler trasferire l’aumento dei costi di produzione sui prodotti.

Toshiba, tuttavia, ha mantenuto la sua previsione di un aumento degli utili annuali del 7% a 170 miliardi di yen, affermando di voler trasferire maggiori costi sui prezzi dei prodotti.

LE MANOVRE FINANZIARIE DI TOSHIBA

Il mese scorso Toshiba ha selezionato una serie di società finanziarie – Bain Capital, CVC Capital Partners, Brookfield Asset Management più un consorzio che include la statale Japan Investment Corp – per una seconda tornata di offerte. Il conglomerato sta valutando di ritirare la sua quotazione in borsa.

Secondo le fonti di Reuters, l’acquisizione (buyout) di Toshiba potrebbe portare la valutazione della società a 22 miliardi di dollari.

I CONTRASTI CON GLI AZIONISTI

Toshiba ha una storia burrascosa con i suoi azionisti stranieri, che insieme possiedono quasi il 30 per cento delle quote. Nel 2021 un’indagine condotta su richiesta degli azionisti aveva scoperto che Toshiba era collusa con il ministero del Commercio giapponese, intenzionato a evitare che i soci stranieri guadagnassero un’influenza maggiore sulla società. Il governo di Tokyo considera Toshiba un’azienda strategica per via delle sue tecnologie per la difesa e l’energia nucleare.

Quest’anno, invece, gli azionisti hanno respinto i piani del conglomerato per dividersi in due società.

NUOVI PROBLEMI DI GOVERNANCE

Ad aggravare probabilmente la già non ottima reputazione di Toshiba in materia di governance, la compagnia ha detto di aver scoperto che un dipendente di una sua sussidiaria negli Stati Uniti dipendente di una filiale statunitense, ha trasferito 3,6 milioni di dollari su un conto bancario a Hong Kong, agendo su istruzioni fraudolente di una terza parte.

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