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Collettivo occupa cortile dopo giornata di tensione a Bologna – Emilia-Romagna

Contatti e spintoni con la polizia nel centro della città

(ANSA) – BOLOGNA, 07 DIC – Si è concluso con l’occupazione del cortile della facoltà di Lettere, in via Zamboni 36, cuore dell’università di Bologna, il pomeriggio di di tensione e tra le forze dell’ordine e gli attivisti del Collettivo universitario autonomo (Cua) durante il corteo “It’s time to fight” indetto dallo stesso collettivo.

    Il primo momento di tensione si è verificato quando il corteo, che alternava momenti di passeggiata a momenti di corsa in zona universitaria al grido di “Indovina dove andiamo”, ha iniziato a correre lungo via San Vitale, in direzione di un blindato della polizia. A quel punto un agente della Digos ha tentato di bloccare gli studenti afferrando il carrello spinto dalla prima linea di attivisti. Negli attimi successivi il primo scontro fisico, senza manganelli, tra il centinaio di manifestanti e gli agenti.

    Il corteo è poi ripartito imboccando via Benedetto XIV e sempre alternando momenti di passeggiata a momenti di corsa, con l’obiettivo di destabilizzare le forze dell’ordine. “Bologna è nostra, non vostra”, hanno gridato in via Mascarella rivendicando il diritto di “autodeterminarsi” e di percorrere liberamente le strade della città. E proprio in via Mascarella, dove è stato ricordato Francesco Lorusso, il militante di Lotta Continua ucciso proprio in quella strada da un carabiniere durante gli scontri del 1977, si è verificato un altro significativo episodio di tensione. Un agente si è lanciato a tutta velocità contro il corteo, che a sua volta stava correndo verso il cordone delle forze dell’ordine. Non sono stati segnalati feriti, anche se durante una conferenza stampa improvvisata verso la fine della manifestazione un giovane che si è detto “giornalista e attivista del Cua” ha denunciato di essere stato colpito alla spalla da un manganello. Al momento della conferenza stampa il ragazzo indossava un casco che riportava la scritta “Press”. “Minacce, strattonamenti, pugni in faccia a mani nude: questa non è un’azione di polizia, questa è un’azione di violenza, questa è violenza privata”, ha denunciato Federico, uno dei leader del collettivo. (ANSA).

   

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