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Col cantiere di Palazzo Chigi Draghi rovina il Pnrr

Per capire come funziona l’Italia vera, quella lontana dai palazzi che contano, consigliamo ai nostri ministri e al presidente del Consiglio Mario Draghi di andare a Palazzo Chigi. Sì avete letto bene, non ci sono errori di battitura. Il ministro Giovannini, che si occupa delle infrastrutture, il ministro Franco, che si occupa dei conti, il ministro Giorgetti, che si occupa dello sviluppo economico, dovrebbero prendere per mano l’inquilino di Palazzo Chigi e farlo scendere al pian terreno dell’augusto palazzo. Avete presente l’entrata che si vede in tutte le riprese televisive? Ebbene, pochi metri dopo averla varcata, sulla destra, c’è l’ingresso della sala stampa. A occhio, e con il ricordo un po’ vago delle conferenze stampa di qualche lustro fa, si tratta di un locale sui duecento metri quadri.

Oggi è un cantiere. Tutto sottosopra, come avviene nei cantieri edili. Il 15 luglio del 2021, i cronisti parlamentari vengono gentilmente avvisati: «Cari tutti, Come noto da qualche giorno hanno avuto inizio i lavori di rifacimento per la messa a norma impiantistica della Sala Stampa di Palazzo Chigi, e si prevede che la durata degli stessi sia di qualche mese». Qualche collega delle agenzie riesce ancora a ricavarsi una miniposizione, ma potete immaginare in che condizioni. All’epoca si parlò di massimo sei mesi. Siamo a quasi un anno e la stanza è ancora un cantiere alla stato più che grezzo. Da aprile i lavori si sono praticamente azzerati. I bene informati del palazzo (ma lo sono davvero?) dicono che ci sarebbe il solito contenzioso tra imprese, altri che ci sono le consuete attese dei materiali.

Insomma è per questo motivo che il prossimo Consiglio dei ministri si dovrebbe tenere tra quei calcinacci. Sarebbe molto istruttivo per i nostri ministri, tecnici e politici che siano. Quella sala stampa non era piena di amianto, non era un rudere, immaginiamo non fosse abusiva o con problemi di accatastamento, non è di un committente che ha finito i quattrini, non si trova in una provincia del malandato impero immobiliare italiano: quella sala è nel palazzo più importante dell’esecutivo.

Un consiglio dei ministri che scendesse di un piano e si tenesse nel cantiere della sala stampa darebbe il senso dell’impossibilità di questo paese di fare anche il minimo rammendo. I ministri che ci passano davanti ad ogni Consiglio dei ministri sono gli stessi che legiferano sopra e sotto ai bonus edilizi, sono gli stessi che pretendono che le scuole si modernizzino, sono gli stessi che dicono che saremo in grado di spendere duecento miliardi del Recovery plan. Ma come gli inquilini di Palazzo Chigi in undici mesi non sono riusciti a ristrutturare una stanza e pensano che là fuori si riesca a ristrutturare l’Italia?

Il «consiglio del cantiere» si renderebbe conto per quale diavolo di motivo le imprese edili stanno sull’orlo di una crisi di nervi e di bilancio, il ministro Colao si renderebbe conto per quale motivo i suoi bandi per il digitale vanno deserti, il ministro Cingolani capirebbe meglio di quanto già ha intuito per quale motivo il signor Balocco, quello dei biscotti, ha da sei mesi un impianto fotovoltaico perfettamente funzionante, ma che per colpa di un cavo non si può collegare alla rete.

La proposta è semplice: se ne occupi il Copasir con un importante indagine da dibattere poi in Parlamento. Forse ci sono delle infiltrazioni di spie russe che vogliono boicottare l’informazione italiana.

Nicola Porro, Il Giornale 14 maggio 2022

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