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Cina superpotenza scientifica numero 1? Report (finanziato dal Dipartimento di Stato Usa)

Condotto dall’Australian Strategic Policy Institute (ASPI) e finanziato dal Dipartimento di Stato Usa, lo studio rivela che la Cina è in posizione di testa in 37 dei 44 campi di ricerca monitorati, incluse le batterie elettriche, la tecnologia ipersonica e le comunicazioni a radio-frequenza avanzate come il 5G e il 6G.

La Cina sta diventando la superpotenza n. 1 nello strategico campo della ricerca scientifica? È quanto emergerebbe da uno studio realizzato dall’Australian Strategic Policy Institute, che ha preso in esame i paper scientifici ad alto impatto prodotti dalle maggiori istituzioni di ricerca globali tra le quali spiccano quelle di Pechino.

La ricerca del think tank australiano.

La notizia dell’esistenza di uno studio secondo cui gli Usa e le altre potenze occidentali stanno perdendo la corsa con la Cina nello sviluppo delle tecnologie più avanzate ha fatto il giro del mondo, guadagnandosi articoli e menzioni in media e testate diversi come Reuters,Wall Street Journale Guardian.

Condotto dall’Australian Strategic Policy Institute (ASPI) e finanziato dal Dipartimento di Stato Usa, lo studio rivela che la Cina è in posizione di testa in 37 dei 44 campi di ricerca monitorati, incluse le batterie elettriche, la tecnologia ipersonica e le comunicazioni a radio-frequenza avanzate come il 5G e il 6G.

Questi risultati sono emersi analizzando i paper “ad alto impatto” pubblicati su riviste scientifiche di prima fascia che hanno guadagnato un elevato numero di citazioni.

Attraverso questo criterio si è potuto rilevare, come scrive il think tank, che “la Cina ha costruito le fondamenta per posizionarsi come la principale superpotenza mondiale nella scienza e nella tecnologia, stabilendo una a volte sorprendente posizione di guida nella ricerca ad alto impatto nella maggioranza dei domini tecnologici critici ed emergenti”.

Gli autori dello studio hanno realizzato un data base interattivo, denominato critical technology tracker, che classifica in ordine di importanza le università e gli istituti di ricerca dei vari Paesi; esso, per dirlo con le parole dello studio, “mostra che, per alcune tecnologie, le principali dieci istituzioni di ricerca mondiali sono collocate in Cina e stanno generando collettivamente più paper di ricerca ad alto impatto delle istituzioni che si trovano al secondo posto, gran parte delle quali situate negli Usa”.

Il tracker mostra ad esempio che la Chinese Academy of Sciences si colloca al primo o al secondo posto in gran parte dei 44 ambiti di ricerca monitorati, inclusi la difesa, lo spazio, la robotica, l’intelligenza artificiale (IA) e le biotecnologie.

Non è tutto: secondo l’Istituto australiano non si può ormai escludere che la Cina stabilisca un vero e proprio monopolio in otto campi tecnologici critici come l’idrogeno, la biologia sintetica e la costruzione di materiali in scala nanometrica.

Gli Usa, in ogni caso, mantengono una posizione di leadership in aree quali vaccini, informatica quantistica e sistemi di lancio spaziale.

Il sorpasso delle Università cinesi nei ranking globali.

Lo studio ASPI non fa che confermare quanto emerso dall’ultima edizione del Best Global Universities rankings realizzata dallo U.S. News & World Report, istituzione leader nella valutazione delle performance degli istituti formativi.

Nel ranking del 2022-2023 si registra per la prima volta il sorpasso delle università cinesi su quelle americane: sono 338 gli Atenei della Cina a figurare nella classifica contro i 280 degli Usa. A seguire nella graduatoria troviamo il Giappone con 105 istituti, la Gran Bretagna con 92 e l’India con 81.

Se sorpasso c’è stato, non ha riguardato però le posizioni di testa, saldamente occupate dalle Università americane, che conquistano otto posti nella top ten.

Lo smottamento si registra anche in un altro ranking molto popolare, il Times Higher Education World University Rankings, che valuta e indicizza le performance d 1.799 università in 104 Paesi.

Nell’edizione del 2023 si rileva l’uscita dalla Top 100 di molte università americane in contrasto con quanto avviene per quelle cinesi, che invece guadagnano posizioni. Si nota in particolare che dal 2018 ad oggi le università Usa nella Top 100 sono scese da 43 a 34, mentre quelle cinesi passano da 2 a 7.

Nonostante questo cambiamento di equilibri, il primato degli istituti di formazione Usa nella Top 10 rimane invariato, con la presenza di 7 atenei su 10.

La competizione tra Usa e Cina per la leadership nell’IA. 

Nel penultimo numero della rivista Limes, sono presenti due saggi che inquadrano in termini comparativi lo sviluppo dei vari settori dell’IA in Cina e negli Stati Uniti, con l’obiettivo di individuare chi detenga la leadership.

Nel contributo firmato da due analisti cinesi, He Tian e You Ji, si ricorda come Pechino stia investendo miliardi di dollari all’anno nello sviluppo di questi comparti finanziando le aziende private che conducono attività di ricerca sperimentale e applicata.

Grazie al sostegno politico, le imprese cinesi hanno fato progredire di molto lo stato dell’arte dell’IA nel Paese. A tal proposito gli autori ricordano che “nel 2020 il numero di imprese strategiche nell’ambito dell’Ai ha superato quota 3mila con un aumento del 19%” rispetto all’anno precedente.

La grande marcia dell’IA in Cina ha fatto sì che le aziende del Paese dispongano oggi di un vantaggio competitivo nel campo degli algoritmi e dei software applicativi: si citano qui i casi di Baidu, Alibaba e Tencent, che hanno effettuato massicci investimenti nella costruzione dei dieci maggiori centri nazionali di calcolo ed elaborazione dati.

Notevoli progressi si sono registrati anche nell’area dei semiconduttori. A questo proposito He e You scrivono che le “aziende produttrici di chip intelligenti come HiSidicon (Huawei), Cambricon, Smic e Ziguang Zhanrui hanno promosso l’integrazione dell’IA in terminali intelligenti e dispositivi di sicurezza come anche nell’ambito di progetti urbani (smart cities)”.

Ma è proprio nel campo dei semiconduttori che l’autore del secondo saggio di Limes, Paul Triolo, segnala una strozzatura che impedirà il pieno sviluppo dell’IA in Cina.

Triolo passa in rassegna tutti i provvedimenti politici e burocratici presi dall’Amministrazione Biden per impedire che la Cina entri in possesso di quei semiconduttori avanzati che sono indispensabili per il funzionamento dell’IA e su cui l’industria occidentale ha ancora il primato.

Ecco perché è ancora presto per determinare chi dominerà prossimamente le tecnologie che stanno cambiando il volto al mondo.

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