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Chip, chi critica (e perché) Technoprobe

Equita ha emesso un warning per Technoprobe, azienda italiana di semiconduttori, per via della concorrenza dell’americana FormFactor. In precedenza aveva definito “immatura” la governance della società. Tutti i dettagli

La settimana scorsa la banca d’investimento Equita ha emesso un warning relativo a Technoprobe, azienda italiana che realizza semiconduttori: il suo quartier generale è a Cernusco Lombardone, in Lombardia, ma possiede undici sedi nel mondo tra Europa, Stati Uniti e Asia orientale. Conta 2300 dipendenti in tutto, di cui 1500 in Italia.

LA CONCORRENZA DI FORMFACTOR

Il warning riguardava FormFactor, azienda statunitense concorrente di Technoprobe, che ha diffuso risultati sopra le aspettative per il secondo trimestre del 2022. Le stime per il terzo trimestre sono tuttavia caute per via della minore domanda di smartphone e dispositivi informatici. FormFactor dovrebbe però trarre beneficio dal CHIPS-plus, la legge approvata dal Senato degli Stati Uniti che stanzia 52 miliardi di dollari per l’espansione della produzione domestica di microchip.

IL BUSINESS DI TECHNOPROBE E LE AZIONI

Technoprobe, nello specifico, produce probe card (o schede sonda), utilizzate per testare il funzionamento dei chip. Secondo Equita, nel 2023 la società riporterà ricavi per 552 milioni di euro, contro i 392 del 2021.

Technoprobe si è quotata in borsa nel 2022, scrive Affari & Finanza. Lo scorso febbraio le sue azioni valevano 5,7 euro; la settimana scorsa sono arrivate a 8,4.

La capitalizzazione della società ammonta a 4,2 miliardi di euro, scrive il Corriere della Sera.

LA VALUTAZIONE DI EQUITA (AD APRILE)

Ad aprile sempre Equita aveva fatto sapere che il mercato mondiale delle probe card “dovrebbe crescere in linea con quello dei semiconduttori”, dunque ad un tasso medio annuo del 7 per cento dal 2021 al 2027. Il segmento di fascia alta – quello in cui opera Technoprobe – dovrebbe raddoppiare entro il 2027.

La banca disse di prevedere per la società una crescita organica dei ricavi del 16 per cento nel periodo 2021-2025, ipotizzando il mantenimento della quota del 33 per cento nel mercato core e l’ingresso nel mercato del final testing. Quanto al 2022, dichiarò di aspettarsi una “pressione sui margini”. Relativamente al periodo 2021-2025, invece, stimò “nessuna espansione […] considerando la necessità di aumentare i costi fissi per sostenere i nuovi prodotti, la ricerca & sviluppo e le funzioni di supporto e gestire il tema inflazione”.

MARGINI RIDOTTI E GOVERNANCE “IMMATURA”

A detta di Equita, Technoprobe dispone di “spazio limitato” per migliorare i propri margini e di una “corporate governance immatura”.

Il presidente del consiglio di amministrazione della società è Cristiano Alessandro Crippa. Il vicepresidente esecutivo è Roberto Alessandro Crippa. L’amministratore delegato è Stefano Felici.

Del consiglio fanno parte anche Giulio Sirtori (direttore generale di Confindustria Lecco e Sondrio) e Anna Chiara Svelto (ex-manager di Pirelli e UBI Banca e componente del consiglio di amministrazione di Enel).

Il fondatore di Technoprobe, Giuseppe Crippa, 87 anni, è un ex-dipendente del produttore italo-francese di semiconduttori STMicroelectronics.

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