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Chi spinge e chi frena in Italia sul piano della Spagna per Covid

La Spagna di Sánchez vorrebbe iniziare a gestire il Covid-19 come un’influenza stagionale e ha chiesto l’apertura di un dibattito europeo. Ecco cosa pensano Bassetti, Gismondo e Ricciardi (consigliere del ministro Speranza)

 

Il capo del governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha invitato i paesi d’Europa ad aprire un dibattito sulla possibilità di gestire la crisi pandemica in un modo diverso da quello seguito finora: approcciarsi al COVID-19, cioè, in maniera simile a come si fa con l’influenza stagionale.

DA PANDEMIA A ENDEMIA?

Secondo Sánchez, grazie anche alla diffusione dei vaccini la letalità del coronavirus è diminuita nel tempo – si riferisce ai minori tassi di ospedalizzazione e letalità associati alla variante Omicron – e pensa che ci sia stata una “evoluzione […] da pandemia a endemia”.

Con endemia si intende la permanenza costante, in un certo territorio, di una malattia che si presenta in maniera sporadica o a piccoli focolai, con una incidenza abbastanza uniforme.

Ecco cosa pensano alcuni dei principali infettivologi e virologi italiani.

GLI AUSPICI DI BASSETTI

Matteo Bassetti pensa che che l’Italia dovrebbe seguire il modello spagnolo. All’agenzia Adnkronos ha detto infatti che è necessario cambiare “la testa di chi ci governa nell’ambito della salute con meno teoria e più pratica. Anche l’Italia è pronta a svoltare da pandemia a endemia. Ci sono però troppe leggi, leggine, lacci e lacciuoli che ci stanno complicando la vita in maniera impressionate. L’Italia con un cambio di passo segua il modello spagnolo”.

“Abbiamo quasi il 90 per cento degli italiani che sono vaccinati o guariti dall’infezione”, prosegue Bassetti, “e in questi giorni con l’aumento imponente dei contagi più e più persone si stanno proteggendo anche in maniera naturale dall’infezione. Siamo quindi vicino all’immunità di gregge”.

Secondo l’infettivologo “dobbiamo finire di fare alcune cose che […] oggi non vanno bene più: il report giornaliero dei contagi, che francamente non fa altro che mettere ansia a chi lo legge; non ha più senso tamponare gli asintomatici, concentriamoci su chi ha i sintomi come si fa con l’influenza; classifichiamo come casi Covid solo chi ha una polmonite, ascoltando i medici; corriamo con le terze dosi; mettiamo l’obbligo vaccinale per chi ancora non si è immunizzato, perché sono queste le persone che affollano gli ospedali”.

IL PARERE DI GISMONDO

Maria Rita Gismondo, virologa dell’Ospedale Sacco di Milano, ha detto all’Adnkronos che in Italia la modalità di gestione della pandemia è “un isterismo che deve finire. E soprattutto deve finire questo ‘tamponificio’ che non serve a nulla e ci sta facendo sprecare tante risorse economiche e umane”.

Secondo Gismondo anche l’Italia dovrebbe adottare il “modello di convivenza” con il coronavirus che la Spagna sta elaborando. Se l’intenzione del governo Sánchez è “proporre un progetto da discutere a livello Ue per una condivisione almeno nell’area europea”, prosegue, “credo che sia arrivato davvero il tempo di metterlo in atto, perché abbiamo capito che questo virus resterà con noi per tanti anni o forse per sempre, e perché abbiamo oggi i mezzi per convivere con Sars-CoV-2 minimizzandone il più possibile i danni”: ovvero i vaccini e i farmaci antivirali.

IL COMMENTO DI RICCIARDI

Di parere contrario è Walter Ricciardi, igienista, docente universitario e consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza. A suo dire, pur essendo “il desiderio di tutti”, “non ci sono le condizioni” per gestire il COVID-19 come si farebbe con l’influenza stagionale. “La fattibilità di una strategia del genere deve essere confermata da evidenze scientifiche che in questo momento non mi pare ci siano”, spiega. “Resta un pio desiderio per ora […] Non è soltanto desiderando un obiettivo che si raggiunge”.

Ricciardi parla del COVID-19 come di una “malattia pandemica ancora grave”, che inoltre presenta “tutta una serie di incognite legate alle varianti che possono emergere”.

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