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Che patatrac a Sanremo, Madame indagata: falsi vaccini per avere il green pass – Max Del Papa

Imparano presto. Ciao, tu chi sei? Io sono bisessuale, va bene? Sì ma chi sei? Io sono Madame e sono bisessuale, ok? D’accordo ma che fai? Sono artista e sono stata bullizzata, che c’è? Niente ma che arte faresti? Sono una musicista, una rapper e il mondo è gender, ti va? Oh-oh, ecco un’altra aspirante Billie Eilish o quello che è. Tutte queste mocciose sul finto problematico. Prima ancora di aprire bocca, si costruiscono il personaggio al computer. “Ah, io sono una scorbutica veneta di 19 anni”. Sì, e allora potresti anche andartene affanculo, detto il modo scorbutico. Perché ci occupiamo dell’ennesimo vuoto spinto, sulla scia di quei quattro che, dopo aver copiato canzoni, riff, abiti di scena, dichiarazioni, fluidità piddina, non potevano naturalmente non replicare pure lo sfascio degli strumenti, così, in modo astorico, aproblematico, giusto per una raffica di tweet in più? Ce ne occupiamo perché ‘sta Madame, titolo copiato da una canzone di ben altro fluido, Renato Zero (che l’ha voluta al fianco al circo Massimo durante le celebrazioni per i suoi primi 70 anni), che se andasse ancora a scuola sarebbe l’anonima Francesca Calearo da Vicenza, ha una storiellina gustosa che raccontiamo tra poche righe.

Uscita dal seno di Caterina Caselli, Sugar Music, è nata ricca, nel senso dello show business: le danno da firmare i primi contrattini a 16 anni, fanno convidere al calciatore che si crede il padreterno ma è solo un Cristiano (Ronaldo) una sua canzoncina adolescenziale, quindi la popolarità non può che esplodere e lei si ritrova in scia alla pletora di apprendisti artisti con poco da cantare ma molte cazzate da dire: gli Rkomi (scritto così, non sono io ubriaco), i Ghali, tutti questi stalentati, “poveri cani”, li avrebbe chiamati Gioann Brera se avessero calcato un prato da calcio anziché un palcoscenico. I rapper anti Meloni, le Elodie, quella che si crede, ci crede, dice che donna Giorgia è volgare dall’alto della sua vajassitudine a gambe larghe e in tenuta da battaglia (ci sono le foto, non invento niente). Tutto un fascio di tipetti che fanno venire in mente lo sbotto di Keith Richards sugli Oasis: “Questi tipi sono insopportabili. Va’ a casa, cresci e poi torna e vedi se riesci ad impiccarti”.
Intanto alla inquieta fanciulla han dato come produttore Dardust, che è un altro del circo ma capace di fare soldi e fortune, le hanno dato una nuova produttora, certa Paola Zukar che dice: “Il rap è fluido”. E lei si è montata la testolina: cazzo vuoi, io sono bisex, io sono Madame, io l’autografo non te lo faccio, o compri i miei dischi o vai a fare in culo, non disturbarmi mentre mangio, io sono scorbutica. No, sei patetica.

Imparano presto, questi. Soprattutto, senza conoscerla, la massima di Winston Churchill: fate sempre leva sui vostri princìpi, prima o dopo finiscono per cedere. Più prima che dopo. A 20, già due Sanremi di fila, già trasformata in un suppellettile dell’Ariston: che originalità, che indipendenza! Che carisma! Solo che il secondo avvento è in forse: si scopre infatti che la scorbutica, intransigente, antimeloniana, antitutto Madame sarebbe una squallidissima furbetta che simulava il vaccino anticovid per andarsene in giro liber* e bell*.

Tanto è uscito dall’inchiesta sul suo medico, dottoressa Daniela Grillone Teciou, arrestata in febbraio insieme al compagno Andrea Giacoppo e al collega Erich Volker Goepel. C’è una lista di cosiddetti vip, con dentro Madame insieme alla tennista Camila, con una L mi raccomando, Giorgi ed altri presunti furbi. Per farla breve, secondo le accuse questa dottoressa Teciou vaccinava come non ci fosse un domani, solo che era acqua fresca. Nessuna tragedia, intendiamoci: anzi chi scrive, e chi pubblica, hanno sempre considerato l’obbligo vaccinale con annesso greenpass una barbarie di regime: solo che un conto è combattere contro la misura autoritaria, denunciandola per quello che era – un ricatto – e mettendosi contro il 99% dell’informazione parassitaria e paracula; un contro è fare i paraculi al cubo, fingendo di essere completamente a regola e esibendo il proprio shot petaloso e primuloso. Se poi a farlo è una che se la tira da dura, che sfancula i fan (che, data la preferenza, non si meritano di meglio), che gira col nasino fludo all’insù, allora ti viene proprio voglia di arrabbiarti. Madame rischia di peggio, il Festival starebbe valutandone la posizione, insomma è a rischio espulsione.

Lo faranno? Difficile dire, difficile azzardare, poi chi se la piglia la responsabilità di avere provocato il solito trauma alla solita grintosa alla panna (montata), ah, lo fate solo perché è non binaria? Ormai in Italia funziona così, tu dici (è giusto un esempio, non riferito alla nostra apprendista): c’è un clan che ha rubato 65 milioni torturando i migranti che diceva di salvare. E ti rispondono: sei un razzista. Mettici pure che Madame, essendo quella che è, gode delle simpatie del Pd, partito egemone nella pagliacciata sanremese.

Certo, come finirà lo scopriremo solo vivendo, ma è verosimile che finirà tutto in vacca: non poteva sapere, lei era convinta che, è colpa della medica, non traumatizzatela, se no capace che fa come Tenco, siete fascisti, poi soccorrono i notori garantisti da strapazzo, garantisti di servizio che non si fermano neanche davanti all’evidenza più evidente. Madame ha simulato il vaccino? E allora i 49 milioni della Lega? Ecco, molliamola lì che va già bene così. Oltretutto, che sarà mai: al limite, ritoccherà il nome d’arte in Madame Greenpass, che non suona affatto male. Se poi riescono a convincere pure Messi a canticchiarla, altro che Sanremo, altro che Eurovision o X Factor. Del resto, ridefinirsi la nostra Madamin l’ha già fatto con l’ultima creazione, o capolavoro, programmato per vincerlo, il Sanremo: doveva intitolarsi “Puttana”, che sassata, che trasgressione, che ribellione, l’hanno convinta per il più anodino “Il bene nel male”, roba da Orietta Berti. “Scelta artistica condivisa”, si è degnata di spiegare la compositrice. Imparano presto, eh già.

Max Del Papa, 24 dicembre 2022

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