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Che cosa non si è capito del Vaffa di Calenda al Pd di Letta

Pensieri e ingenuità di Carlo Calenda, leader di Azione. La lettera di Gianluca Zappa

 

Caro direttore,

ti mando una lettera e non una proposta di pezzo perché non ho in mente un articolo ma un dubbio.

Il dubbio riguarda la decisione di Carlo Calenda, leader di Azione, di stracciare l’alleanza con il Pd.

Condivido quasi in toto il commento di Gianfranco Polillo che hai pubblicato su Start Magazine.

C’è un però nel ragionamento di Calenda.

Il leader di Azione in sostanza ha detto: con il patto elettorale e non di governo che il Pd ha stretto con i Verdi di Bonelli e Sinistra italiana di Fratoianni viene incrinato se non affossato del tutto l’accordo politico-programmatico che il Pd aveva firmato con Azione e Più Europa.

Bene. Ma ora viene il però.

In quell’accordo politico-programmatico fra Letta, Calenda e Della Vedova c’è un passaggio che suscita il mio dubbio sulla linearità del comportamento di Calenda.

In quell’accordo è scritto: “La totalità dei candidati nei collegi uninominali della coalizione verrà suddivisa tra Democratici e Progressisti e Azione/+Europa nella misura del 70% (Partito Democratico) e 30% (+Europa/Azione), scomputando dal totale dei collegi quelli che verranno attribuiti alle altre liste dell’alleanza elettorale”.

Quindi l’intesa politica e programmatica fra Pd, Azione e Più Europa prevedeva che si sarebbero aggiunte “altre liste dell’alleanza elettorale”.

E quali se non anche e soprattutto i Verdi e Sinistra Italiana?

Presumo che Calenda possa ribattere: nell’accordo scritto era chiaramente indicato che “le parti condividono e si riconoscono nel metodo e nell’azione del governo guidato da Mario Draghi”.

Ma questo paletto appunto riguardava i tre contraenti – Pd, Azione e Più Europa – non i Verdi e non Sinistra Italiana.

Insomma alla fine – forse – ha avuto ragione Calenda quando ha confessato di essere stato ingenuo nel firmare quel patto politico-programmatico.

Cordiali saluti

Gianluca Zappa

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