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Che cosa insegna la storia dell’Ucraina

“Breve storia dell’Ucraina. Dal 1914 all’invasione di Putin” di Massimo Vassallo letto da Tullio Fazzolari

 

Una vera pace degna di questo nome fra la Russia e l’Ucraina non c’è stata quasi mai. La guerra in corso fa inorridire per la barbarie e le atrocità commesse. Ma l’aggressione russa non doveva sorprendere più di tanto. Di fatto è la tragica ma prevedibile conseguenza delle pretese di dominio che Mosca ha sempre avuto nei confronti di Kiev. Che la minaccia fosse in agguato lo spiega in maniera esaustiva Massimo Vassallo con il “Breve storia dell’Ucraina. Dal 1914 all’invasione di Putin” (Mimesis, 384 pagina, 19 euro). E’ corretto precisare che non si tratta di un instant book  a differenza di tanti altri scritti in fretta per cogliere l’attualità e arrivati in questi giorni sugli scaffali delle librerie. Vassallo è da sempre un attento studioso dell’argomento. E forse, per saperne ancora di più, non sarebbe sbagliato riprendere un suo libro di due anni fa, “Storia dell’Ucraina. Dai tempi più antichi ad oggi” (Mimesis, 662 pagine, 38 euro). Quando è uscito il precedente lavoro Zelenski era da poco presidente dell’Ucraina ed ereditava due problemi irrisolti: l’annessione russa della Crimea e il conflitto per il Donbass. Le premesse per la successiva tragedia c’erano già tutte e Vassallo aggiorna adesso lo scenario con l’aggressione di Putin.

Partire dal 1914 per raccontare l’attuale tragedia è una scelta ben precisa dal punto di vista storico. E’ l’anno in cui, con lo scoppio della prima guerra mondiale, per l’Ucraina inizia la fase di transizione da una dominazione all’altra: dall’impero zarista all’occupazione bolscevica. In entrambi i casi il desiderio di indipendenza del popolo ucraino viene soffocato nel sangue. Deportazioni e massacri vengono perpetrati da tutti e due i regimi. La possibilità di raggiungere l’indipendenza quando, subito dopo la rivoluzione d’ottobre, il potere sovietico non si è ancora consolidato non viene colta a causa anche dei contrasti fra patrioti e nostalgici degli zar. Mosca occupa l’Ucraina che, secondo Lenin, diventa una repubblica autonoma dell’Unione Sovietica.

Autonomia è solo un modo di dire. I massacri e le deportazioni continuano con Stalin. Non va meglio con l’occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale in cui parte degli ucraini vede l’opportunità di liberarsi dalla dominazione di Mosca. Illusione effimera che viene presto abbandonata. Tutto torna come prima dopo un ulteriore bagno di sangue. Ciò nonostante gli ucraini non perdono il senso della propria identità nazionale. Neppure quando al vertice del Cremlino si succedono due loro compatrioti, prima Kruscev e poi Breznev. Ma la realtà porta il nome sinistro di “russificazione”: come già gli zar anche l’Unione Sovietica altera a proprio favore gli equilibri etnici insediando migliaia di russi in zone nevralgiche del territorio ucraino.

La tanto desiderata indipendenza arriva solo nel 1991. Ma dopo tante sofferenze l’Ucraina è un paese fragile e instabile. Succede di tutto: rivolte, politici deposti o arrestati, perfino il tentato avvelenamento di un presidente con la diossina. Anni sprecati in lotte intestine. E forse col senno di poi quello era i momento migliore perché l’Ucraina entrasse in Europa e scegliesse l’Occidente senza troppi contraccolpo. Un po’ di equilibrio è arrivato solo con la presidenza Zelenski che, a differenza dei suoi predecessori, almeno inizialmente non era considerato né filo russo né antirusso. A peggiorare tutto ci ha pensato Putin.

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