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Che cosa insegna il caso Mussolini-Durigon

L’intervento di Marco Mayer, docente al Master Cybersecurity della Luiss

 

Guido Crosetto – fondatore di Fratelli d’Italia – è stato tra i primi ad esprimere il 6 agosto su Twitter il suo sconcerto per la proposta di Claudio Durigon di cancellare dal parco di Latina i nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: “Per me, anche solo l’idea di poter cancellare i nomi di servitori dello Stato come Falcone e Borsellino, da una via, un parco, una biblioteca, merita sconcerto e disprezzo. Per quello che sono stati e per cosa rappresentano”.

In quel momento non era ancora scoppiata la contrapposizione politica e le parole di Crosetto interpretavano il buon senso e l’orgoglio nazionale, posizione condivisa da moltissimi cittadini di Latina e di tutta Italia. Viene spontaneo difendere l’onore e la memoria di due grandi italiani molto apprezzati in tutto mondo per aver combattuto con grande efficacia Cosa Nostra.

Basti pensare che a Washington nel quartier generale del FBI c’é una sala dedicata a Giovanni Falcone ed un busto del giudice si trova nell’Accademia del FBI in Virginia.

Cancellare i nomi dei magistrati antimafia è subito apparsa a moltissime persone una assurdità. Oltre a tutto Durigon – sottosegretario al Ministero dell’ Economia (con delega al delicatissimo settore dei giochi) era già noto per le sue frasi oltraggiose all’onore del Corpo della Guardia di Finanza. Contro chi si abbatterà ora il metodo Draghi?

Moltissimi italiani – me compreso – ignoravano che Benito Mussolini avesse un fratello. Ma quando Durigon ha fatto il nome di Arnaldo Mussolini si è accesa la curiosità. Chi era il fratello del Duce e che ruolo ha avuto durante il regime? Sul Riformista Tiziana Maiolo di ieri lo ha definito il “fratello mite e moderato del Duce”, Perché non informarsi? Basta consultare il dizionario biografico della Treccani per saper chi era:

“Arnaldo Mussolini si affermò a poco a poco come strenuo difensore della politica del fratello: si vantava di essere «il destro dei più destri”. Dal 1924 alla morte, assunse più volte posizioni tutt’altro che moderate nelle fasi di crisi e nelle polemiche più importanti. Lo sguardo e le parole di Mussolini appaiono spregiudicate quanto quelle del fratello, se non di più. Il ruolo e gli interessi, anche economici, di Arnaldo Mussolini – in combutta con il fratello – non furono palesi e sono ben lungi dall’essere chiariti. Appaiono tuttavia ormai evidenti il legame con gli esecutori del delitto Matteotti e il suo ruolo, centrale, di mediatore negli interessi editoriali (e non solo) della famiglia Mussolini. Quale fosse il rapporto tra le attività compiute per rafforzare il regime e il giornale e quelle svolte per arricchimento personale e familiare è difficile sapere. Tutto ciò fa comunque di Arnaldo Mussolini una figura meno cristallina e scialba di quello che la storiografia ha in passato intravisto nei pochi momenti in cui si è occupata di lui. Anche sul fronte personale, peraltro, malgrado l’immagine integerrima di marito fedele che il fascismo ha voluto accreditare, le cose erano più complesse: appare evidente che vi furono ricchezze accumulate”.

Il dato più inquietante di tutti é il suo legame con il delitto Matteotti. Il 2 giugno del 2014, in occasione del novantesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti, lo storico Mauro Canali ha presentato presso la Casa Italiana Zerilli Marimò – collegata alla York University – una relazione molto dettagliata sulle sue ricerche relative al delitto pubblicata dal Primo Levi Center.

In quella circostanza Canali ha raccontato che sino al 1991 tutto il materiale relativo alle indagini giudiziarie sul delitto Matteotti era classificato. In quell’anno finalmente lo storico – allievo di Franco de Felice che aveva iniziato a studiare la questione – ha potuto accedere alla documentazione dell’avvocato della famiglia Matteotti, Giuseppe Emanuele Modigliani.

Partendo da queste carte Canali é giunto alla conclusione che il deputato socialista sarebbe stato ucciso perché entrato in possesso di documenti segreti relativi alle tangenti versate ad alcuni gerarchi fascisti (e allo stesso fratello del Duce) dal colosso statunitense Sinclair per ottenere l’autorizzazione a svolgere ricerche petrolifere in tutto il territorio italiano.

Dobbiamo ringraziare Claudio Durigon per aver involontariamente acceso i riflettori su una vicenda che non solo la mia generazione, ma gran parte dei cittadini italiani, non ha mai appreso a scuola nei libri di storia. Tuttavia Durigon e neppure Salvini, lungi dal rivendicare questo merito e/o dichiarare candidamente che non sapevano chi fosse Arnaldo Mussolini, continuano a minimizzare.

Come uscirne? Nei panni di Giorgia Meloni, Adolfo Urso e degli altri leader di FdI seguirei la strada tracciata la settimana scorsa da Guido Crosetto. Se anche i leader di Fratelli d’Italia dichiarassero il loro sconcerto, il sottosegretario del MEF Claudio Durigon non potrebbe che trarne le conseguenze. In questo modo la politicizzazione del caso verrebbe meno. Le distinzioni tra maggioranza e opposizione non c’entrano: a) un assassinio è un assassinio; b) Falcone e Borsellino sono un patrimonio di tutta la Nazione. Difendere la loro memoria (come quella di tutti i servitori dello Stato che hanno sacrificato le loro vite per sconfiggere le mafie) è un dovere di tutte le forze politiche nessuna esclusa.

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