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Cc perseguitavano avvocato: Gup, famiglia vittima sotto attacco

Le motivazioni, ‘hanno concordato strategia per uscirne puliti’

(ANSA) – BOLOGNA, 11 MAG – “E’ proprio perseguitare l’avvocato l’intenzione degli odierni imputati e ciò fino ad arrivare all’evento che è proprio del delitto di cui all’art.

    612 bis (lo stalking, ndr): il perdurante e grave stato di ansia o di paura che gli atti persecutori devono cagionare. Proprio questo volevano gli imputati”. E’ quanto scrive il Gup del Tribunale di Bologna, Sandro Pecorella, in un passaggio delle motivazioni delle sentenza che ha portato alla condanna dei due marescialli dei carabinieri, Piergiorgio Madonno (1 anno e sei mesi) e Gian Luca Russo (1 anno e 2 mesi), per stalking e abuso d’ufficio nei confronti di un avvocato che in passato aveva difeso uno di loro in un procedimento davanti al Tribunale militare.

    Il giudice parla di “uno stillicidio di eventi, continuato mese dopo mese per più di due anni”, riferendosi alle false ordinazioni a domicilio di pizze, alle telefonate mute e all’iscrizione a un’agenzia matrimoniale, con le quali i due imputati hanno causato uno “stato di ansia grave” alla vittima.

    “L’intera famiglia dell’avvocato era integralmente sotto attacco – sottolinea il Gup – dato che i mezzi utilizzati hanno colpito l’intero nucleo familiare. Attacchi concentrici che arrivavano quasi contemporaneamente”. Secondo il Gup è nelle chat telefoniche tra gli imputati che si attesta poi “una volontà di persecuzione da parte di tutti e due che si stenta a credere che sia possibile, tanto è immotivata. Parole di particolare perfidia sono riferibili proprio al maresciallo Russo, rispetto al quale non è comprensibile quale fosse la ragione di astio che avesse verso l’avvocato, non dovendogli neppure dei soldi come invece è emerso per Madonno”. E’ chiaro poi che i due “hanno concordato insieme la strategia per uscirne puliti”, perché Madonno, in accordo con Russo, si è occupato delle indagini dopo la querela presentata dalla vittima, e “ha fatto in modo di non prendere cognizione di taluni aspetti della condotta persecutoria a danno dell’avvocato e precisamente di quelle che avrebbero potuto coinvolgerlo da subito”. (ANSA).

   

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