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Caro Porro, ho un tumore e non ho paura del virus

Gentile dr. Porro

Mi permetto di disturbarla poiché sabato scorso uno dei suoi più validi collaboratori, Riccardo Ruggeri, ha scritto qualcosa che mi ha molto colpito e mi ha costretto a una seria riflessione riguardo a ciò che sta accadendo attorno a questo maledetto virus a all’atteggiamento, da Ruggeri definito ideologico, con cui lo stiamo affrontando. Se una persona equilibrata come Ruggeri scrive una cosa del genere, mi sono detto, forse davvero stiamo facendo una tempesta in un bicchiere d’acqua.

Ci ho lungamente pensato e sono giunto alla conclusione, che mi azzardo a condividere con lei, che è proprio perché una persona ragionevole come il signor Ruggeri non si scompone e tratta la cosa come un colpo di sole estivo che la situazione mi angoscia. Non mi preoccupa più di tanto il vaccino in sé: sono convinto che il popolo di Israele non abbia intenzione di sterminare la sua progenie e il fatto che abbia deciso di proporre (proporre!) l’iniezione a tutta la popolazione mi rassicura abbastanza riguardo alle scarse probabilità di conseguenze terribili.

Non mi turba più di tanto il fatto che io, malato oncologico, sarò costretto ad esibire un certificato attestante la mia condizione in pressoché ogni luogo per giustificare il fatto che non ho potuto vaccinarmi, in quanto la chemioterapia che sono costretto a seguire rende peggio che inutile la magica pozione. Non ho mai fatto segreto della mia malattia, e mi rendo conto che il disagio che questo attestato comporterà per molti nella mia condizione rientra in ciò che lo Stato amabilmente definisce “danni collaterali”.

Come anche saranno “danni collaterali” i pochi ragazzi che – statisticamente è assai probabile – avranno conseguenze gravi in seguito all’inoculazione, a fronte di una probabilità molto più bassa di avere complicazioni in seguito all’infezione. Ma nemmeno questo mi turba: lo Stato ha valutato che qualche giovane morto in più è un sacrificio che viene giustificato dai molti meno morti tra la popolazione più anziana, della quale in nostri politici casualmente fanno parte.

E le confesso che, avendone già viste di tutti i colori, non mi scompongo nemmeno per la decisione di obbligare a firmare un consenso prima dell’inoculazione: sono realista e mi rendo conto che un contenzioso sul risarcimento dei danni per tutti coloro che subissero conseguenze più o meno gravi intaserebbe le aule dei tribunali e prosciugherebbe le casse statali.

Sa cos’è che mi angoscia?

Che stanno usando la paura.

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