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La struttura presa in gestione dai ragazzi del Binario 69 di Bologna
La struttura presa in gestione dai ragazzi del Binario 69 di Bologna

A 76 anni dall’eccidio di Monte Sole, il vento fa il suo giro. Era il 29 settembre del 1944 quando iniziò quello che da tutti, poi, con molto ritardo, fu definito un attacco mirato alla popolazione civile. Qui, tra le querce di una realtà che dal 1989 è diventata Parco storico nazionale, hanno perso la vita centinaia di persone uccise dai nazifascisti. E oggi, 76 anni dopo, qualcosa sta cambiando a partire dagli attori che popolano Monte Sole. Come Angelo Cagnazzi, 33 anni e proprietario assieme a Roberto Peroni del Binario 69, il locale bolognese di via Carracci aperto nel 2017, che mai avrebbe immaginato questa destinazione. Eppure da poco più di un mese, quasi dal giorno alla notte, i ragazzi del Binario 69 si sono ritrovati a gestire il Poggiolo, ribattezzato Rifugio Re_Esistente, in piena fase post quarantena. Un punto ristoro e centro informativo, non più attivo da quasi dodici mesi, che da tempo esiste all’interno di Monte Sole. La sua storia è stata segnata da diverse gestioni e dalla difficoltà di riuscire a far funzionare la struttura a 360 gradi, in un parco, frequentato soprattutto d’estate e poco d’inverno.

I protagonisti della nuova gestione del Poggiolo
I protagonisti della nuova gestione del Poggiolo

Il Poggiolo

Il Poggiolo è una realtà realizzata trent’anni fa dalla Provincia di Bologna e poi data in concessione all’ente Parco, che nel tempo ne ha selezionato i gestori. Fino ad arrivare all’associazione Ozono Factory, che ha la sua sede sociale al Binario 69 e che ha vinto il secondo bando di affidamento temporaneo per sei mesi (al primo bando non si era presentato nessuno, ndr). Se tutto andrà bene, poi gli stessi ragazzi si ripresenteranno a gennaio per partecipare alla gara di gestione permanente del Poggiolo che potrà durare da 9 a 12 anni consecutivi. «È stato il mio chef a segnalarmi il bando, e abbiamo subito pensato: perché non provarci? – spiega Angelo Cagnazzi, che da tre estati gestisce anche il bar-locale temporaneo della Montagnola per conto di Arci -. Mancavano pochi giorni alla scadenza della gara, siamo andati a fare un sopralluogo, ci siamo subito innamorati del posto e abbiamo iniziato ad attivarci». A convincere chi doveva selezionare i nuovi gestori è stata in particolare la proposta culturale presentata da Ozono Factory, che comprende, per citare alcuni punti, la creazione di festival di respiro nazionale, l’ospitalità di residenze artistiche, una scuola di video-partecipativo, laboratori di ogni tipo e la realizzazione di una conchiglia acustica per avviare una proposta di registrazioni sonore direttamente a Monte Sole.

L’idea da cui partire

«Siamo qui per metterci alla prova, per testare il Poggiolo, che rimane molto impegnativo, andrebbe rinfrescato ed è rimasto fermo troppo tempo. Questi mesi ci serviranno per capire se tutti i nostri sogni sono effettivamente realizzabili e se tutti gli attori che ruotano attorno a Marzabotto siano disposti a fare in modo che il nostro progetto possa continuare. Per noi il business non è mai stato il nostro fine ultimo, e questo ci teniamo a sottolinearlo, altrimenti non saremmo qua, ma la parte commerciale è quella che ha reso il Binario 69 una realtà indipendente in grado di proporre azioni culturali coraggiose e sostenibili, che vanno contro l’omologazione culturale che stiamo vivendo» sottolinea Angelo che quando ha aperto il Binario 69, assieme a Roberto, lo ha fatto con l’intenzione di proporre concerti a prezzi accessibili in una città come Bologna dove anche la musica è diventata troppo spesso solo business. Oggi, attorno a questa realtà, che prima del Covid faceva 260-280 date all’anno, ruotano circa una ventina di persone e, se per il momento la riapertura per l’inverno del Binario 69 non sarà possibile per via dell’emergenza nazionale, ora il futuro per loro può essere in Appennino.

Monte Sole

«Non i soliti noti, ma solide note, ci ripetiamo sempre. E anche per Monte Sole la nostra idea è questa: vogliamo creare qui, in un posto che è un simbolo mondiale per ciò che è successo, il nostro punto stabile di lavoro, da dove progettare e costruire una proposta culturale degna di questa montagna. Vogliamo giocare con altre regole: costruire percorsi di pace oggi non è scontato, così come non è scontato riuscire a portare le persone quassù. Vorremmo provare a scrivere, con grande umiltà, un altro pezzo della storia di Monte Sole, proponendo nuovi modi di fare memoria attiva e rendere finalmente, di nuovo vivo, questo posto. Per noi questa è una grande sfida, ed è un onore prenderne parte».

29 settembre 2020 (modifica il 29 settembre 2020 | 14:48)

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