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Blog | Elezioni: Cacciari e l'incubo delle manovre di Palazzo che mummificano il potere – Il Fatto Quotidiano

di Pietro Francesco Maria De Sarlo

Ci siamo giocati anche Massimo Cacciari! L’unico a sinistra che nel corso degli anni pareva avesse mantenuto un minimo di lucidità e di contatto con la realtà. Ormai il resto della campagna elettorale è un inutile atto formale. Enrico Letta ha deciso di consegnare il Paese alla destra, occorre farsene una ragione, e se le analisi sono quelle di Cacciari, amen. La sinistra parlamentare è morta, parce sepulto o, come dicono a Roma, “chi è morto tace chi è vivo si dà pace”. Ma torniamo al punto e a quello che dice Cacciari in una intervista al Riformista del 18 agosto.

Per il filosofo maximo l’agenda Draghi “è l’unica carta credibile, spendibile, che hanno, gli uni e gli altri. È questa e solo questa.” Finché sono i giornali dei salotti buoni a dirlo non c’è alcuna novità, ma che uno filosofo mostri una memoria da criceto della Patagonia è stupefacente. L’agenda Draghi il Paese l’ha già provata e ancora brucia. Fu quella che Draghi impose all’Italia ad agosto 2011, da neo direttore della Bce, e che il Pd si acconciò subito a supportare al grido di “lo chiede l’Europa”. Quella agenda prevedeva l’abbattimento del welfare, tagli a pensioni e sanità, la perdita di diritti e di rappresentanza sindacale. I greci di quella stagione di Draghi alla Bce ne sanno ancora di più. Meglio lasciarla nel cassetto, hai visto mai che in campagna elettorale qualcuno tiri fuori una volta per tutte i grandi meriti di Draghi nei confronti del Paese mettendo nel conto anche privatizzazioni, Antonveneta e altre pinzillacchere che ci sono costate un patrimonio?

A questi 10 anni di fiscal compact, pareggio in bilancio in Costituzione e a quello che ho ricordato, si aggiunge di recente un atlantismo appiattito sulle sanzioni Usa alla Russia che stanno determinando un aumento dei costi dell’energia che proprio non ci possiamo permettere, e senza alcuna compensazione europea e tantomeno Usa. Un piano di sanzioni che fa più male a noi che alla Russia.

Quando Letta fa propaganda all’estero contro Meloni, quando si parla di preoccupazioni estere e quando Cacciari dice: “Questa destra, la Meloni, che rapporti avrà con le autorità europee? Che rapporti avrà con gli alleati americani? E con i grandi mercati finanziari? Dire: badate che la sicurezza, cioè Draghi e aggiungiamoci pure Mattarella, siamo noi. Questa è l’unica carta politica che hanno da giocare.” viene proprio voglia di votare Fratelli d’Italia per ripicca, proprio contro questi poteri sovrannazionali a cui il Pd ha sacrificato principi e rappresentanza del popolo di sinistra. Ma Cacciari non è contento, ci ripropone l’incubo delle manovre di Palazzo volte a sovvertire la volontà popolare: “La destra vince, riesce magari a formare un governo, ma un governo debolissimo, con numeri molto risicati, che può andare in crisi nel giro di pochi mesi, e allora succede che Mattarella interviene e li obbliga a una solidarietà nazionale.” Basta così!

Si sono attuate così tante violazioni della Costituzione che ora la gente pensa che sia molto meglio il presidenzialismo che questi continui giochi di Palazzo, che Cacciari evoca per annullare la volontà popolare quando non coincide con i voleri del Pd o di chi ci detta disastrose politiche economiche dall’estero che ci fanno solo male. Un incubo che potrebbe portare a un Mattarella ter in una deriva brezneviana di un sistema che pur di conservare il potere è disposto a mummificarlo. La destra non ha alcun bisogno dei due terzi del Parlamento: un referendum presidenzialista vincerebbe a mani basse tanto è il disgusto per queste manovre di Palazzo.

Meglio guardare a cosa avverrà dopo il 25 settembre, quando Letta avrà preso l’ultimo volo per Paris. Ci sarà una sinistra da ricostruire, non certo sulla base di Fratoianni, Bonelli o Art. 1, che fanno solo molto chic nel salotti delle Ztl. Sono sinistre votate a garantire scranni e non politiche sociali. Rimane il M5s e l’unico esperimento di sinistra popolare rappresentato da De Magistris. Altro non c’è.

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