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“Bene Meloni, bene Salvini. E ora  una vera politica industriale”. La versione di Cattaneo 

Contro i burocrati della Bce, per un’Europa più forte. Ita da sostenere, Enel produca in Italia. Parla il vicepresidente esecutivo e azionista di Italo-Ntv

“Il governo sta facendo bene, Giorgia Meloni è un presidente attento”, dice così al Foglio Flavio Cattaneo, manager di lungo corso, oggi vicepresidente esecutivo e azionista di Italo-Ntv. Per prima cosa, gli chiediamo un parere sulla manovra del governo: per taluni un fallimento, per altri una prova di maturità. “Io la promuovo – risponde secco Cattaneo – Con due terzi delle risorse impegnate contro il caro energia, non si poteva fare di più. Nessuno è un mago”. E le misure per la crescita? “Qualche segnale c’è ma servono tempi migliori per passare a modifiche sostanziali. In fondo, due mesi non sono un tempo sufficiente per giudicare un governo”.

   
La Bce, con l’innalzamento dei tassi di interesse e l’annuncio di “quantitative tightening” a partire da marzo 2023, ha provocato l’impennata dello spread e il tonfo delle borse. “I mercati hanno reagito male. La Bce non solo ha annunciato che ridurrà l’acquisto di titoli di stato ma ha anche reso più stringenti i criteri per il calcolo di capitale delle banche. In questo modo i prestiti per le imprese costano di più e si prevede una stretta del credito da parte delle banche. In altre parole, la burocrazia della Bce produce norme che autoavverano le loro profezie”. Loro, nel senso di chi? “Dei burocrati della Bce che prevedono strette creditizie e una recessione in buona parte provocata anche dai loro provvedimenti. Servirebbe una voce politica forte anche a livello di Unione europea che contrasti una politica economica miope della Bce. La signora Lagarde non è un’economista, e questi signori dovrebbero, ogni tanto, calarsi nella realtà”. Uno scenario di stagflazione è plausibile per il 2023? “Il rischio è alto. L’inflazione negli Stati Uniti è dovuta all’aumento della domanda, in Europa invece essenzialmente alla crisi energetica dovuta alla guerra in Ucraina. Gli europei stanno pagando il prezzo più alto mentre gli americani continuano a pagare il gas meno di venti dollari a megawattora e le azioni contro l’inflazione purtroppo sono tutte recessive”. L’Europa ha finalmente un price cap. “Con un anno di ritardo, adesso che il prezzo è sceso intorno ai 100 euro con un tetto a 180. L’Europa non ha una voce politica forte e unitaria, altrimenti avremmo chiesto agli Stati Uniti un supporto economico concreto per i danni derivanti dall’aiuto all’Ucraina, atto doveroso, evitando di mettere in crisi le nostre imprese”. 

  
Tornando alla manovra, hanno fatto discutere le misure su Pos e tetto al contante (anche se le prime sono sparite). “La premessa è che tutti siamo contro l’evasione. Va detto però che le soglie non sono un rimedio in termini assoluti, esistono paesi come Germania e Austria che non hanno alcun limite al contante e vantano un tasso basso di evasione. Eviterei semplificazioni fuorvianti, piuttosto pensiamo ai piccoli commercianti che lamentano un danno da una soglia troppo bassa.  Altro discorso è l’aspetto fiscale: negli Usa, se compri un hot-dog per strada, non ti danno la ricevuta, non esistono registratori di cassa perché per talune categorie si applica un’aliquota forfettaria al di là del volume di affari. Dobbiamo semplificare”. Quali priorità suggerirebbe al governo Meloni? “L’esecutivo non ha bisogno dei miei suggerimenti. A mio parere occorre liberalizzare, che non vuol dire ‘privatizzare’. Dobbiamo eliminare gli ostacoli per chi vuole intraprendere, dobbiamo creare un ambiente competitivo, dal fisco alla burocrazia, contrastando le situazioni di monopolio, pubblici o privati che siano”. Lei si sente un manager pubblico o privato? “Io oggi lavoro senza nessun contributo dello stato, quindi mi sento un manager e imprenditore privato. Sono un liberale, lo sono sempre stato, per una società aperta e non chiusa che applica la competitività tra imprese in un sistema economico. Il nostro paese deve trovare pace, serve una stagione che liberi le migliori energie lasciando spazio di manovra a chi vuole fare restringendo la voracità dell’impresa pubblica. Da troppi anni, in Italia, manca una vera politica industriale. Nessuno dà la direzione di marcia, in compenso si distribuiscono finanziamenti a pioggia, a carico dei contribuenti. Lei pensi al settore delle infrastrutture: adesso c’è Matteo Salvini, che sta facendo bene. E’ sicuramente un uomo di rottura e può portare quel cambiamento che serve nel mondo dei trasporti dove esistono troppe commistioni e troppe zone d’ombra, l’arbitro non può pretendere di giocare anche in campo”. 

 
Passando all’energia, il Tar del Lazio ha respinto l’istanza cautelare sospensiva presentata dal Comune di Piombino contro l’installazione  della nave rigassificatrice, indispensabile per superare l’inverno 2023-2024. “Fa specie che da un tribunale possa dipendere l’inverno degli italiani. Per carità, tutto avviene secondo le leggi ma un interesse particolare, per quanto legittimo, non può prevalere sull’interesse collettivo. Su questioni strategiche solo il governo centrale dovrebbe decidere. Tutti vogliamo le opere pubbliche, poi la sindrome Nimby spesso blocca tutto. E’ necessario semplificare i procedimenti autorizzativi e prevedere iter giudiziari più snelli. Se una comunità subisce un danno, è giusto che riceva compensazioni adeguate”.

 
 Ita airways sembra a un passo dal matrimonio con i tedeschi di Lufthansa. “L’Italia è un paese a vocazione turistica, perciò l’esistenza o meno di una compagnia di bandiera fa la differenza. Ita airways può essere in perdita perché non è la stessa cosa per un volo intercontinentale atterrare a Roma o in un’altra città europea, e quindi andrebbe sostenuta. Il pil prodotto da un volo diretto Roma-New York è certamente maggiore di quello che passa per un’altra capitale”. Secondo lei, l’Italia può vincere la sfida dell’autonomia strategica in materia, per esempio, di pannelli fotovoltaici? “E’ doveroso costruire una filiera tutta italiana che includa anche la produzione nazionale di pannelli. So che Enel ha aperto uno stabilimento a Catania dedicato a questo ma poi lo ha fatto anche negli Usa. E’ un approccio che non condivido: se si vuole salvaguardare l’interesse nazionale, si dovrebbe produrre in Italia e non altrove”. Enel è il primo produttore privato di rinnovabili al mondo. “Privato, non direi. Il 30 per cento è direttamente riconducibile allo stato. Ma, guardi, il problema non è pubblico o privato. Esistono monopoli privati, e si può essere ottimi manager anche nel pubblico”. 

 
Lei dove si immagina domani, anzi in primavera? “Io mi immagino dove sono oggi con il mio lavoro e con il mio impegno”.

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