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Aurora Leone dei The Jackal: «Quentin Tarantino, posso fare la morta nel tuo prossimo film?»

Non solo The Jackal: Aurora Leone torna alle origini, ai monologhi a teatro scritti e recitati in un one-woman show e lo fa anche nell’ultima tappa sold out del tour Vero a metà, che chiude i battenti sabato 17 dicembre a Milano, dopo i successi di Roma e Napoli. A 23 anni ha già una carriera avviatissima, che include Pechino Express e Italia’s Got Talent, tanti progetti digital e le esilaranti incursioni con il collettivo comico campano in istituzioni come l’Ariston (con Operazione Sanremo) e gli Europei di calcio. Da Prova Sa Sa (Amazon Prime Video) al podcast Biscotti’s – Storie dell’Internet su Spotify, mette in scena con versatilità un talento comico irresistibile.

Al telefono, prima delle prove dello spettacolo, è un fiume in piena e condivide sogni, obiettivi e passioni per il 2023 che già si preannuncio ricco di sorprese e carico di aspettative. 

Ma lei una vacanza non se la concede mai?

«Stavolta sì, a Natale mi fermo. Non ho voglia di partire, ma per una volta di restare… e godermi il dolce far niente a casa». 

Com’è la sua famiglia?

«Molto, molto “attaccata”, numerosa, insomma meridionale: mi segue in tutte le date e forse è questo il segreto del sold out».

È vero che sua nonna ha conquistato anche Stefano De Martino? 

«Verissimo. Appena si sono accese le luci in sala dopo lo show di Napoli nonna Aurora si è fiondata su di lui, da sola. Non la vedevo camminare così bene da anni, si è proprio precipitata ad abbracciarla. A Stefano ha detto che lo considera un nipote».

Cosa hanno detto a casa sua di una carriera così nomade? 

«All’inizio c’era scetticismo perché questa strada non porta a una destinazione fissa, segue l’ignoto. Ma io ci ho sempre creduto tanto e a 17 anni ho affittato il teatro di Caserta da sola per fare uno spettacolo con un monologo scritto da me. Sono venuti tutti e si sono sentiti coinvolti».

È figlia d’arte? 

«Papà è architetto e lavora in un’azienda di gioielli ma ha sempre scritto spettacoli teatrali ed è l’unico a cui faccio leggere i monologhi che preparo».

Mamma che dice? 

«Lei sospira e mi ricorda che mi mancano quattro esami alla laurea, vorrebbe che finissi l’università. La capisco, neppure io ho smesso di crederci e spero che possa tornare a darne qualcuno il prossimo anno».

Che effetto le ha fatto esibirsi nella sua terra, a Napoli? 

«Il camerino del Teatro San Nazzaro è tappezzato di foto di Eduardo De Filippo e di Luigi Pirandello. Vederle mi ha fatto rinsavire e mi ha ricordato cosa stesse per succedere in questo tempio storico che ha ancora le corde del sipario. Per quanto ho teso gli addominali prima di andare in scena credo di aver concentrato in dieci minuti un intero anno di palestra».

Il titolo dello spettacolo è un tributo a Nero a metà di Pino Daniele. Chi le ha fatto conoscere le sue canzoni?

«Papà me lo faceva ascoltare fin da quando avevo sette anni, assieme a Guccini e De Andrè, durante i viaggi in macchina o nei tragitti per andare a scuola. Era il nostro rituale, un ascolto attento in cui impari tutte le parole».

Che ruolo ricopre oggi la musica nelle sue giornate? 

«Resta una costante, sempre in sottofondo: quando cammino, quando mi preparo, quando sono in treno. La mia è una playlist trasversale che include il cantautorato italiano classico e i nuovi talenti come Blanco». 

Anche nella vita è in bilico tra generazioni diverse?

«Sì, da un lato i compagni di università e dall’altra i colleghi più grandi, sposati e con figli, ossia quelli già pentiti delle varie scelte. Io sono nel mezzo, come Balto che non è né cane né lupo: lui sa cosa non è e anch’io».

Di una donna si usa dire che o è bella o è simpatica. Quanto è difficile essere una comica oggi? 

«In quanto top model io difendo la categoria delle belle. Scherzi a parte, per fortuna ci sono moltissime donne che sanno essere entrambe e dimostrano quanto sia assurda come premessa». 

Li sta seguendo i Mondiali di calcio?

«Certo e mi ha fatto piacere vedere il Marocco in semifinale, non era mai successo ad una squadra africana. Ora però tifo Argentina, da tifosa del Napoli non posso fare altrimenti».

Sogna mai un’incursione oltreoceano, da Jimmy Fallon, come Sabrina Impacciatore o i Maneskin?

«Magari! Intanto sono felice che i nostri talenti vengano riconosciuti a livello internazionale».

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