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Arriva il Saint Andrews Day: le migliori birre artigianali per festeggiare il patrono di Scozia

Grazie a “Cantina della Birra” (il sito www.cantinadellabirra.it), il più grande shop online per l’acquisto di birre artigianali in Italia, il 30 novembre è la data in cui i beer lovers italiani possono riscoprire l’affascinante e variegato mondo delle birre artigianali scozzesi: dalla Bramble & Coffee Sour di Vault City Brewing alla Echelon Session Pale di Six Degrees North; dalla Jarl di Fyne Ales alla Bravehop di Loch Lomond Brewery; dalla Planet Pale di Brewdog alla Mandarina Sky di 71 Brewing.

In questa data infatti viene commemorato il Saint Andrew’s Day, il giorno dedicato a Sant’Andrea apostolo patrono di Scozia, una festività molto sentita dagli scozzesi, che la celebrano con canti e balli tradizionali accompagnati da abbondanti piatti tipici (quali l’haggis e il cullen skink, una densa zuppa a base di eglefino affumicato, patate e cipolle) e da fiumi di birre artigianali locali. Quest’ultimo dettaglio potrebbe sorprendere: quando si parla del Paese delle Highlands, infatti, si è portati immediatamente a pensare al whisky, un prodotto reso ormai proverbiale dal suo successo mondiale.

Ma l’industria scozzese degli alcolici si estende su territori ben più ampi, includendo, oltre ai celeberrimi gin, una tradizione di produzione artigianale di birre che prosegue ininterrotta da ben cinque millenni, arrivando fino alle oltre 90 birrifici artigianali presenti oggigiorno nel Paese. Queste realtà producono ottimi fermentati rispettando la tradizione locale, quella che prevede Ale molto più maltate e più scure rispetto alle loro corrispettive inglesi, a volte anche torbate e talora assai robuste (Scotch Ale). Il dettaglio non stupisce, considerato il clima rigido di questi territori, anche se non mancano eccellenti esempi di Lager (di solito più piene rispetto alle “cugine” inglesi) e birre luppolate. A volte, l’uso di malti tostati a torba dà un sentore “affumicato” tipico anche dei whisky di Islay. Spesso, inoltre, non sono pienamente fermentate rispetto alle birre più diffuse nel mondo e il contenuto alcolico può essere basso in confronto alla densità.

Il mondo delle birre artigianali scozzesi, dunque, è inscindibilmente legato alla tradizione locale, di cui è parte la leggenda di come Sant’Andrea divenne il patrono del Paese. Scozia, tardo VIII secolo: a pochi chilometri dalla odierna Edimburgo, il re Óengus II dei Pitti si prepara con i suoi soldati all’ennesima, dura battaglia contro gli angli, le cui truppe sono numericamente superiori. Il re si inchina a pregare Sant’Andrea, molto venerato nel Paese, promettendogli che, se avesse vinto per sua grazia lo scontro, lo avrebbe eletto come loro santo patrono. All’improvviso, in cielo appare un segno: una nuvola incrociata a X, come la croce su cui otto secoli prima fu martirizzato Sant’Andrea. Indicando l’apparizione divina, Óengus II incoraggia dunque le truppe, affermando che, grazie alla protezione del Santo, la vittoria sarebbe stata loro. Così fu, e da allora Sant’Andrea divenne patrono di Scozia, la sua croce (bianca su sfondo azzurro, come la nuvola apparsa quel giorno in cielo) fu posta come simbolo della bandiera nazionale e a tutt’oggi appare sui tetti di molte abitazioni storiche, nella convinzione che impedisca alle streghe di passare dal camino.

Ma l’influenza della tradizione sulle birre non finisce qui

Per esprimerne la gradazione alcolica, infatti, molti birrifici utilizzano ancora oggi il vecchio sistema scozzese basato sulle monete (più alto il valore della moneta, più alta la gradazione): 60 shilling (60/-), 70 shilling (70/-), 80 shilling (80/-) e 90 shilling (90/-): è proprio quest’ultimo tipo di birra a essere conosciuto con la denominazione di Scotch Ale o wee heavy. Non bisogna inoltre dimenticare un ingrediente fondamentale: l’acqua, che in Scozia ha caratteristiche organolettiche uniche al mondo, che influenzano tanto le birre quanto gli Scotch whisky e il gin. Inoltre, diversi birrifici stanno riproponendo antichissime ricette, spesso risalenti ai tempi dei Celti, che prevedevano l’utilizzo di erbe amaricanti ed essenze vegetali o floreali di vario genere al posto del luppolo (visto l’alto costo dell’importazione e la scarsa reperibilità): ad oggi è possibile assaporare birre realizzate con aghi di abete, pigne, fiori di erica, bacche di sambuco, alghe marine e uva spina. Tradizione e originalità sono quindi le due direttive solo apparentemente contraddittorie che innervano la realtà delle birre artigianali scozzesi.

Una realtà che è possibile scoprire grazie al portale di Cantina della Birra, coadiuvata nella scelta delle bottiglie più rappresentative da Scottish Development International (SDI), l’agenzia ufficiale del governo scozzese che promuove i rapporti commerciali tra la Scozia e i mercati esteri.

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