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Andrew Garfield: poco cibo e niente sesso per sei mesi (per recitare con Scorsese)

Alcuni attori non hanno il senso della misura e del limite. E non stiamo parlando di capricci e pretese da vip ma di vere e proprie rinunce fatte in nome dell’arte. Per entrare fino in fondo nei panni di alcuni personaggi si sono trasformati fisicamente ed emotivamente. Si chiama metodo e per applicarlo c’è chi è disposto a spingersi molto, molto oltre i propri limiti.

Andrew Garfield ha di recente condiviso la sua esperienza raccontando le privazioni a cui si è sottoposto per le riprese del film Silence (chi lo volesse vedere o rivedere lo trova su Raiplay). Nella pellicola di Martin Scorsese recita con Liam Neeson e Adam Driver per mettere in scena la storia di tre padri gesuiti che si recano da Macao in Giappone alla ricerca del loro padre spirituale (a quanto si dice in giro si è convertito al buddismo).

Il 39enne britannico ha detto durante il WTF Podcast di Marc Maron che per incarnare pienamente lo spirito del missionario Giuseppe Chiara si è ridotto alla fame e si è privato del sesso per sei mesi per provare sulla sua pelle la condizione del sacerdote.

L’attore, che dal 18 al 22 settembre torna al cinema con la versione estesa di Spider-Man: No way home, debutta il 31 agosto su Disney+ con la serie In nome del cielo: il ruolo lo vede protagonista nei panni di un detective, Jeb Pyre, che indaga sull’omicidio di una giovane donna e di sua figlia, per poi scoprire il coinvolgimento in alcune pratiche religiose molto rigide. La religione è uno dei temi che Garfield ha toccato di recente anche in un altro progetto, Gli occhi di Tammy Faye: qui interpreta il tele-imbonitore marito del personaggio principale (che è valso il Premio Oscar a Jessica Chastain), sempre indagando sulle conseguenze della fede e delle sue declinazioni non sempre ortodosse.

Quanto al periodo di astinenza per Silence, però, ha precisato di non essersi lasciato andare a comportamenti strani o irrispettosi sul set: «Recitare in quel mondo non vuol dire comportarsi da str***i con la troupe. Per me vuol dire vivere circostanze immaginarie in maniera credibile conservando un comportamento gentile con tutti e restando un essere umano normale, che sta in parte quando deve e il resto del tempo esce dal ruolo».

L’ha imparato durante un provino con Ryan Gosling nel 2005: «Mi sentivo come se fossi stato in scena con un animale selvaggio e non sai se vuole baciarti o ucciderti». Quel giorno gli ha chiesto di lavorare con la sua acting coach Greta Seacat, che l’ha poi seguito nei ruoli successivi, inclusa la grande svolta nella sua carriera con The social network.

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