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Alla fine Meloni è l’unica che sotto sotto spera in Draghi al Quirinale

Roma. “Chi lo sostiene non mi pare abbia molta voglia di mandarcelo, scherzando si potrebbe dire che per il Qurinale siamo noi i più draghiani di tutti”, dice al Foglio Marco Osnato, deputato lombardo di Fratelli d’Italia. L’incrocio tra pandemia e le imminenti elezioni quirinalizie è un laboratorio in cui si producono paradossi.

E così, per qualche ora dopo l’annuncio di due giorni fa dell’obbligo vaccinale per gli over 50, Fratelli d’Italia, l’unica opposizione al governo Draghi, resta in un silenzio enigmatico. Dopo poco, però, ci pensa Giorgia Meloni a fare chiarezza. E lo fa con una nota durissima. “Il governo dei migliori continua con la sua folle e illiberale deriva ideologica, arrivando a intaccare ancora di più i diritti civili, cercheremo di stopparli in Parlamento”. Draghi malissimo dunque, ma anche, perché no, Draghi al Quirinale. “Sicuramente non è il nostro candidato, noi ne abbiamo un altro (Silvio Berlusconi, ndr)”, si affretta a chiarire Osnato per evitare pericolosi fraintendimenti. Ma tutto si tiene, in questo momento, lungo una linea sottile densa di contraddizioni. E come potrebbe essere altrimenti. In potenza, l’unico partito all’opposizione potrebbe anche sostenere la candidatura del presidente del Consiglio, fornendo al premier l’auspicata maggioranza “ancor più larga” di quella che sostiene l’attuale governo, ma di certo non potrebbe esserne l’artefice.
Figuriamoci poi dopo gli ultimi provvedimenti “folli e liberticidi”. Eppure nelle critiche feroci al governo, i bersagli sono sempre altri. Mai con nettezza il presidente del Consiglio. Lo fanno capire anche i paragoni. Nella nota di Giorgia Meloni si legge: “Sembra di essere tornati ai tempi del peggior governo rossogiallo, con il Pd, Speranza e qualche altro ministro ‘illuminato’ a dettare legge”.

Per Fratelli d’Italia, d’altronde, Draghi al Quirinale è la via maestra per tornare al voto. “In questo momento – ci dice il vicepresidente della Camera di FdI Fabio Rampelli – c’è la percezione di un impulso più visibile da parte di Draghi per andare al Colle. Se così fosse ci sarebbe la fine anticipata della legislatura, che per noi sarebbe un’ottima notizia”. Si tengono aperte tutte le porte dunque.

Tornando al merito delle critiche, comunque, la posizione del partito di Meloni è stramba, in apparenza. Da un lato, ci spiega Rampelli: “Il governo non è stato purtroppo capace di persuadere una quota di cittadini a vaccinarsi e oggi i non vaccinati riempiono ospedali e terapie intensive mettendo a rischio la tenuta del sistema ospedaliero”. Dall’altra però, sostiene il deputato e responsabile dell’organizzazione di FdI Giovanni Donzelli: “Il governo ha sbagliato a dire che per superare la pandemia l’unica arma era il vaccino”. Nella critica è tutto un: “si poteva fare diversamente”, “Si doveva agire prima”, “rafforzare il trasporto pubblico”. La chimera, dipende dall’interlocutore, talvolta prende il nome di “ventilazione forzata”, tal’altra di “aerazione a meccanica controllata” da installare nelle scuole e negli uffici di tutto il paese. Insomma, il salvifico super condizionatore, al posto dell’odiato super green pass, che, avrebbe evitato la quarta ondata (malgrado in proposito non esistano evidenze scientifiche).

Sui vaccini la linea è più chiara: meglio la persuasione dell’obbligo. Dice Osnato: “Per gli over 50 più reticenti alla vaccinazione servivano sistemi diversi dagli hub. In Val Brembana qualcuno è andato a chiedere al vecchietto di Castione della Presolana come mai non si è vaccinato? Anche con i migliori hub del mondo e l’obbligo vaccinale quel signore non andrà a vaccinarsi. Servivano équipe di psicologi, medici e magari anche parroci, per un’operazione di persuasione gentile”.
 

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