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Alexis Mac Allister, l'argentino con cognome scozzese, passaporto italiano e un padre che giocò con Maradona – Il Fatto Quotidiano

La palla taglia l’area di rigore polacca, assediata dal primo minuto da un’Argentina finalmente convincente e desiderosa di chiudere il discorso qualificazione senza dover fare calcoli pericolosi. Solo le parate di Szczesny (tra cui quella sul calcio di rigore di Messi) ancora inchiodano il risultato sullo zero a zero. Il cross dalla destra di Molina trova l’inserimento del numero 20 de La Seleccion. Il destro di prima intenzione è sporcato, angolato, lento. Il pallone bacia appena il palo e si infila alle spalle del portiere della Polonia. Alexis Mac Allister ha portato in vantaggio l’Argentina. Una spinta decisiva verso gli ottavi di finale.

Radici britanniche, nome scozzese e un talento calcistico sbocciato nella Pampa, nel cuore dell’Argentina. Ma Alexis Mac Allister ha anche un po’ di Italia all’interno del proprio albero genealogico. Infatti possiede il passaporto italiano. Il merito è degli antenati della mamma Silvina Riela, figlia di un ex-giocatore come El Pocho Carlos Alberto Riela e di Maria Elida Garcia. Quest’ultima aveva origini di Belmonte del Sannio, in provincia di Isernia in Molise. Una famiglia che può vantare anche un singolare quanto prestigioso traguardo. Aver giocato sia con Diego Armando Maradona che con Lionel Messi.

Quella di Alexis infatti è una famiglia di calciatori. Siamo negli anni ‘80 e ‘90 quando Carlos e Patricio Mac Allister, rispettivamente padre e zio, sono protagonisti in Argentina. In particolare il primo, ex-difensore dai modi rudi passato da Argentinos Juniors, Boca Juniors, Racing e Ferro Carril Oeste. In maglia Xeneizes ha pure vinto un campionato argentino, l’Apertura 1992. L’anno prima di indossare la maglia albiceleste, durante lo spareggio per Usa ’94 vinto contro l’Australia. È in quella occasione che le strade di Maradona e della famiglia Mac Allister si intrecciano. Un mondiale che Carlos Mac Allister non riuscirà a giocare. Pochi giorni prima del torneo Bilardo lo taglia, trasformando la speranza in un’amara delusione.

Il sogno familiare però non si è concluso. Carlos ha tre figli, Kevin, Francis e Alexis. Tutti hanno una grande passione per il pallone e non solo. Hanno anche una grande predisposizione. Soprattutto il più piccolo, Alexis, nato a Santa Rosa il 24 dicembre 1998. Se il padre era un difensore dai piedi pesanti e dalla grinta eccessiva, lui è uno che in campo pensa e crea a ridosso delle punte. Una tecnica e una visione di gioco che compare inizialmente nella scuola che porta il suo stesso nome, il Deportivo Mac Allister (fondato dal padre) e che non passa inosservata. I primi talent scout segnano il nome Alexis quando ha appena sei anni. Anche Kevin e Francis vengono visionati (oggi giocano entrambi in Primera Division rispettivamente con le maglie di Argentinos Juniors e Rosario Central).

Il primo grande salto in avanti Alexis lo compie finendo al Club Social y Deportivo Parque, una delle fucine di talenti più prolifica del calcio argentino. Il luogo da cui sono usciti gente come Maradona, Riquelme e Tevez. Dalla scuola del guru Ramon Maddoni all’Argentinos Juniors il passo è breve e quasi naturale (qui nelle giovanili gioca in attacco al fianco dell’attuale fiorentino Nico Gonzalez). Ad Alexis le cose riescono facilmente. Eppure inizialmente ci sono malelingue. Un numero esiguo ma esistente. Il motivo è proprio quel cognome così conosciuto nell’ambito calcistico argentino e che diventa importante anche sul piano politico. Papà Carlos arriva infatti a occupare un ruolo rilevante al ministero dello Sport nel 2016, proprio nell’anno del debutto in blocco dei tre fratelli nella massima serie argentina.

Tre anni all’Argentinos Juniors, uno in prestito al Boca Juniors e poi arriva la chiamata dall’Europa. La Premier League ha messo gli occhi su di lui. In particolare il Brighton, alla ricerca di giovani talenti per accrescere una squadra che da due stagioni fatica a mantenere la massima divisione inglese. L’affondo decisivo viene portato nel gennaio 2020, quattro mesi dopo il suo esordio con l’Argentina durante una noiosa e dimenticabile amichevole contro il Cile finita zero a zero. La cifra è di quelle importanti: 12 milioni di sterline. Sei mesi di apprendistato e poi le chiavi del centrocampo dei Seagulls passano nelle sue mani. Alexis Mac Allister diventa progressivamente un punto di riferimento della squadra inglese allenata da Graham Potter e il nuovo numero 10. Una centralità che non diminuisce nemmeno quando al Brighton arriva Roberto de Zerbi. Nato come mezza punta (o all’occorrenza trequartista), Alexis in Inghilterra subisce una trasformazione che segna un nuovo passo in avanti nella sua carriera. Il suo raggio d’azione viene arretrato. Da raffinato cercatore dell’ultimo passaggio diventa una mezzala box-to-box. Un ruolo che lo mette sotto la lente d’ingrandimento dei massimi osservatori europei (tra cui quelli dell’Inter) e non solo. È quella la posizione che ha conquistato il ct argentino Scaloni. Un cambiamento grazie al quale Alexis Mac Allister è riuscito a realizzare un vecchio sogno di famiglia di 28 anni fa.

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