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Acque minerali, chi ci marcia con la Co2 gassando il prezzo?

Produttori e i distributori di Co2 avrebbero comunicato ad alcune imprese alimentari che alla ripresa delle forniture dopo le interruzioni estive scatteranno rincari in alcuni casi con effetto retroattivo al 1° luglio. E il Codacons avanza l’ipotesi del cartello

Un cartello tra i produttori e distributori italiani di CO2 che starebbe portando alla latitanza dagli scaffali dei supermercati di numerose bevande come bibite gassate, acqua minerale, alcolici e analcolici finalizzato a un aumento generalizzato e ingiustificato dei prezzi. Lo ipotizza il Codacons che non sembra voler credere all’aumento dei costi dell’energia, che rende l’estrazione dell’anidride carbonica sempre più difficoltosa, come solo fattore scatenante del fenomeno.

I SOSPETTI AVANZATI DA CODACONS

Per l’associazione saremmo di fronte a “una situazione che rischia di far impennare i prezzi di acque minerali e bibite come effetto della minore offerta e che potrebbe realizzare una forma di abuso di posizione dominante da parte delle aziende leader nel settore”.

Per questo il Codacons ha presentato un esposto all’Antitrust in cui si chiede di accertare la condotta posta in essere dai 5 maggiori produttori e distributori di CO2 che avrebbero improvvisamente comunicato la sospensione della fornitura di anidride carbonica mettendo in difficoltà non solo le aziende produttrici di acque minerali e bevande, ma anche le imprese che utilizzano CO2 per la buona conservazione degli alimenti confezionati. Il sospetto che i produttori e i distributori di CO2 alla ripresa delle forniture richiedano consistenti aumenti di prezzo sembrerebbe confermato dalle comunicazioni di recente inviate ad alcune imprese, da fornitori diversi, con rincari in alcuni casi con effetto retroattivo dal 1° luglio.

Gli aumenti dei prezzi, al momento, a detta delle segnalazioni dei consumatori pervenute alla stessa Codacons, sarebbero limitati ai soli negozi di quartiere e non riguarderebbero la grande distribuzione. Ma sarebbe solo questione di tempo, dato che, esaurite le scorte nei magazzini, i rincari sarebbero generalizzati. “Il dito del Codacons – si legge sul Sole 24 Ore – è puntato contro la Yara di Ferrara, il principale produttore italiano di anidride carbonica ad uso dell’industria alimentare, e contro quattro distributori: Sol, Basf, Air Liquide e Nippon Gases. Al netto della crisi energetica, infatti, il dubbio che qualcuno stia speculando sulla situazione è venuto a parecchi”.

Del resto in molti hanno trovato sospetto che l’allarme circa la carenza di CO2 sul mercato alimentare sia arrivato in piena estate, quando le vendite delle bibite gassate comprensibilmente aumentano. Si dirà che anche l’impennata dei prezzi dell’energia è arrivata in estate, ma non spiegherebbe comunque i vari stop nella produzione, prima per manutenzione, poi per via del caro energia. Stop concomitanti ma di fornitori differenti. Infine, le lettere, sempre di fornitori e produttori di CO2 differenti, indirizzate alle aziende d’acqua minerale di cui parla il Codacons: la produzione riprende, ma il prodotto costa di più, un aggravio dei prezzi in diversi casi perfino retroattivo, retrodatato al primo luglio. Se a questo aggiungiamo che la situazione pare un unicum tutto italiano, l’ipotesi del cartello per specularci potrebbe essere più che un mero esercizio di logica.

COSA SAPPIAMO SULLA SPARIZIONE DELLA CO2 DAL MERCATO ALIMENTARE

Tutto è nato dalle dichiarazioni di Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato di Acqua Sant’Anna, che a inizio luglio ha spiazzato i consumatori avvertendo: “La Co2 è introvabile e anche tutti i nostri competitori sono nella stessa situazione – aveva detto il numero 1 dell’azienda di Vinadio, nel Cuneese -. Siamo disperati, è un altro problema gravissimo che si aggiunge ai rincari record delle materie prime e alla siccità che sta impoverendo le fonti”. “Le aziende di Co2 – aveva dettagliato Bertone -, ci spiegano che preferiscono destinare la produzione al comparto della sanità”.

La difficoltà a trovare l’anidride carbonica per prodotti alimentari si era già presentata alla fine dell’anno scorso “ma eravamo riusciti a tamponare quella che in questi giorni sta ripresentandosi in forma di vera emergenza, che riguarda tutti i produttori europei – ha sottolineato Bertone -. Saremmo disposti a pagarla di più anche se già costava carissima ma non c’è stato verso di fare cambiare idea ai nostri fornitori”.

Il rischio per gli amanti dell’acqua frizzante è ormai ben presente all’orizzonte: “Così – ha concluso Bertone – l’acqua gasata rischia di finire: una volta finiti gli stock nei magazzini di supermercati e discount, non ci saranno più bottiglie in vendita”.

LA CO2 GASERÀ UN MERCATO GIÀ RICCO?

Del resto quello della CO2 è un mercato d’oro. Secondo i dati di NielsenIQ, le vendite della sola acqua minerale nel canale off-trade italiano (ipermercati, supermercati e discount) nel periodo gennaio-maggio 2022  hanno registrato una crescita del +6,4% in valore (886 milioni) e del +4,7% rispetto allo stesso periodo del 2021. Dopo la tempesta del Covid che aveva portato a una compressione generalizzata dei consumi, con il graduale ritorno alla normalità, l’allentamento delle limitazioni per il contenimento della pandemia e la ripresa dei flussi turistici, nel 2021 i dati sull’acquisto di acqua in bottiglia nei ristoranti e nei bar della penisola hanno cominciato a riprendere quota e il mercato è tornato a crescere, superando nel complesso i 136 milioni di ettolitri (+4,9% rispetto al 2020)». Parliamo di un settore da circa 3 miliardi di euro, dove il 17% del totale è gassata. E non è nemmeno il solo impiego della CO2 per scopi alimentari.

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