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Accordo sui balneari. Ma per calcolare gli indennizzi ci vorrà un nuovo decreto

Il testo dell’emendamento sulle concessioni balneari è stato approvato dal Senato: dopo l’intesa di maggioranza passerà alla commissione Bilancio del Senato e successivamente alla commissione Industria. Nel testo sono principalmente due le novità: innanzitutto è stata prevista la possibilità di proroga massima di un anno per i casi che presentano “difficoltà oggettive” per lo svolgimento delle gare. Chi perde la concessione avrà diritto a degli indennizzi che però non sono stati delineati perché verranno successivamente definiti quindi lasciano, per ora, la questione aperta. I decreti attuativi saranno da presentare entro sei mesi e stabiliranno il valore dell’impresa a cui fare riferimento da riconoscere ai concessionari uscenti, a carico dei concessionari subentranti. In caso di stabilimenti che hanno realizzato lavori abusivi o mal comunicati al demanio, l’indennizzo non sarà concesso. 

 

Per quanto riguarda la mappatura che sarà gestita dal ministero dell’Economia, si intende sviluppare una nuova banca dati che inquadrerà la casistica di tutte le aree demaniali: si vuole avere la piena conoscibilità dei canoni di concessione per ogni spiaggia, la durata dei rinnovi, le aree geografiche disposte e gli enti proprietari. Inoltre saranno determinati varchi per il libero e gratuito accesso e transito per la spiaggia: chi ostacolerà l’accesso all’area di balneazione sarà sanzionato. Le procedure selettive saranno svolte nel rispetto dei principi di imparzialità, senza discriminare e trattare alla pari chiunque si proporrà ai bandi di concorso. Verrà però considerata l’esperienza tecnica e professionale già acquisita in relazione alle imprese titolari di strutture turistico-ricettive. Sono previsti presupposti e casi per l’eventuale frazionamento in piccoli lotti delle aree demaniali da affidare in concessione, per consentire anche alle micro e piccole imprese di poter partecipare. 

Sono previsti criteri più oggettivi per calcolare la remunerazione di una determinata area balneare anche in considerazione del suo pregio o meno. Al momento c’è un versamento di 2.500 euro minimo come canone concessorio, che probabilmente verrà alzato. Varie reazioni dai partiti che hanno fin da subito affrontato la questione del balneare come arma politica per contrastare gli avversari: il Pd si è esposto tramite le parole del deputato Umberto Buratti, candidato sindaco di Forte dei Marmi alle prossime amministrative: “Con l’accordo di maggioranza chiuso sulle concessioni balneari si riconosce il sacrosanto diritto a un indennizzo per i concessionari che non otterranno il rinnovo. Tuttavia, ora viene la fase più delicata. E’ indispensabile lavorare a decreti attuativi che stabiliscano criteri giusti e oggettivi per quantificare gli indennizzi e tutelare gli imprenditori. In particolare, per una corretta definizione, servirà una mappatura puntuale – che non dovrà essere solo geografica ma anche legata alla tipologia della concessione e alle attività svolte” ha commentato Buratti. 

Da Fratelli d’Italia è la stessa leader Giorgia Meloni che ha definito l’accordo “ridicolo e vergognoso”. “Rimandare la questione degli indennizzi addirittura al governo, con il rischio più che concreto che questi vengano fortemente osteggiati dalla commissione europea e non vedano mai la luce, vuol dire lasciare totalmente senza tutele i concessionari attuali, che si vedranno in buona parte espropriate le loro aziende a favore delle multinazionali straniere” ha affermato il presidente di FdI. “Da un governo del genere, e dai decreti attuativi che è chiamato ad emanare, non ci aspettiamo altro che la mazzata definitiva a decine di migliaia di imprese che rappresentano un pezzo fondamentale del nostro turismo. Ora lo Stato espropria i privati a vantaggio di altri privati, più grandi e più forti. Contro questo scempio Fratelli d’Italia continuerà a battersi in ogni sede”.

La Lega ha commentato che “sono stati fatti passi in avanti che sbloccano la discussione del disegno di legge Concorrenza. In particolare, per noi era fondamentale che venisse accolto, senza definizioni che ne limitassero la portata, il principio degli indennizzi per le imprese che dovessero perdere la concessione”. Altro aspetto su cui gli esponenti della Lega sostengono di aver puntato è stato quello della definizione dei caratteri di premialità fondati: sul riconoscimento dell’esperienza tecnica e professionale già acquisita; sulla natura dell’impresa: micro, piccola o a condizione familiare, che possa trarre dalla concessione l’unica fonte di reddito; sulla tutela dei lavoratori, promuovendone la stabilità e sulla promozione dell’imprenditoria giovanile e femminile. Ma, come giù anticipato, insieme con i colleghi di Forza Italia i leghisti hanno dovuto rinunciare al riconoscimento del valore d’impresa per chi possedeva delle concessioni: fattispecie che non è prevista nella riformulazione del testo. 

Infine i deputati M5S hanno commentato dicendo che “dopo 16 anni dalla direttiva Bolkestein la riforma delle concessioni balneari è oggi realtà. La riforma è in linea con le indicazioni delle massime Corti dello Stato, intervenute proprio perché le forze politiche negli anni non hanno saputo trovare un accordo. Accordo che oggi c’è proprio per la tenacia del Movimento cinque stelle che, tutelando tutti gli interessi in gioco, ha premuto affinchè il compromesso non fosse al ribasso”. 

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