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A Vicenza Conte si traveste da Berlinguer per rubare voti al Pd

Il tour veneto del leader del M5s fa tappa a un evento della sinistra-sinistra. Dal palco scandisce gli slogan che i dem non riescono più a dire e prova a intercettare la delusione di chi siede tra il pubblico. “Grillo? Lo vedrete. Lo vedrete presto”

Vicenza. Forse per apparire più rivoluzionario, forse soltanto per via della grande afa che presto porterà temporale, Giuseppe Conte si è presentato sul palco in maniche di camicia. Per una volta, ha lasciato a casa gli amati gemelli. Per una volta non si vede l’iconica pochette.

Siamo alla periferia della città, dove un tempo sorgevano gli stabilimenti dell’acciaieria Valbruna, e questa è l’ultima serata del Festival Fornaci Rosse. Un festival, va da sé, molto di sinistra. Tutto organizzato da ragazzi tra i 20 e i 30 anni. Ci sono l’Anpi, la ong Mediterranea, Legambiente, la Cgil. Sandali. Barbe incolte. Bandiere rosse. Birrette artigianali (va forte quella alla canapa). Sul lato nord del parco, vivandieri offrono cous cous alle verdure, prodotti Coop e piatti della tradizione vicentina. Sul lato sud, si tengono pensosi dibattiti sul linguaggio di genere, sul dramma del precariato, sul pensiero di Marx nel XXI secolo.

Ora, se il presidente del Movimento 5 Stelle, nel suo tour elettorale per il Veneto – prima a Rovigo, poi a Treviso – ha deciso di fare una capatina di un paio d’ore proprio qui, prima di partire per l’Emilia-Romagna, il motivo è evidente. Il popolo della sinistra-sinistra si è da tempo stufato del Pd – così distante, così aristocratico, che nella rossa Bologna candida Casini, che vota a favore della borghesissima auto elettrica, che pensa che candidare un virologo con la villa sia una mossa vincente. Conte – l’uomo che già in tempi non sospetti ebbe a dire “il mio cuore batte a sinistra” – vuole semplicemente intercettare quella delusione. E così, eccolo qui. Un giornalista, livornese, di una testata importante, lo intervista. Lui risponde tirando in ballo il precariato dei giovani, il salario minimo, la diseguaglianza di genere, “l’atteggiamento bellicista” di Enrico Letta, l’insensibilità alle istanze sociali del governo Draghi, la legalità, la lotta alla mafia, l’ambientalismo, perfino i poveri cristi che muoiono in mare cercando una vita migliore.

L’intuizione di Conte, peraltro, non è poi così campata per aria. Basta fare quattro chiacchiere con i presenti per rendersene conto. “Berlinguer oggi rivive nel partito di Conte” dice Luigi, 62 anni, di Pavia, entrato nella Fgci quando ne aveva 16, che si è fatto 300 chilometri per incontrare Giuseppe. “Sono qui per curiosità. Conte non mi convince, ma il Pd… No. Mi spiace”, commenta Giovanni, 23 anni, laureando in Scienze politiche. “Il Pd ha perso l’identità”, riflette Silvano, 82 anni, metalmeccanico fino all’autunno caldo del 69, poi una vita nel sindacato. “La sinistra dovrebbe occuparsi di lavoratori, pensionati e disoccupati. Mentre il Pd tra gli operai è solo il quarto partito. Letta si faccia due domande”. “Ho sempre parlato male dei grillini” spiega Alessandro, 56 anni, libero professionista. “Ma oggi, se prendo il programma del Pd e quello dei 5 Stelle, mi piace più quello dei 5 Stelle. E la cosa mi mette molto in imbarazzo”.

Qui, due popoli, i grillini veri e quelli della sinistra-sinistra, si mischiano (l’unica cosa che veramente li accumuna è l’odio per Matteo Renzi, fischiatissimo). Per un’ora e passa, i due elettorati ascoltano l’ex premier parlare di temi di sinistra e di quanto – anche lui! guarda un po’ – sia rimasto deluso dal Pd. Quando ormai sono le dieci, il giornalista della testata importante piazza le ultime due domande. Non è che, dopo le elezioni, vi alleerete di nuovo con questo e con quello? “Abbiamo già dato”. E Beppe Grillo? “Lo vedrete. Lo vedrete presto”. Quindi Conte sfodera il suo sorriso migliore, per ribadire il messaggio che più gli preme: “Siamo in condizione di dare all’elettorato progressista l’agenda che si merita”.

È finita. Mentre il loro idolo saluta, i grillini duri e puri vanno in delirio. Una autentica bimba di Conte, anzianissima e minuta, si alza in piedi e scandisce “Con-te. Con-te. Con-te”. Una bimba autentica, seduta sulle spalle del padre, viene invece portata al cospetto dell’ex premier, quello sorride, la bacia, le dà un buffetto. I cronisti corrono da tutte le parti, in cerca di un’ultima foto (sarebbe perfetto ritrarlo sotto la bandiera rossa con la falce e il martello che campeggia nelle cucine, ma niente da fare). Solo quelli di sinistra-sinistra, rimangono al loro posto, divorati dai loro dubbi esistenziali. “Mi ha stupito la passione dei suoi fan”. “Ci sarà da fidarsi?” “L’altra sera ho visto Andrea Orlando, altro che Conte. È bravo, il problema è che è l’unico”. Anche il signor Silvano, 82 anni, metalmeccanico fino all’autunno caldo del ’69, poi una vita nel sindacato, è lì in ambasce: “Non so proprio decidermi. Il problema è che le rivendicazioni da sole non bastano, bisogna saperle concretizzare…”. Perché certo. Il Pd sarà quel che sarà. E Conte fa il suo gioco. Ma che, il 25 settembre, la gente della sinistra-sinistra correrà in massa a votare l’ex avvocato del popolo, è ancora tutto da dimostrare.

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