a-roma-nasce-la-lista-nerone,-il-folklore-al-potere

A Roma nasce la lista Nerone, il folklore al potere

Nei giardini della rotonda di piazza Re di Roma – passaggio obbligato dell’Appia nuova prima che non si fermi più, la Lista Nerone del nuovo Movimento Storico Romano di Sergio Iacomoni ha presentato la sua campagna elettorale. Un manipolo di persone, sotto nessun palco, solo una cassa, un microfono e due bandiere, mentre intorno la città definitivamente rientrata gira indaffarata intorno e quindi indifferente.

Liste sghembe, le cosiddette improbabili, quelle tematiche come i canali sul digitale terrestre, persino Forza Roma e Avanti Lazio, ci sono sempre state. Ma la Lista Nerone -il folklore al potere- è l’estremizzazione di una campagna elettorale scialba dove ognuno continua a dire la sua non su Roma ma sul dibattito su Roma, diventato un’assemblea permanente che sforna di continuo libri, editoriali, film. Per cui se da Roma si vuole soltanto la cartolina, è un attimo che Roma si mette in posa. E quale migliore cliché del gladiatore candidato?  

 

Quindi nelle comunali c’è posto anche per una Padania romana? “No, è un gioco, un colpo di coda per toglierci una soddisfazione contro la burocrazia e i pregiudizi. Per questi costumi che indossiamo abbiamo speso centinaia di euro, ci chiamano ‘figuranti’, ci dicono ‘venite mascherati o no?’, ci dicono che siamo troppo kitsch, ci confondono sempre con i centurioni del Colosseo” dice Sergio Iacomoni detto Nerone, candidato sindaco con la toga e la corona d’alloro, al primo impegno in politica, ma soprattutto fondatore del Gruppo Storico Romano, associazione culturale sulla cultura antica della capitale. Se vi siete mai imbattuti nella rappresentazione delle idi di Marzo a largo Argentina, con i senatori in tunica freschi di assassinio, se avete visto il corteo storico di gladiatori, matrone e ancelle, sfilare per via dei Fori Imperiali in occasione del Natale di Roma, se avete mai visto le foto della sede-scuola-laboratorio sull’Appia antica, avete già visto Iacomoni, alias Nerone: “Eravamo bancari appassionati di storia romana e non ci sembrava giusto che in città non ci fossero più antichi romani. Il gruppo storico nasce così nel 1994, dopo 21 anni di Banca d’italia, eravamo in cinque, le prime corazze le abbiamo fatte in casa”.  Si legge nel programma della lista che “le feste e le ricorrenze di Roma devono essere patrocinate, pubblicizzate e celebrate con la partecipazione popolare più ampia incoraggiata dall’Amministrazione”. Via però la dicitura alemanniana “Roma Capitale “e tornare semplicemente a Roma”. 

Il gladiatore sceso in politica mostra le cicatrici delle battaglie con la burocrazia romana: “ogni volta è una sofferenza, i permessi arrivano all’ultimo minuto, siamo come tollerati, ci hanno anche multati per dei gazebo. Per questo lavoriamo spesso all’estero, anche in Cina, dove ci fanno fare gli eventi dentro i siti archeologici, l’anfiteatro romano di Nimes, il palazzo di Diocleziano a Spalato, qui sono tabù. Solo una volta siamo riusciti a fare le idi di marzo nell’area archeologica. In Inghilterra i rievocatori di Ermine street, la strada romana che va da Londra a York, hanno fondato una società simile alla nostra, con costumi e attrezzature dell’esercito romano e sono diventati baronetti. Una volta Veltroni ci voleva proibire il 21 aprile perché l’evento rovinava il manto erboso del Circo Massimo, la verità è che ci scambiano per fascisti, con Alemanno hanno avuto il pudore al contrario. In realtà per vent’anni abbiamo fatto il Natale di Roma senza fasci littori. I primi a portarli sono stati gli inglesi. Prima del covid è successo l’assurdo: siamo stati diffidati dal Comune pur avendo il patrocinio Mibact e del Parlamento Europeo, ma è venuta la Sindaca in borghese col figlio a vedere la nostra celebrazione”.

La presentazione della campagna elettorale continua. È la volta di un uomo in tunica da senatore che si rivolge ai presenti e agli anziani sulle panchine in cerca di ristoro: “Amici, Romani, compatrioti, prestatemi orecchio. io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo”. Fa un certo effetto sentire Shakespeare a Re di Roma. È il capolista Giancarlo Carlone, ingegnere idraulico, autoproclamatosi Frontino (da Sesto Giulio Frontino che fu anche sovrintendente agli acquedotti di Roma), uno dei 70 candidati della Lista Nerone, come pure Mariateresa Bifulco, candidata al III municipio, fedelissima del Gruppo Storico di Iacomoni, dove da giovane rievocatrice per gioco ha trovato poi anche marito. 

Frontino, candidato al primo municipio, contesta l’idea del maximuseo di Calenda: “ci sono realtà museali anche fuori dal centro, dobbiamo decentrare il turismo e dare risorse alle periferie. Ho in testa una diffusione radiale dell’offerta turistica, a seconda dei luoghi e delle epoche”. La prima cosa che farebbe da presidente del primo municipio? “Parcheggi perimetrali per i residenti sotto al lungotevere, recuperare le banchine sul fiume, togliere il divieto di sosta sulla scalinata di piazza di Spagna dove ho passato la mia gioventù”. Rilancia la proposta del Sindaco Nerone: “Vogliamo via dei Fori Imperiali completamente pedonalizzata, popolata h24, come la Rambla a Barcellona. La sera sembra ci sia il coprifuoco, e noi vogliamo farci gazebo dell’antica Roma e somministrazione di cibi e bevande dell’epoca”. Un punto cardine della Lista Nerone è il turismo: “Incentivare e detassare l’occupazione del suolo pubblico per tavoli all’aperto e attività turistiche-culturali e di spettacolo”. La “lotta alla movida è incomprensibile – dice Nerone – per uno paghiamo tutti, si proibisce e non si regolamenta”.

 

Chiedo a Frontino: c’è un monumento a rischio in questa Roma in declino? “Ho il timore che tra 20 anni non avremo più le mura aureliane, mangiate dalle piante che crescono e distruggono”. Cerco una visione alternativa sul Tevere: “Ha senso dragare il fiume per recuperare i tesori nascosti?” La faccia è dubbiosa, svicola sulla impossibilità della navigabilità per intero. Comunque si respira aria di fondamentali, allora gioco la carta di una vecchia polemica capitolina. Il Vittoriano, il monumento che ha oscurato il sacro colle è da radere al suolo? “Assolutamente no”. S’intromette il candidato sindaco: “Appunto è un monumento. Casomai il brutto palazzo del tribunale a piazzale Clodio”. Avete in programma anche il sostegno a Fonopoli, la mitica città delle arti e dei mestieri di Renato Zero: “Sono un sorcione da sempre, non un semplice sorcino, quella era una bella idea boicottata, hanno preferito fare Auditorium, ma Fonopoli me la immaginavo piú sociale”.

 

A fine comizio l’imperatore candidato sindaco ammette davanti a tutti: “Alla fine ci siamo candidati per amore”. L’amore per Roma è un altro cliché della campagna elettorale, un sentimento sbandieratissimo che può però nascondere feroci aguzzini legati indissolubilmente alla città che quindi non può altro che fare schifo. Iacomoni intanto rigetta il mito della crudeltà dell’imperatore Nerone, “lo spiegano bene i libri di Fini e Vandenberg” ha dichiarato altrove. La lista Nerone va oltre l’amore e cerca una pax romana: c’è la realizzazione delle statue di Spartaco e a Menenio Agrippa a Montesacro, e un parco della riappacificazione con le statue dei più acerrimi nemici di Roma, “Brenno, Annibale, Pirro, Viriato, Vercingetorige, Arminio, Decebalo, Buticca, Zenobia, Fritigerno, Alarico, Attila”. Propone persino un seggio di osservatore permanente (senza diritto di voto) nell’Assemblea capitolina per un delegato papale. “Con questa lista abbiamo la coscienza a posto” conclude Nerone “perché abbiamo fatto qualcosa per Roma. Noi abbiamo un lavoro, gli altri se perdono sono rovinati perchè non sanno fare altro”. In caso di ballottaggio Nerone dichiara il rompete le righe, niente indicazioni di voto.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *