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A Roma è il Renzi day, tra orgoglio e coraggio terzopolista

“Andiamo a dimostrare che ne vale la pena! Ne valeva la pena quando abbiamo mandato a casa Conte e Salvini, ne vale la pena anche ora”, dice il leader di Italia Viva all’evento con i suoi candidati nel Lazio. Bagno di applausi

Renew Roma. Renew Europe. “Andiamo a dimostrare loro che ne vale la pena! Ne valeva la pena quando abbiamo mandato a casa Conte e quando abbiamo mandato a casa mr. Mojito, ne vale la pena anche ora”, dice Matteo Renzi alla fine dell’evento con i suoi candidati nel Lazio, arringando la folla di sostenitori all’Auditorium di via della Conciliazione. All’inizio, il grande schermo brilla di blu, con i loghi per Calenda di Azione e Italia viva. Molti volontari, molti poster, entusiasmo e qualche maglietta in stile convention americana. Ci sono ventenni e sessantenni (una signora in platea racconta di aver seguito “vari eventi nel Lazio perché è importante far vedere che siamo tanti”). Si attende appunto Matteo Renzi (“è il Renzi day”, scherzano insider del Terzo Polo), nel bel mezzo della campagna elettorale in cui per il Terzo Polo si è sentito molto parlare Carlo Calenda (“per volontà e strategia di Renzi medesimo”, dicono alcuni; “per forza di cose, viste circostanze e condizioni dello strappo Calenda-Pd”, dicono altri).

La musica di sottofondo, unita all’orario preserale, suscita nei più burloni tra il pubblico di attivisti la battuta “è meglio dell’aperitivo”, ma il dovere – cioè i dieci residui giorni di tour de force pre-elettorale – chiama. Si attendono, in zona palco, i “big” renziani, da Maria Elena Boschi a Elena Bonetti. Luciano Nobili, deputato caterpillar di ogni contesa via social e piccolo schermo (nessuno escluso, compreso in passato anche Calenda), eroe per la platea in quanto candidato in collegio complicato, fa satira preventiva sui possibili tempi grami (“l’aria condizionata funziona o siamo al razionamento?”), prima di rivolgersi alla platea per dare la carica.

Due sostenitrici di Italia Viva “dalla fondazione”, nell’attesa, commentano il discorso della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e ci trovano molti elementi a supporto della tesi: “Votate terzo polo se volete ancora Draghi”. Nobili, in modalità presentatore e mattatore, evoca il “25 settembre traguardo e punto di partenza”, e punta sull’obiettivo “che ci siamo dati, grazie alla forza di Calenda e alla generosità e lungimiranza di Renzi” (scatta l’applauso alla parola “generosità”). Poi, salutando la capogruppo di Iv alla Camera Maria Elena Boschi e la ministra Bonetti, rimembra i bei tempi del 2012 “in cui partiva il camper di Renzi” e fa leva sull’orgoglio&coraggio terzopolista: “Il nostro passato si chiama Jobs act e Industria 4.0, non si chiama bloccare tutto, non si chiama reddito di cittadinanza e unioni civili; il nostro coraggio è quello di chi ha mandato a casa Conte e ha scelto Calenda come candidato sindaco di Roma” (altri applausi). Insomma, ribadisce Nobili, “per il futuro ci sono solo due possibilità, non ve la fate raccontare: non esiste Letta, non esiste ministro degli Esteri volante in pizzeria. O sarà premier Giorgia Meloni o sarà premier Mario Draghi”.

Ed ecco che sale sul palco la presidente della commissione Trasporti della Camera Raffaella detta “Lella“ Paita: “Non vi nego che da qui è bellissimo questo spettacolo. Ed è il clima che stiamo percependo nelle piazze, tra persone che chiedono risposte serie. Siamo al fianco di chi lavora e di chi produce e non si vuole consegnare al ricatto della decrescita felice”. Il refrain è: “Diamoci la possibilità di avere Mario Draghi e non Giorgia Meloni raggiungendo la doppia cifra”.

Altro tema ricorrente: Roma come l’Italia. Ed è ovazione per il direttore di Radio Leopolda e presidente della giunta per le elezioni Roberto Giachetti: “Ricordo dieci anni fa quando c’era un gran bel clima e ricordo sei anni fa quando mi sono candidato sindaco e non c’era gran bel clima. Direi che ce ne fottiamo dei sondaggi…” (e allude al caso Calenda a Roma, un anno fa: nei sondaggi molto più basso che nel voto). “Tengo da tanto tempo a un progetto di questo tipo. Ringrazio Matteo Renzi, se non avesse fatto un passo indietro noi non avremmo questa possibilità”.

Paita presenta Maria Elena Boschi, capogruppo alla Camera ed ex ministro che “ha guardato negli occhi i nemici ed è secchionissima, e se penso ai dolori che ha dovuto subire penso alla canzone “Il talento delle donne” di Ivano fossati”. Boschi dice grazie “ai volontari, perché stiamo facendo volantinaggio tutti i giorni, e grazie ai nostri coordinatori, ai militanti e un grazie doppio a Luciano Nobili” (parte il coro “Luciano-Luciano”, il quale risponde con la battuta: “Spesso la gente giudica me e Maria Elena per l’aspetto fisico”). Boschi si dice emozionata di candidarsi e di votare a Roma “da cittadina romana per la prima volta”: “Ho scelto Roma per il mio futuro e sono contenta che questa città mi abbia accolta. Pretendiamo di più per Roma”. Ed è subito critica al sindaco Gualtieri: “Ci aspettavamo di più e meglio”. Ed è subito critica anche contro Virginia Raggi sulla scelta “scellerata” per le Olimpiadi. “Noi siamo quelli del sì”, dice Boschi evocando il famoso o famigerato, a seconda dei punti di vista, referendum del 2016: “Molti ora si rendono conto che quelle richieste erano necessarie”. Fa paura, a Boschi, “il grillismo di una parte del Pd” e fa “tristezza vedere il ministro degli Esteri che balla sulle note di Dirty dancing”. A Meloni, Boschi dice: “Dite di essere patrioti ma essere patrioti vuol dire fare un programma credibile”. E rivendica il fatto di fare parte “dell’unica forza politica che sui diritti ha scritto leggi che hanno cambiato vita alle persone” (ancora applausi).

Quando arriva Renzi sul palco sono tutti in piedi con i cartelli e i boatos. L’ex premier sorride, imita Berlusconi su TikTok, chiede ai sostenitori di impegnarsi a convincere gli indecisi, cita Michelangelo, prende in giro i “verdolini” italiani rispetto ai Verdi tedeschi e dice: “Questo paese avrà bisogno di classe dirigente”. Motivo per cui chiede il voto, alludendo agli altri, venditori “di pentole”. Come faremo senza la Taverna?, scherza. “Stanno dando al voto valore pari allo zero” (gli avversari). “Noi abbiamo mille limiti e difetti, abbiamo cattivo carattere. Beh, se preferite quelli delle barzellette…”.  E evoca il futuro e l’aerospazio, “settore che cambierà l’economia e non ne parla nessuno”. Piccola punzecchiatura alla sinistra che odia Tony Blair come tutti “quelli che vincono”. E alla destra e alla sinistra e a Conte sul termovalorizzatore e sul rigassificatore. Parla del Mes e della necessità di prevenire i problemi. Sipario. Mancano pochi giorni. Ce la possiamo fare, dice, travolto dagli applausi da “orgoglio e coraggio” terzopolista.

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l’Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l’hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E’ nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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