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A Parma un incontro dedicato ad “Alessandro Farnese. Il corpo del potere”

Redazione 21 settembre 2022 22:05

La medicina legale svela le cause della morte del condottiero Alessandro Farnese: non fu avvelenamento. Gli specialisti risolvono un “cold case” di oltre mezzo millennio fa. Protagonista della ricerca anche la professoressa Rossana Cecchi, componente del consiglio direttivo SIMLA e ordinario di Medicina Legale dell’Università di Parma, curatrice del volume dedicato alla figura del Duca. Se ne parlerà oggi a Parma, dalle ore 16.30 nell’ambito dell’iniziativa “Argento Vivo” all’Auditorium Mattioli di Palazzo del Governatore. PARMA. Un viaggio indietro nel tempo lungo mezzo millennio per indagare su uno dei misteri più affascinanti dell’età moderna: la morte di Alessandro Farnese, terzo duca di Parma ed eroe di Lepanto, scomparso a 47 anni nel 1592. Un progetto multidisciplinare su commissione dell’Ordine Costantiniano, realizzato dal RIS, il Reparto Investigazioni Scientifiche dell’Arma dei Carabinieri, e dall’Università di Parma, che ha risolto questo “cold case” del XVI secolo: la morte del condottiero non è legata a un avvelenamento, come ipotizzato in passato, ma a una pluralità di criticità correlate a pregresse condizioni fisiche e ambientali. Una scoperta sensazionale che ha conquistato anche Superquark, la trasmissione di Rai1, ideata e condotta dal compianto Piero Angela, che a questo studio ha dedicato un servizio nel corso della puntata del 10 agosto scorso e di cui si parlerà oggi nel corso dell’incontro “Alessandro Farnese.

Il corpo del potere”, organizzato nell’ambito di Argento Vivo, iniziativa dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma, grazie alla preziosa collaborazione dell’Università di Parma. Una delle protagoniste della ricerca è stata la professoressa Rossana Cecchi, componente del consiglio direttivo SIMLA e ordinario di Medicina Legale e direttrice del Laboratorio di Medicina Legale del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo di Parma, che, oggi illustrerà il progetto nel corso dell’evento al quale parteciperanno anche il prorettore Paolo Martelli, che rivolgerà al pubblico affezionato della rassegna, un saluto introduttivo. Tra gli altri relatori figurano: Giuseppe Bertini, Laura Donato, Andrea Errera, Giada Furlan, Marianna Peracchia e Anna Zaniboni Mattioli. E’ un’indagine complessa quella compiuta sui resti di Alessandro Farnese e della consorte Maria D’Aviz, scomparsa quindici anni prima. “Lo abbiamo trattato come un cold case del 1500 in cui, oltre ad indagare su un possibile avvelenamento del Duca – spiega la professoressa – sono state studiate anche abitudini alimentari e di vita dei coniugi. Hanno lavorato, fianco a fianco, tanti specialisti: patologi, tossicologi e genetisti forensi, oltre a chimici, storici della medicina, esperti della vita dei Farnese, paleoantropologi e anche odontoiatri, decisivi per risalire alle abitudini alimentari dei coniugi”.

Un lavoro compiuto esclusivamente da strutture e realtà operanti su Parma. I risultati della ricerca rivelano elementi di valore scientifico e s’innestano nello studio di un periodo storico delicato e di grande complessità che sarebbe stato decisivo per la costruzione dell’assetto politico dell’Europa moderna. In questo contesto, l’analisi delle cause della morte del duca assumono valore per molteplici discipline. Un processo che è stato gestito con la consapevolezza di trovarsi di fronte al Tribunale della Storia: a partire “dall’identificazione delle vittime, la causa di morte, i fattori che potrebbero averla favorita, le tracce lasciate dall’eventuale assassino, dagli spostamenti e dalle manipolazioni subiti dal cadavere”, racconta la professoressa Cecchi. Un lavoro immenso, iniziato nel gennaio del 2020 con la riesumazione della salma del duca, che è confluito nella pubblicazione Alessandro Farnese Il corpo del potere, Un caso irrisolto del Rinascimento che proprio nel capitolo 15, dal titolo “La morte del duca Alessandro: parla il medico legale”, scritto dai medici legali Nicola Cucurachi e Rossana Cecchi, riporta che “la causa della morte di Alessandro Farnese fu con ogni verosimiglianza la conseguenza di una pluralità di condizioni correlate ad una vita di disagi spesa sui campi di battaglia, basata su alimenti certamente non salubri (come le condizioni dell’epoca purtroppo frequentemente comportavano), esposta alle frequenti malattie infettive spesso endemiche e da ultimo, probabilmente, condizionata da uno stato settico derivante da un’osteomielite a partenza dalla ferita dell’avambraccio dx lasciata priva di adeguata terapia e così foriera dell’estensione a tutto l’organismo dell’infezione del tessuto osseo”.

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