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A che punto è l'inchiesta su Booking, accusata di evasione

Booking, il colosso delle prenotazioni alberghiere, è accusato di avere evaso in Italia oltre 150 milioni di Iva. Prossimamente i magistrati genovesi si recheranno in Olanda per l’indagine sull’evasione fiscale

Passo in avanti nell’inchiesta sulla maxi evasione fiscale imputata a Booking, colosso olandese delle prenotazioni turistiche online.

Secondo l’indagine dei finanzieri del Primo gruppo del comando provinciale di Genova e di Chiavari emersa a giugno 2021, Booking.com avrebbe guadagnato dal 2013 al 2019 circa 700 milioni di euro su oltre 800 mila transazioni, rispetto a cui non avrebbe versato l’imposta sul valore aggiunto.

Ma da quel momento la vicenda che vede contrapposte la magistratura genovese e l’omologa di Rotterdam si è arenata. Ora però una svolta è attesa in autunno.

“Il prossimo 24 ottobre il pubblico ministero titolare del fascicolo per evasione fiscale, Giancarlo Vona, insieme al procuratore capo facente funzione Francesco Pinto, voleranno all’Aia per incontrare i colleghi olandesi, dove ha sede legale il portale di affitti vacanze più famoso al mondo”, riporta Repubblica edizione Genova.

Tutti i dettagli.

L’INCHIESTA PARTITA DAL 2018 SU BOOKING

L’inchiesta su Booking è partita nel 2018 da una serie di accertamenti fiscali su gestori di Bed&Breakfast in particolare della zona del Levante ligure.

L’ACCUSA DI REVERSE CHARGE

Dall’esame dei documenti fiscali, “è emerso come la società olandese era solita emettere fatture senza Iva applicando il meccanismo del ‘reverse charge‘ anche nei casi in cui la struttura ricettiva era priva della relativa partita, con la conseguenza che l’imposta non veniva dichiarata né versata in Italia” dichiarava la Guardia di Finanza.

Come spiega Repubblica, “quando su Booking viene prenotato da un utente un letto in una struttura con partita Iva – in genere alberghi, agriturismi, eccetera l’imposta sul valore aggiunto è pagata direttamente da quella struttura. Ma quando l’affare avviene fra due privati, secondo la legge italiana deve essere l’intermediario a comportarsi come sostituto d’imposta (da qui il reverse charge) e a girare il denaro dovuto nelle casse dello Stato. Cosa che per la Procura non è mai avvenuta dal 2013 al 2019.”

TOTALE EVASIONE DELL’IVA

I militari hanno consultato le banche dati e fonti aperte e con i dati messi a disposizione dalla multinazionale e relativi alle commissioni applicate a 896.500 posizioni di clienti in Italia si è ricostruito un fatturato per un ammontare di circa 700 milioni di euro. Su tale importo la società avrebbe dovuto procedere alla dichiarazione annuale Iva e versare nelle casse erariali oltre 153 milioni di euro di imposta.

È invece emerso come Booking.com non abbia nominato un proprio rappresentante fiscale, né si sia identificata in Italia. Quindi non abbia presentato la relativa dichiarazione “pervenendo così alla totale evasione dell’imposta, che non è stata assolta né in Italia né in Olanda”.

“Da lì il lavoro dei militari del Primo Gruppo e della compagnia di Chiavari ha già aperto due strade. La prima è, appunto, quella dell’inchiesta penale per omessa presentazione della dichiarazione Iva. La seconda strada è l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate, che chiederà a Booking di “ restituire il malloppo” con gli interessi” sintetizza Repubblica.

LA REPLICA DI BOOKING

Laconica la reazione della famosa piattaforma di prenotazioni alberghiere.

“In linea con la legislazione europea in materia di Iva, riteniamo che tutte le nostre strutture partner nell’Unione europea, incluse quelle italiane, siano responsabili della valutazione circa il pagamento dell’Iva locale e del versamento ai rispettivi governi”. Così Booking.com aveva commentato l’anno scorso la notizia dell’indagine della Guardia di Finanza di Genova in tema di evasione fiscale.

GLI ALTRI RILIEVI DELLE FIAMME GIALLE

“Fra i rilievi formulati dai finanzieri, oltre alla omessa presentazione della dichiarazione Iva, ci sono la irregolare tenuta della contabilità e il rilascio di fattura senza indicare l’Iva, sempre dal 2013 al 2019” aggiunge Repubblica.

UN’INCHIESTA A RILENTO

Finora, le autorità dei Paesi Bassi si sono dimostrate poco collaborative con l’inchiesta.

“A gennaio dalla Procura di Genova è partito un ordine di investigazione europeo (EIO) indirizzato all’autorità giudiziaria olandese, finalizzato a ricevere ulteriori dati sulle prenotazioni relative a strutture italiane gestite da persone fisiche non soggette ad Iva e, soprattutto, a porre alcune domande a Olivier Bisserier e Marcela Martin, che hanno ricoperto la carica di CFO del gruppo Booking dal 2013 al 2020. L’aspetto tragicomico della vicenda è che questa non è la prima richiesta inviata da Genova a Rotterdam. La prima fu inviata ad agosto 2018 e fu respinta a maggio 2019. La seconda fu inviata ad agosto 2019 e, secondo quanto riferiscono le fonti della Reuters, non ha ancora ricevuto risposta” ricostruiva Giuseppe Liturri su Startmag lo scorso febbraio.

L’INCONTRO TRA I PM IN OLANDA

Ma una svolta è all’orizzonte.

I pm genovesi si recheranno infatti all’Aia il prossimo ottobre dove incontreranno i colleghi olandesi  per riuscire ad ottenere documentazione e poter anche interrogare due manager di Booking.

“Il meeting, pur trovandosi nei Paesi Bassi, avverrà però in “campo neutro”, nella sede di Eurojust, l‘unità di cooperazione giudiziaria dell’Unione Europea. Un organismo nato anche per superare il muro che a volte separa due o più Stati quando si portano avanti indagini a livello internazionale. Si tratta di un vertice, quindi, che può essere un punto di svolta” rimarca Repubblica.

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