Stati generali della scuola digitale, “serve più riflessione e la progettazione della didattica a distanza. La rete il problema più grande”

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Oltre 2300 iscritti, 1300 partecipanti ai tavoli di lavoro, venticinque relatori di prestigio: sono solo alcuni dei numeri della quinta edizione degli “Stati generali della scuola digitale”, al via venerdì in versione online per il pubblico (la partecipazione è gratuita e valida ai fini dell’aggiornamento obbligatorio insegnanti). L’iniziativa promossa da “Impara digitale” con l’ufficio scolastico territoriale e il comune di Bergamo, verrà trasmessa in diretta streaming dalla biblioteca civica “Angelo Mai”. Si tratta di un dibattito tra ospiti ed esperti che costituisce una straordinaria occasione per riflettere sui traguardi raggiunti dalla scuola ma anche sul futuro dell’istruzione 2.0.

Il programma prevede oltre al saluto del sindaco Giorgio Gori e della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina la partecipazione di professionisti del settore. Marco Bentivogli, esperto di politiche del lavoro e innovazione; Tito Boeri, professore di economia alla “Bocconi”; Pietro Guindani, presidente di “Vodafone Italia” e vicepresidente “Assolombarda” e Stefano Quintarelli, fondatore e primo presidente di “Impara Digitale”, discuteranno su “NextGenerationItalia: come traghettare la scuola fuori dalla crisi per preparare l’Italia di domani”.

Dopo di loro a riflettere sul tema “Il trauma e la cura – Ruolo e ruoli nella didattica e nel processo formativo dei nostri giovani. Cosa cambia nella crisi e dopo la crisi?” ci saranno Matteo Lancini, psicologo, psicoterapeuta e presidente della fondazione “Minotauro” di Milano; Dianora Bardi, presidente di “Impara digitale”; Roberto e Gualtiero Carraro, fondatori di “Carraro Lab”; Marilù Chiofalo, docente del dipartimento di fisica “Enrico Fermi” dell’ università di Pisa; Roberto Maragliano e Rossella Gianfagna, rettore del convitto nazionale “Mario Pagano” di Campobasso.

Infine l’ultima tavola rotonda avrà come protagonisti Patrizio Bianchi, coordinatore task force del ministero dell’Istruzione; Stefano Ghidini, consulente “Innovazione Ambienti Didattici”; Cristina Pez; Loredana Poli, assessore all’istruzione a Bergamo; Francesco Sacco, vice-presidente “Impara Digitale”; Concetta Cimmino, dirigente scolastico del liceo statale “G.Dettori” e Rosalba Rotondo che parleranno di “Strutture e infrastrutture per la scuola, materiali e immateriali: cosa è cambiato e cosa deve cambiare?”. A seguire nove tavoli di lavoro con alcuni dei relatori e un appuntamento webinar dal titolo “Vent’anni di autonomia scolastica, è tempo di bilanci”. Abbiamo intervistato Dianora Bardi, per capire con lei lo stato dell’arte della scuola digitale in Italia.

Per gli Stati generali partecipano oltre due mila persone da tutt’Italia. C’è fame di formazione?


Sono numeri che hanno superato le attese; questo fa pensare che la scuola ha bisogno di riflessione, ha necessità di guardare a cosa è accaduto e cosa sta succedendo in questo frangente. In questi mesi le scuole sono state sconvolte. E’ il momento di avere indicazioni chiare, di esprimere le proprie opinioni con degli autorevoli esperti che possono dare delle risposte. La base ha bisogno di interrogarsi. Il nostro non è propriamente un evento formativo, ma tutti riflettono su tematiche della vita di ciascuno.

A che punto siamo in Italia con la scuola digitale?


Con la didattica a distanza sono arrivate strutture tecnologiche; i docenti hanno fatto passi avanti, ma i benefici si vedranno quando si tornerà in presenza. Bisogna vedere se la reazione della scuola è quella di cogliere gli elementi positivi di questa esperienza oppure se vi sarà la voglia di tornare alla tradizione. Purtroppo non c’è stata una progettazione. La scuola troppo spesso ha riprodotto online ciò che si fa in presenza. E’ mancato il tempo di riflettere e progettare.

Il movimento culturale della scuola 2.0 iniziato dieci anni fa si è arrestato oppure siamo al trampolino di lancio?


C’è stata una grande rivoluzione. La scuola si è molto digitalizzata. Sono stati investiti milioni di euro per dare la possibilità fin dall’infanzia di avere tecnologia adatta. I docenti hanno fatto formazione, ma molto tecnica. Si è parlato di coding e robotica come se risolvessero tutto. E’ mancata la formazione didattica: non basta avere la lim in classe per fare scuola digitale.

Parliamo di infrastrutture. Abbiamo visto le difficoltà di connessione che hanno avuto molti ragazzi. Siamo ancora alla preistoria?


Conosco insegnanti che in Sardegna sono disperati per questo problema. Ma senza andar troppo lontano, al lago di Garda, manca la connessione in alcuni luoghi. C’è ancora molto da fare. Dipende dal governo, dagli operatori. La Rete è stata il più grande problema della didattica a distanza.

Un’ultima domanda: i nostri ragazzi sono campioni digitali o ignoranti digitali?


Non sono ignoranti e non sono campioni: sono dei grandi utilizzatori, ma non sanno programmare, non sanno utilizzare la tecnologia. Come si dice nel linguaggio moderno sono “smanettoni” ma non basta. Abbiamo bisogno di una generazione che sappia usare il digitale per la vita, per il lavoro.

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