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Perché la Svizzera ha bocciato il referendum sulle emissioni?

La Svizzera respinge le nuove tasse sulle emissioni di CO2. Per Chicco Testa (Fise-Assoambiente) è una prova che la transizione ecologica non sarà un pranzo di gala senza prezzo

 

Il presidente di Fise-Assoambiente, Chicco Testa, ha scritto su Twitter che “la maggioranza degli svizzeri respinge nel referendum la proposta di un modesto aumento dei carburanti e dei voli aerei per finanziare [la] transizione ecologica”. “Non sarà un pranzo di gala”, ha concluso.

IL REFERENDUM IN SVIZZERA

Testa si riferiva innanzitutto al referendum di domenica scorsa in Svizzera. Tra le varie misure – come la revisione delle pratiche agricole per migliorare la qualità dell’acqua potabile –, veniva proposta l’introduzione di nuove tasse sui carburanti che emettono anidride carbonica, sui biglietti aerei e sulle industrie inquinanti. Il referendum è stato bocciato con circa il 51,6 per cento dei voti contrari.

UNA SCONFITTA PER IL GOVERNO

Il risultato è una sconfitta per il governo. La ministra dell’Ambiente Simonetta Sommaruga ha detto che ora sarà “molto difficile” per la Svizzera raggiungere l’obiettivo di dimezzare le proprie emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030, per arrivare poi al loro azzeramento netto (neutralità carbonica) entro il 2050. Sommaruga ha anche annunciato che il governo cercherà di creare un nuovo consenso sulla questione climatica con la popolazione, solitamente sensibile a questo tema.

Stando ai dati ufficiali, la Svizzera si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale e i principali responsabili di questo fenomeno sono i gas serra, in particolare la CO2.

LA SVIZZERA VALE LO 0,1% DELLE EMISSIONI GLOBALI

I critici della misura insistevano sul fatto che la Svizzera rappresenta appena lo 0,1 per cento del totale mondiale delle emissioni di CO2. Le nuove tasse proposte nel referendum non avrebbero quindi avuto un impatto rilevante sul quadro generale, ma avrebbero invece – sostenevano – danneggiato i cittadini svizzeri e l’economia nazionale, già colpita dalla crisi del coronavirus.

LA TRANSIZIONE ECOLOGICA NON SARÀ UN PRANZO DI GALA

Chicco Testa chiudeva il suo tweet con un hashtag: #nonsaràunpranzodigala. Il riferimento è probabilmente all’articolo pubblicato il mese scorso dallo stesso Testa sul dorso “L’Economia” del Corriere della Sera.

Nell’articolo Testa scriveva appunto che, sebbene l’attenzione ai rischi climatici sia diventata “dottrina comune di quasi tutti gli stati del mondo”, “non per questo la cosiddetta transizione ecologica si annuncia come un pranzo di gala apparecchiato per tutti allo stesso modo, senza costi o sofferenze”.

IL RUOLO DELLE FONTI FOSSILI IN ASIA E AFRICA

Per Testa bisogna cioè rinunciare ai “facili entusiasmi” e “far capire quanto sarà ardua la sfida della decarbonizzazione”. Sostiene che per produrre quantità grandi e stabili di energia che soddisfino la domanda delle popolazioni in crescita in Asia e Africa, sia ancora necessario “il ricorso ai combustibili fossili, oltre al nucleare”: le fonti rinnovabili come l’eolico e il solare non bastano. In un passaggio, Testa parla dell’incapacità dell’Europa, che vale circa il 9 per cento delle emissioni globali, di “vedere cosa succede nel resto del mondo”.

TRANSIZIONE ENERGETICA E DISUGUAGLIANZE

Il presidente di Fise-Assoambiente invita a “prestare la massima attenzione a come saranno distribuiti costi e vantaggi della transizione”, per garantirsi che questa contribuisca effettivamente a ridurre le disuguaglianze sociali. A suo dire, le misure prese per incentivare le rinnovabili e mettere dazi sulle importazioni ad alto contenuto di carbonio, implicano invece “la crescita di una sorta di nuove imposte indirette”.

A questo proposito, Testa ricorda le proteste dei gilet gialli in Francia, motivata anche da “un modesto aumento dei prezzi del gasolio”. Con il tweet sul referendum in Svizzera voleva forse portare un nuovo e più recente esempio.

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