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MotoGP. Marc Marquez e Mick Doohan: ecco cosa si sono detti davvero

MotoGP. Marc Marquez e Mick Doohan: ecco cosa si sono detti davvero

Mancava un click e ce l’ha messo Mick. Se si potesse sintetizzare con uno slogan quello che è accaduto a Marc Marquez al Sachsenring – tornando alla vittori dopo un lunghissimo infortunio e un digiuno di 500 giorni – potrebbe essere questo. Perché l’otto volte campione del mondo ha svelato che il cambio di mentalità gli è riuscito dopo una lunga telefonata con Mick Doohan, suo illustre predecessore nel Team Repsol Honda e protagonista, a sua volta, di una rinascita dopo un tremendo infortunio che ha rischiato di costargli addirittura la vita.

 “Quando sei in una condizione difficile – ha raccontato il fenomeno di Cervera – cerchi di consolarti o più che altro di esprimerti liberamente con qualcuno che ha vissuto la tua situazione o qualcosa di simile e uno di loro è stato Alberto Puig, che mi ha aiutato molto , anche Emilio Alzamora, ma ho avuto una telefonata di quasi mezz’ora con Mick Doohan che è stata determinante. Ha spiegato la sua storia, come si sentiva, cosa c’era che non andava in lui e quali errori aveva commesso. Sembrava che stesse raccontando la mia situazione. Ha semplicemente ascoltato, non ha parlato, gli ho detto di spiegarmi la sua situazione e la verità è che stava raccontando la mia situazione”.

Meglio di mille sedute da uno psicologo, quindi, con Marc Marquez che ha aggiunto: “Ho fatto degli errori stupidi, ma lui mi ha detto che era normale, che gli era capitato che poi tutto cambia e il tempo aggiusta tutto, e che basta avere pazienza e continuare a lavorare. Questo ti rassicura come pilota, perché vedi che una leggenda come Mick Doohan ha passato qualcosa di simile e gli è costato, ma ha finito per tirarsene fuori”.

L’esempio, quindi, come insegnamento principale verso un pilota che ha molti anni di meno, ma che ha già vinto di più, con Marc Marquez che ha spiegato di aver proprio fatto scattare qualcosa dentro il suo animo per poter compiere il piccolo passo che mancava. “Ho capito di dovermi assolvere – ha concluso – che gli errori e i risultati altalenanti fanno parte della storia di un pilota reduce da un brutto infortunio. Ed ho evitato di dare ascolto a tanti commenti negativi che sentivo in giro”.

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