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Con le casse esangui depauperate degli incassi da biglietteria e commerciali, i club di A, stretti nella morsa del Covid che stravolge i calendari e detta le formazioni, sono alle porte di una scelta storica. Abbracciare la via dell’innovazione fornendo oggi l’esclusiva a una delle cordate di fondi di private equity che hanno presentato l’offerta per creare una media company oppure dirigersi a tutta velocità verso il collasso.

Alle 14 in un hotel a due passi dalla stazione Centrale, le società — tra le quali solo una minoranza pilotata da Claudio Lotito rema contro — sono chiamate a votare il fondo a cui concedere l’esclusiva per le prossime 3-4 settimane. Il presidente Paolo Dal Pino, costretto dal virus a collegarsi in videoconferenza, considera ricevibili solamente le offerte già valutate dalle squadre nella precedente assemblea. La proposta attorno a cui si coagula l’interesse di vari club, alcuni di questi top (Juventus, Milan, Inter, Roma, Torino, Fiorentina, Sassuolo, Genoa) è quella avanzata da Cvc in partnership con Advent e Fsi. Per diventare soci al 10% della media company creata con la Lega i fondi mettono sul piatto 1,6 miliardi, con un anticipo di 1,1 miliardi da versare al closing per pompare ossigeno nei conti dei club. In più viene concesso alla Lega di poter riacquistare le quote dopo un certo numero di anni. L’asse Bain-Nb Renaissance ha formulato due tipi di offerte. Una si basa su una partnership che prevede la costituzione di una società per lo sfruttamento dei diritti e la cartolarizzazione degli stessi. L’altra, sulla falsariga di quanto già proposto da Lotito, contempla la creazione di un’associazione temporanea di imprese, con versamento di un anticipo da 400 milioni. A tentare di sparigliare il tavolo è giunta last minute una lettera del fondo Fortress, appoggiato da Wanda e Infront, considerata però dai vertici della Lega come l’ennesima azione di disturbo.

La maggior parte dei club spinge per votare. «Sono favorevole a individuare un partner cui cedere lo sviluppo commerciale della Lega, autoescludendo tutti noi che abbiamo dato dimostrazione di incapacità» ha dichiarato Andrea Agnelli. Gli scettici fanno leva sui punti oscuri ancora da chiarire, in primis il presunto conflitto con la Legge Melandri rilevando che i fondi si troverebbero nel contemporaneo ruolo di azionisti e advisor della Lega. Paolo Dal Pino obietta ai critici esibendo i pareri favorevoli certificati dagli studi dell’ex ministro Giulio Tremonti e di Guido Alpa. I dubbiosi si fanno scudo con le diffide già inviate dalla Lega di B sul tema della redistribuzione delle risorse. A Balata, che minaccia azioni legali, Dal Pino ha già risposto con una lettera spiegando che un incontro con la serie cadetta potrà avvenire solo dopo aver firmato il contratto. Servono 14 voti per legarsi a un fondo. Cvc o paralisi come auspica qualche presidente? In caso di fumata nera, i fondi scapperebbero, a gennaio si insedierebbero nuove figure in Lega e ci si avvierebbe a un bando, che in piena crisi economica si prevede dall’esito disastroso.

12 ottobre 2020 (modifica il 12 ottobre 2020 | 22:57)

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