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Il Papa sapeva della nota vaticana anti ddl Zan?

Il corsivo di Andrea Mainardi

L’unica cosa che c’entra nulla nell’odierno can can – zan zan tra le due sponde del Tevere è il ddl Zan. Quello è solo il pretesto. Letteralmente: il tema stava lì. Con tutti i suoi contenuti resta. E con quelli si cucinerà il prossimo menu. Ma sarà solo gala. La ciccia è rimasta nelle cucine.

Ci perdoneranno gli influencer e i socialist di tutte le sponde. Non è quella la notizia. Che la Chiesa cattolica non possa approvare una legge che le mette il bavaglio fin dentro le sue scuole lo sanno anche i gatti di Borgo. Che il Vaticano si scomodi, è un pochino differente. Parecchio. E chi non capisce la differenza tra Vaticano e Chiesa italiana si astenga dal resto.

Anche perché tutto sto can can – zan zan non farà che agevolare quanto si vorrebbe ostacolare. Anche perché tutto questo can can-zan zan non farà che rinviare quanto gli altri vorrebbero già.

Piuttosto: su Wikipedia – dove le cose le annusano, rassegnamoci gazzettieri – l’affaire finirà in miglior gloria alla storia appuntato come scontro diplomatico. A quello va dedicato un capitolo della cronaca italiana. A meno che qualcuno non chiarisca. E finirà comunque su Wiki.

Una nota verbale, riassunta in scritto, in un appunto, consegnata dal ministro degli Esteri vaticano come ovviamente confidenziale – e come tale non firmata –, viene consegnata a uno stato estero (Italia) e tempo meno di dieci giorni finisce ai giornali? Da non diplomatici pensiamo ci parrebbe meno grave che un addetto al catering spifferasse all’esterno le parole origliate di un cruciale bilaterale tra capi di Stato finita la tartina e aperto lo champagne.

Non ci pare possa funzionare così.

Quindi chi ha spifferato? Tra rapporti diplomatici qualcuno (Vaticano o Italia, decidano loro) dovrebbe convocare l’ambasciatore della controparte.

Si esagera?

Il Corriere della Sera ha messo in pagina uno scoop vero. Di quelli che da tempo mancano. Giustamente riporta che mai il Vaticano aveva avanzato sui “Concordati” (Patti 1929- Revisione 1984) prese di posizione così incisive su materie legislative italiane in corso. Tirando in ballo proprio quelle norme. Quelle del Concordato. E queste non paiono agli atti. (Sommessamente si aggiunge: il Vaticano ne avrebbe diritto. Italia ne avrebbe altri).

Ma davvero la Santa Sede di Papa Francesco si scomoda così? Per così poco? Per così tanto nel dibattito internazionale dove i principi non negoziabili stanno tornando dall’uscio dove erano stati accomodati frettolosamente? Per una legge che forse non dispiace nemmeno a tanti cattolici? Da una sede petrina che chiede agli episcopati nazionali di immischiarsi in prima persona coi problemi locali e di lasciare la sede di Pietro libera di dare più alte indicazioni – come Jorge Mario Bergoglio faceva da arcivescovo di Buenos Aires in prima persona, piacendo e dispiacendo. Nota: su gender e correlati, Francesco non ha mai fatto un passo indietro dai predecessori.

Difatti sulla materia Zan il presidente Cei, Gualtiero Bassetti, è andato più volte; richiamando, auspicando, correggendo, ecc… Timido per alcuni, impiccione per altri. Mentre il suo giornale ospitava (quasi) tutti. Sposata la linea editoriale del dialogo e revisione del disegno di legge, senza però alzare barricate. Infatti pure oggi, mentre i socializzantissimi influencer digitavano già al cappuccio e brioche occhieggiata la notizia, Avvenire taceva. Mandando solo in tarda mattinata un articolo preciso sulle ultime. Titolo: Ddl Zan, dal dibattito sul Concordato lo spunto per il dialogo.

Più secco, cronachistico ed esatto pure quello, il Tg delle 12, appena dopo l’Angelus, di Tv2000.

Perché il problema non è il ddl Zan. Ma perché è uscito un appunto diplomatico tra due Stati sovrani. E questo, non si capisce, non lo dicono.

Chi lo ha passato?

Il Corsera giustamente ricorda la prémiere. Ma è davvero una prima volta?

In decenni di Patti Lateranensi il Vaticano mai si è fatto discretamente sentire nei normali e legittimi patti diplomatici a lui concessi su materie care alla propria sensibilità tirando in ballo i Lateranensi? Forse aveva controparti che certi appunti riservati sapeva che non avrebbe mai pubblicato senza una bilaterale liberatoria? E magari ne aveva di altri.

Si stenta a crederlo.

Dovremmo accedere ad anni di archivi Chigi-Farnesina-Vaticano per saperlo.

La novità sta qui: che un documento diplomatico esca. E non si capisce se per imperizia o regia. Diretta da chi? Altro che meeting all’autogrill.

I nomi diplomatici in ballo sono tutti di primo livello. Il cuoco la sera del 17 stava cucinando, quando l’arcivescovo Paul Richard Gallagher passava un foglio alla controparte italiana. Che riferisce alla Farnesina. Poi sto foglio esce. Faxato da di chi?

Manina che vuole raffrescare l’annoiato dibattito Covid? C’è la politica… Ci sono Conte, e pure Draghi. Un po’ di movida che adesso si toglie la mascherina all’aperto.

E il Papa sapeva? Il Papa che ha creato una sezione per i nunzi in Segreteria di Stato. Quindi di diplomazia non è digiuno. Il Papa che sulle faccende nazionali vanta di volere fare un passo indietro lasciando ai vescovi locali? Salvo poi farne due avanti e mezzo a lato. Ma è il suo stile. E non è questo il tema.

Il punto, poco dopo le 12 era, come d’abitudine. Il direttore della Sala Stampa, Matteo Bruni, conferma l’invio-consegna del biglietto. Cioè: ne ammette autenticità. E non avevamo dubbi. Il tema è altro.

I contenuti? “Certamente c’è preoccupazione, della Santa Sede e di ciascuno noi”. Così invece il cardinal Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Quello che anni fa scrisse una entusiastica fascetta editoriale a un volume sui gay cattolici. Ineffabile il porporato Usa ha improvvisamente mollato l’italiano fino a pochi istanti prima stamani usato, virando su un suo inglese da dublinese a stelle e strisce nella conferenza stampa sul messaggio del Papa per la prima Giornata mondiale dei nonni e degli anziani. “Non ho letto i dettagli della legge, e quindi non ho la conoscenza per rispondere”: “Chiedete alla Segreteria di Stato”. Giornalista che oggi ha posto la domanda immediatamente silenziata.

Intanto l’Osservatore Romano del giorno, appena uscito a pomeriggio del 22, (quasi) tace.

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