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Il ddl Zan mette a nudo la definitiva debolezza della Chiesa

Il Vaticano che impugna il concordato con lo Stato per chiedere all’Italia di modificare il disegno di legge contro le discriminazioni di genere, più noto come ddl Zan, compie un atto di inedita e ormai definitiva debolezza. Com’è accaduto nell’ultimo mezzo secolo, appena la Repubblica è diventata matura e la società ha cominciato a rimuovere la cappa di oppressione civile con i referendum su divorzio e aborto, anche stavolta la Chiesa è destinata a perdere. Non con l’Italia: con la storia.

Il documento ufficiale che il monsignor Paul Richard Gallagher, il ministro degli Esteri di papa Francesco, ha consegnato all’ambasciatore italiano presso la Santa Sede per protestare formalmente, come ha ricostruito nei dettagli il Corriere della Sera, è un doppio messaggio che si rivolge all’interno più che all’esterno della Chiesa: sancisce il fallimento politico della Conferenza episcopale italiana, sin dal principio del pontificato di Jorge Mario Bergoglio delegata a esercitare la sua influenza (o ingerenza) sui governi e sui partiti; risolve l’equivoco di un Papa troppo progressista (o secolarizzato) che rischia di provocare uno scisma. Francesco si pone come il capo di una organizzazione religiosa che si apre al dialogo col mondo, il mondo nuovo, ma non deroga ai suoi princìpi, ai suoi dogmi, ai suoi scritti.

Già sette anni fa, mentre ancora si scopriva il pontefice argentino che scelse il nome di Francesco e una croce di ferro, era palese l’approccio diverso rispetto a Benedetto XVI o Giovanni Paolo II, lo spirito conciliare, il ricordo di Paolo VI. Però Bergoglio non è il liquidatore di ciò che rappresenta il cattolicesimo: “Il pensiero dominante – disse – propone una falsa compassione. Quello che si ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un gesto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica produrre un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono. Aborto, eutanasia e fecondazione: sono risultati di una falsa compassione, come anche lo è usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre”. Bergoglio intervenne dopo la sentenza della Consulta che autorizzava la fecondazione eterologa. Da allora si stima siano nati circa 10.000 bambini.

Quando l’Italia reclamò maggiori diritti, per esempio con il divorzio, la Chiesa schierò la Democrazia cristiana e il segretario Amintore Fanfani che, nel comizio conclusivo della campagna elettorale, si spese con il celebre anatema: “Vostra moglie andrà con la serva”. Dopo il concordato col governo di Bettino Craxi e il lento crollo della prima Repubblica e di uno schema consolidato, ci fu il lungo regno del cardinale Camillo Ruini alla Cei che professò il trasversalismo: non c’erano più un partiti di riferimento, ma dei politici di riferimento, sparsi ovunque e capaci di muoversi quando serve. Fu così che il Pdl trasformò il caso di Eluana Englaro e l’eutanasia in una profonda e violenta bandiera del centrodestra che ebbe il suo apice quando l’onorevole Gaetano Quagliariello, fra i banchi di Montecitorio, gridò all’omicidio. Il 14 dicembre del 2017, l’Italia si è data una legge, non esaustiva, ma una legge: il testamento biologico, approvato in Senato dal centrosinistra e dagli odierni alleati dei Cinque Stelle.

La Chiesa ha scarsa aderenza nei partiti se si va oltre le dichiarazioni alle agenzie di stampa. La Conferenza episcopale italiana ha tentato anche di promuovere un movimento politico cattolico nel mentre condannava Matteo Salvini baciatore di santini e corone. Divisa dalle correnti e lontana dalla realtà, monsignor Gallagher certifica la confusione di una Chiesa che non insegue fedeli, ma fantasmi. 

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