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Gli italiani vogliono il ddl Zan. Anche a destra

LEGGE ZAN

STRUMENTO DI CONCORDIA

Il disegno di legge Zan viene dipinto da fior di commentatori come un tema divisivo. Si assume che il Paese non sia pronto, che ci sono altre priorità. Il fatto che il segretario del Pd Letta ne faccia bandiera viene salutato dai pasdaran centristi con un concerto di pernacchie alternate a violente accuse di autolesionismo. Gente che viaggia sotto il 2 per cento che spiega come si vince: solo in Italia. Poi vai a vedere i sondaggi. ad esempio quello svolto dall’istituto Piepoli una settimana fa. E scopri che il 75 per cento degli italiani, 3/4 del Paese, una maggioranza che si potrebbe definire bulgara se solo in Bulgaria esistessero ancora maggioranze bulgare, è d’accordo. Ma non è tutto. A fronte di un 92% di elettori del centrosinistra che supportano il provvedimento, c’è un 83 per cento di Cinque Stelle che li tallona. E (udite, udite) nel centrodestra i consensi sono al 51%. Di uno sputo, ma pur sempre maggioranza.

Volendo fare l’Ilvo Zirconi della situazione, cioè un Ilvo Diamanti decisamente meno capace, mi pregio di ricavare alcuni dati. Il primo: sui diritti, il centrosinistra è compatto. Questo significa che ripartire da lì è tutt’altro che folle. Il secondo: il larghissimo consenso sulla Legge Zan da parte dei grillini conferma la percezione empirica, e cioè che il dimezzamento dei voti a Cinque Stelle ne ha purgato la base dalla presenza del voto di protesta a trazione iper-destrorsa. Che infatti ingrossa il consenso di Fratelli d’Italia, la quale ha parimenti succhiato sangue e voti alla Lega. Ne consegue che l’unica strategia possibile, quella lettiana, di cercare una convergenza con un popolo ormai simile al proprio, cammina praticamente da sola.

Ma è il terzo dato ad essere clamoroso, quel mezzo italiano virgola uno, come direbbe l’ex assessore Gallera, che pur votando la Destra italiana, illiberale, rancorosa, aggressiva, impresentabile, sostiene Zan e il suo progetto. Sarà perché alla fine è vero: hanno amici gay. Sarà perché gli italiani, anche quegli italiani, spesso sono meglio dei loro leader. Sarà perché nel centrodestra è ancora conteggiata Forza Italia, che rispetto a Italia Viva e talvolta ad Azione è una specie di comitato centrale del Pcus, fatto sta che mezzo “Paese reale”, alias “paese di Rete4” vorrebbe tutelare gli e le omosessuali, i trans, i queer e tutto il cucuzzaro perché ha ben presente, nonostante la martellante campagna dei media da cui è giornalmente sedotto, come questo sia fondamentalmente buono e giusto.

La conseguenza è che almeno su quel 51 per cento una sinistra capace di tenere la barra ferma può, punto per punto, comma per comma, iniezione di contemporaneità dopo iniezione di contemporaneità, esercitare una possibile attrattiva. Che, cioè, i consensi di quel che resta del progressismo italiano potrebbero persino crescere e pescare a Destra, ché il centro non esiste più, senza dover borbottare “ma non è il momento” o cambiar nome in Confindustria. Il 51 per cento. Mi sembra una buona notizia. Al 100 per cento.

GIUDIZIO: ZAN ZAN!

 

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