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Fogne e scarichi fuori controllo: il romanzo criminale del mare d’Italia

A leggerlo sembra di aver davanti il grande romanzo criminale del mare, scritto da un autore che va dritto al cuore nero della storia senza molti giri di parole. Racconti di fogne che finiscono nei golfi di Sicilia tra i più belli d’Italia, di pezzi di costa campana dove sì, i batteri, in alcuni momenti dell’anno, sono inferiori al limite, ma la schiuma e il colore marroncino lasciano poco spazio ai dubbi. Di fiumi in Calabria che finiscono in mare dopo essere stati inquinati non solo dalle aziende ma anche dalle fogne urbane non filtrate. Perfino i laghi del Nord fanno capolino in questo libro nero di un Paese che è in cima alla classifica europea per procedure di infrazione dovute alla mancata presenza di fogne e depuratori: oggi l’Italia paga una penale da 126 mila euro al giorno per questo. Ma nel grande romanzo criminale in questione ci sono storie di impianti che non sono nemmeno nel mirino di Bruxelles, perché sulla carta perfetti, e che invece non funzionano e riversano in mare gli scarichi di centinaia di migliaia di persone. Il tutto nella totale impunità, o quasi, dei responsabili, con i magistrati che si trovano davanti a un ginepraio di leggi, norme, competenze e rimpalli di responsabilità delle quali spesso non riescono a venire a capo. L’Espresso ha letto le centinaia di pagine dei verbali della commissione Ecomafie dal 2019 ad oggi e davvero quello che emerge è «inquietante, assurdo e paradossale», come dice il presidente Stefano Vignaroli. Ma, approfondendo anche attraverso le indagini in corso di diverse procure, il quadro è ancora più grave.

FOGNE A MARE

Il romanzo criminale del mare inizia dalla Sicilia. Qui su ampi tratti di costa a Palermo, nel golfo di Castellammare, in quello di Trapani, nella baia dei faraglioni tra Acireale e Catania, e nel tratto tra Augusta, Siracusa e Pachino, fanghi e liquami da fogna finiscono in mare senza depurazione. Giorgio Azzarello, commissario nominato dalla Regione per la provincia di Siracusa, a domanda di Vignaroli ha così risposto: «Posso dire che Augusta scarica a mare senza nessuna condotta. Un altro scarico a mare è quello relativo al depuratore di Avola. Un’altra criticità è quella relativa alla città di Portopalo di Capo Passero, che non ha un impianto di depurazione». Il procuratore aggiunto di Siracusa, Fabio Scavone, continua: «Su Pachino invece il problema nasce nella frazione di Marzamemi che d’inverno è popolata da circa 500 persone, mentre d’estate è popolata da circa 6.000 persone, con picchi in occasioni particolari sicuramente ancora maggiori. Si dice che si arrivi anche a 20.000 presenze. Quindi, un impianto strutturato per 500 persone dimostra delle assolute inadeguatezze, i liquami fuoriescono da ogni pozzetto e arrivano in mare non depurati». Andando verso Catania la situazione è addirittura peggiore. Dicono il procuratore Carmelo Zuccaro e l’aggiunto Agata Santonocito: «Tutti gli impianti di depurazione esistenti nel nostro territorio sono assolutamente inadeguati. A cominciare dal più grande, il sistema fognario che interessa la città di Catania e l’impianto di depurazione di Pantano D’Arci che, se funzionasse, dovrebbe interessare un bacino di utenza di oltre 540.000 utenti. Invece serve soltanto 70 residenti». Ma allora come è possibile rendere balneabile la grande spiaggia della città, la Playa? «In quella zona, normalmente, nel periodo invernale e autunnale arrivano in maniera incontrollata tutti gli scarichi che non vengono assolutamente depurati. Quindi d’estate che cosa si fa per consentire la balneazione? Si blocca il corso di determinate acque reflue e così si impedisce che queste acque sversino nel mare, cosa che invece avviene durante il resto dell’anno. In ogni caso, la compromissione ambientale è veramente notevole». Ad Acitrezza c’è uno scarico della fogna direttamente a mare, proprio nell’area marina protetta.

Sul fronte Occidentale, da Palermo a Trapani, si è scoperto il malfunzionamento di diversi impianti di depurazione. La procura di Palermo ha aperto una mega indagine: «Le parti offese di questa indagine», dicono gli aggiunti Marzia Sabella e Sergio Demontis, «dal punto di vista dell’ambiente sono certamente il Mar Tirreno, per il depuratore di Acqua dei Corsari, il golfo di Castellammare, che peraltro è anche un’area protetta, per il depuratore di Balestrate, il torrente Ciachea per quanto riguarda Carini, e il fiume Nocella per Trappeto. Ora che cosa è stato accertato in particolare? Andiamo al depuratore di Acqua dei Corsari di Palermo che è il depuratore più importante. Nel corso dei vari sopralluoghi è emerso che la linea dei fanghi era inattiva da diverso tempo e questo alla lunga causava la fuoriuscita in mare. Ci siamo serviti del nucleo elicotteri per fotografare le chiazze marroni che si erano formate nel mare in corrispondenza di questo depuratore, ma abbiamo voluto fare anche degli approfondimenti con il nucleo subacquei che nel corso di un’ispezione sottomarina, hanno accertato il flusso costante di questo liquido in uscita di colore marrone, leggo testualmente, “con particelle di piccola dimensione in sospensione”». Cacca, insomma. «Per il depuratore di Balestrate (nel golfo di Castellammare, città che non ha depuratore tra l’altro, ndr) possiamo dire che si è accertato che quel depuratore non funziona e che quando è stato messo in funzione ha provocato l’intasamento delle vasche e, chiaramente, tutti questi fanghi si sono riversati in mare. Per quanto riguarda gli altri comuni, Carini e Trappeto, sui quali sono state svolte queste prime indagini, ci sono situazioni assolutamente sovrapponibili a quelle che abbiamo verificato per gli altri due depuratori». Tradotto: sversamenti in mare e fanghi non trattati. «Non a caso il Comune di Trappeto ha appena rinnovato il divieto di balneazione alla foce del fiume Nocella, in quello che era un paradiso naturalistico poi distrutto dagli anni Ottanta ad oggi», dice Maria Teresa Noto di Legambiente, mentre osserva una strana piena improvvisa del fiume: «Qualcuno starà scaricando liquami».

I FIUMI AL VELENO

In Calabria i fiumi sembrano scarichi fognari a cielo aperto. Racconta alla commissione Alfio Nicola Raciti, comandante del Noe di Reggio Calabria: «Parti di alcune zone della città non sono collegate a impianti di depurazione, quindi vanno direttamente nelle fiumare e scaricano a mare, con effetti sulla costa. Inoltre abbiamo in corso delle attività sulla parte di Vibo Valentia, del tratto costiero che va da Pizzo fino a Nicotera, e ci stiamo concentrando sia sul mancato collegamento delle condotte fognarie delle abitazioni agli impianti di depurazione, sia, ultimamente, su alcune condotte sottomarine, che esistono in quella zona, e che stiamo cercando di capire che tipo di manutenzione ricevano». Giorgio Maria Borrelli, che guida il comando regione carabinieri forestali, aggiunge: «In Calabria i depuratori che abbiamo controllato sono 196: 83 sono risultati irregolari e 21 posti sotto sequestro. Per irregolari noi intendiamo tutti quei depuratori che non completavano il ciclo di depurazione, quindi sia in maniera colposa che, come in alcuni casi è stato riscontrato, anche in maniera dolosa, le acque venivano riversate tal quale nei corsi d’acqua». Il fiume Crati porta acqua inquinata nel mare della provincia di Cosenza. Ne parla il procuratore Mario Spagnuolo: «Il fiume Crati è il fiume che insiste su quelle zone. Il depuratore è stato sequestrato. Inoltre abbiamo riscontrato che vi è un tessuto di insediamenti, anche abbastanza cospicui, che formalmente dovrebbero essere serviti da depuratori, ma sostanzialmente non lo sono. Dei cento impianti di depurazione una buona metà esisteva solo sulla carta, nel senso che si tratta di strutture dismesse, ma non più utilizzate, e per arrivarci occorreva disboscare, perché l’erba si era fatta alta due o tre metri. In buona sostanza, tutto finisce all’interno del fiume Crati e poi da lì viene portato a mare, con l’inquinamento delle zone. Per quanto riguarda il depuratore consortile, che segue i reflui di 200.000 abitanti, abbiamo verificato che i responsabili del depuratore azionavano un bypass per cui consentivano che la roba andasse direttamente all’interno del fiume Crati».

Procedendo verso la Campania, si trova prima l’inquinamento del Sarno e poi della costa Nord di Napoli. Pasquale Starace, comandante del gruppo tutela ambientale di Napoli, ha indagato sugli scarichi nel fiume Sarno e alla commissione ha detto: «Fino ad ora abbiamo controllato 290 aziende, sequestrato una settantina di scarichi abusivi, denunciato una novantina di persone». Salendo, si arriva all’indagine, recente, sullo sversamento in mare di fanghi da discarica non depurati dagli impianti di Napoli Nord, Marcianise, Succivo, e Regi Lagni. Il presidente di Legambiente Campania, Giancarlo Chiavazza, dice all’Espresso: «In base agli ultimi aggiornamenti risultano 108 su 151 gli agglomerati della Campania cui viene contestata la non conformità ai dettami della direttiva comunitaria sulla depurazione. Inoltre da Mondragone a salire abbiamo segnalato più volte l’anomalia nella schiuma e nella colorazione dell’acqua». Qualche giorno fa il sindaco di Torre del Greco ha vietato la balneazione in un ampio tratto di costa dopo le indagini batteriologiche. Interdette alla balneazione, tra le altre, anche la “Spiaggia grande” di Positano, alcune spiagge di Furore, Praiano, Maiori, Sapri, Massa Lubrense, Ercolano, Salerno, Castellammare di Stabia e Torre Annunziata.

I LAGHI E LA SCURE DELL’UE

Recentemente, casi di sversamento di liquami fognari sono stati denunciati anche sul Lago di Garda: sarebbero ben 9 milioni i metri cubi di liquami da fognatura finiti in acqua a causa del sovraccarico del sistema di depurazione, soprattutto quando piove o nella stagione estiva con una maggiore presenza di turisti.

Anche il Nord è nel mirino dell’Ue per infrazioni in tema di depurazione. Nella classifica delle regioni con più irregolarità nello smaltimento delle acque reflue dopo Sicilia, Campania e Calabria al quarto posto si piazza la Lombardia con 130 agglomerati irregolari: «Il tema è nazionale, e riguarda il nostro mare e le nostre acque. Ma per assurdo sembra un argomento che interessa a pochi», dice Vignaroli, «per questo con la commissione Ecomafia ci stiamo concentrando sulla depurazione e presenteremo un corposo dossier che davvero lascerà allibiti per la gravità dei fatti scoperti».

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