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Afghanistan, Turchia e spazio: cosa dice (e non dice) il documento Nato

L’analisi di Giuseppe Gagliano

In un articolo precedente abbiamo ampiamente discusso della postura atlantica e americana nei confronti della Russia e nei confronti della Cina facendo riferimento al documento ufficiale del convegno della Nato tenutosi a Bruxelles. Tuttavia, all’interno di questo ampio e articolato testo, emergono altri aspetti che meritano indubbiamente di essere sottolineati per la loro importanza.

LA NATO E L’AFGHANISTAN

Cominciamo dall’Afghanistan.

Nonostante il fallimento della Nato in questa guerra asimmetrica – come emerge nel caso dell’Afghanistan – nel documento ufficiale non si approfondisce la questione. Dopo quasi 20 anni, le operazioni militari della Nato in Afghanistan stanno volgendo al termine. Secondo gli analisti della Nato le operazioni militari avrebbero conseguito l’importante risultato di negare ai terroristi un rifugio sicuro da cui pianificare attacchi contro l’Occidente oltre ad aver aiutato l’Afghanistan a costruire le sue istituzioni di sicurezza, ad addestrare consigliato e assistito le forze di difesa e sicurezza nazionali afgane. Difficile non valutare queste considerazioni paradossali e prive di qualsiasi aderenza con la realtà.

I CENTRI DI COMANDO

Un secondo aspetto è quello relativo alle innovazioni in merito ai centri di comando. Si parla del quartier generale del Joint Force Command Norfolk e al Joint Support and Enabling Command, nonché al Cyberspace Operations Centre che miglioreranno la comprensione regionale, la vigilanza e la capacità dell’Alleanza di rispondere rapidamente alle qualsiasi minaccia da qualsiasi direzione.

IL RUOLO DELLA TURCHIA

Un terzo aspetto, che fino a questo momento è sfuggito agli osservatori, è il ruolo di sempre maggiore importanza che riveste la Turchia. Infatti il rafforzamento della posizione marittima della Nato, e quindi dei canali di comunicazione strettamente collegati al sea power, passa proprio attraverso la Turchia, e cioè passa attraverso l’istituzione del Centro di eccellenza per la sicurezza marittima della NATO in Turchia che certamente contribuirà a prevenire qualsiasi potenziale minaccia alle infrastrutture sottomarine della Nato.

LA GUERRA IBRIDA

Nel documento non poteva mancare un riferimento alla guerra ibrida. Non c’è dubbio infatti che le nazioni occidentali dovranno affrontare minacce e sfide da parte di attori statali e non statali che utilizzano attività ibride per colpire le istituzioni politiche, la opinione pubblica e la sicurezza. Mentre la responsabilità primaria di rispondere alle minacce ibride spetta alla nazione presa di mira, la NATO è pronta, su decisione del Consiglio, ad assistere un alleato in qualsiasi fase di una campagna ibrida condotta contro di essa, anche mediante il dispiegamento di una squadra di supporto contro una offensiva ibrida .In caso di guerra ibrida, il Consiglio potrebbe decidere di invocare l’articolo 5 del Trattato di Washington, come nel caso di un attacco armato.

Per la prima volta quindi, dalla storia dell’Alleanza atlantica, si equipara un attacco ibrido a un vero e proprio attacco armato richiamandosi non a caso all’articolo 5 del Trattato. Questo significa che la possibilità di un confronto tra l’Occidente da una parte e gli Stati che, seppure dietro le quinte, pianificano offensive di guerra ibrida si fa sempre più reale come d’altra parte aveva chiaramente anticipato il documento strategico inglese.

Non dobbiamo dimenticare che la prospettiva strategica all’interno della quale si colloca la Nato è di natura globale cioè rivolta ad affrontare tutte le sfide che si possono presentare e che possono minacciarne l’egemonia a livello globale sia che queste provengano da azioni terroristiche sia che provengono da azioni di natura ibrida. Da questo consesso internazionale emerge una Nato che si fa sempre più guardiano dell’ordine mondiale.

LO SPAZIO

Tutto ciò è dimostrato dall’importanza attribuita anche al controllo dello spazio.

Infatti proprio in questo documento si sottolinea la crescente importanza dello spazio per la sicurezza e la prosperità delle nazioni e per la deterrenza e la difesa della NATO. L’accesso sicuro ai servizi, ai prodotti e alle capacità spaziali è essenziale per lo svolgimento delle operazioni, delle missioni e delle attività dell’Alleanza. Proprio per questa ragione diventano essenziali nel contesto strategico da un lato il Centro spaziale della NATO in Germania e dall’altro lato l’imminente istituzione del Centro spaziale di eccellenza in Francia.

Naturalmente uno dei presupposti assolutamente fondamentali perché queste innovazioni possano attuarsi è la necessità di mantenere, rispetto ai propri avversari come la Cina e la Russia, un elevato vantaggio tecnologico. Non deve dunque destare alcuna sorpresa il fatto che gli analisti sottolineano come la Nato sia determinata a preservare il vantaggio tecnologico e ad assicurare l’interoperabilità per mantenere la credibilità nel contesto della deterrenza della difesa. E a proposito della deterrenza il documento atlantico è assolutamente chiaro: da un lato infatti è necessario rafforzare la deterrenza come elemento centrale della difesa collettiva atlantica e dall’altro lato il documento sottolinea come le forze strategiche degli Stati Uniti costituiscono la suprema garanzia per la sicurezza degli alleati, precisazione questa che è perfettamente in linea con la logica della guerra fredda e che è perfettamente in linea con la concezione secondo la quale l’Unione Europea è importante solo e nella misura in cui legittima l’egemonia globale americana.

Infatti nel documento si precisa che la difesa europea deve essere complementare ed interoperabile con quella atlantica. Questo significa che la sua autonomia strategica va nel modo più assoluto considerata una inutile velleità. Insomma siamo ancora in una logica caratteristica della guerra fredda. D’altra parte, sia nel punto 72 che nel 73 ,non è un caso che il documento atlantico ponga l’enfasi sulla importanza di consolidare la collaborazione con la Finlandia, la Svezia, l’Australia, il Giappone, la Nuova Zelanda e la Repubblica di Corea. Infatti questa sinergia sul piano politico e sul piano militare è dettata da ragioni legate al contenimento antirusso e anticinese.

LA DETERRENZA NUCLEARE

Vista l’importanza della deterrenza nucleare, il documento chiarisce che il dispiegamento della deterrenza nucleare in Europa è assolutamente essenziale proprio come lo fu durante la Cold War. Proprio perché la deterrenza nucleare è fondamentale la Nato rifiuta in modo netto ed inequivocabile le indicazioni contenute nel Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), che è incoerente con la politica di deterrenza nucleare dell’Alleanza. Una dichiarazione, questa, di realismo che non può che essere sottoscritta. Con buona pace del pacifismo laico e non.

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