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A Cinecittà si gira con Draghi e Von der Leyen

Ciak, Pnrr

Al teatro 10 si presenta il Recovery italiano con il premier e la presidente della Commissione Ue. Ed è già commedia italiana. Confusione, vaccini, operatori, caldo. Siamo pronti per l’Academy

Come lo chiamano? Metafilm? Il film nel film? I registi italiani hanno perso un’occasione. Non leggono i giornali e si vede. Avranno ascoltato: “A Cinecittà, oggi pomeriggio, alle 16,30, Mario Draghi e Ursula Von der Leyen, presentano il Pnrr”. Si saranno detti: “Una conferenza, che sarà mai?”. Che errore. Se non fossero pigri, se avessero ancora la curiosità e si circondassero di sceneggiatori perdigiorno (così li definivano con disprezzo gli artisti) si sarebbero attendati qui già di mattina e avrebbero girato la prima pellicola della ricostruzione, il primo film dolce e amaro sull’Italia eccezionale e arrabattata, ma sempre speciale.

Dicono che sia stata la Von der Leyen a volere passare da Cinecittà, a chiedere che l’evento si tenesse negli studi del più bel nostro cinema dove Brigitte Bardot “disprezzava” (con Michael Piccoli) l’impegno. E aveva ragione a chiederlo. Non solo perché Roma, siamo alla Tuscolana, qui prende i colori della pittura etrusca, ma perché tutto, sempre qui, è già spettacolo. I giornalisti che cercano l’entrata del teatro 10, finiscono all’hub vaccinale di Figliuolo e della regione Lazio (che funziona benissimo). I vigili urbani non sanno chi è l’ospite d’onore ma per non sbagliare mettono nastri ovunque.

Fa così caldo che anche i pensieri si sciolgono. L’operatore di una televisione privata flirta con la custode ed è lo stesso che domenica, a piazza Bocca della Verità, alla manifestazione della Lega, ci ha provato con la giornalista. E’ già ciak senza saperlo. I dipendenti di Cinecittà chiamano palazzo Chigi. “Ma inizia tutto alle 16 forse alle 17, che ci fate già qui?”. Arrivano delle macchinette tipo quelle di Bush e Berlusconi quando giocavano a golf. “Giornalista? Si sieda”. Finiamo infatti in una comitiva multipla, Mediaset, Rai, La 7, Foglio, con Roberto cameraman, che all’autista consiglia: “Sgomma, sgasa, sgarrupa. Ah zio, forte sto cinquantino”. Siamo i primi ad arrivare, e ci contestano ma con il sorriso: “Ma come avete fatto?”.

E come sarebbe piaciuto a Dino Risi tutta questa caciara. La conferenza è al Teatro 10 e le sedie sono quelle da “maestro”. L’operatore punta tutto sulle ore 20: “Prima non finisce. L’altro. “E poi ci sono i collegamenti, uffa”. Nessuno si accorge del palco. Tappeto nero. Due bandiere: Italia ed Europa. L’ambizione massima è finire sui divanetti di pelle adibiti per press. Si intravedono anche bibite. Nessuno sfarzo ma che bel fresco. Il tecnico audio fa test in inglese maccaronico. È una sarabanda. Si parla di vaccino: “Ma tu hai fatto Moderna?”, di vacanze, delle cartelle esattoriali (“speriamo che rottamano”). L’intervento di Draghi – Von Der Leyen è previsto per le 17. Ma attenzione: “Fra cinque minuti tutti fuori dal teatro”. Ma come? Nessuna paura; funziona  tutto. C’è l’aria pacifica di chi alla fine porterà a casa il film. Un po’ come abbiamo portato a casa le risorse, il Pnrr. “La grande resilienza”. Siamo già candidati all’Oscar e non lo sappiamo. 

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.

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